Cosa significa oggi essere un neomelodico? Il recente caso ci induce a riflettere sull’utilizzo del termine, sull’impegno dei professionisti e su quanto, ancora oggi, un determinato genere musicale agisce da specchio di una subcultura napoletana.
Qualche anno fa fece fare una figura deplorevole all’intera regione con i suoi interventi ridicoli al programma televisivo X Factor, mostrando alla nazione intera che Napoli, purtroppo, è anche fatta da elementi di questo genere. Questa però è una considerazione personale, limitiamoci al fatto di cronaca: Marco Marfè è stato arrestato. Il noto cantante del brano “Il fragolone” è stato arrestato in un’operazione dei carabinieri di Casoria, Napoli, su un giro di estorsione e usura. Qualcuno avrà probabilmente notato che in tutte le testate giornalistiche la prima cosa che viene messa erroneamente in risalto accanto al nome Marco Marfè, è l’espressione “il cantante neomelodico”, quasi a voler significare “quel noto criminale”.
Si torna di nuovo a riflettere su un concetto già ampliamento affrontato: la musica neomelodica. Forse però non è stato detto tutto sull’uso improprio del termine. Sono stati molti i sociologi, i giornalisti e i ricercatori che negli anni hanno analizzato il fenomeno della musica neomelodica, con tantissime interpretazioni e analisi di vario tipo. Tra i primi a denunciare gli immensi giri illegali di questo ambito fu Amato Lamberti che scrisse: “Un sommerso calcolato dagli esperti in non meno di 200 milioni di euro l’anno e che parte dagli investimenti dei clan sui personaggi del gorgheggio attraverso etichette, radio e tv private di riferimento. Il giro di affari va avanti poi con matrimoni, battesimi e feste di piazza dove i cantanti vengono imposti dai clan agli organizzatori, con cachet da decine di migliaia di euro a serata” e ancora “La canzone neomelodica si può dire che sia diventata una industria, sia pure culturale, usata dalla camorra come lavanderia di denaro ma anche come veicolo per messaggi camorristici.
A preoccupare è oggi il fatto che sempre più sono coinvolti giovanissimi, anche di 10 anni, per allargare l’area dei fruitori di certa musica e di certi messaggi”. Ad oggi, dopo che questi affari sono stati ormai frutto di indagini e mediaticamente esposti al pubblico nazionale, è ancora giusto utilizzare la parola “neomelodico” in modo esclusivamente dispregiativo? Proprio per evitare l’incessante rischio di definire la nuova musica napoletana come legata esclusivamente alla subcultura popolare e alla devianza, non è forse il caso di parlare anche di uso improprio di un termine che ingloba professionisti e cialtroni in un unico genere musicale? La camorra ha utilizzato e ancora utilizza molti giovani musicisti per interpretare pezzi capaci di enfatizzare le qualità dei criminali, ed è evidente che questi cantanti influiscono fortemente sulla realizzazione di un immaginario collettivo già pienamente carico di criminalità e degrado.
Ancora una volta la cronaca impone alcune precisazioni necessarie, è definibile neomelodico chi interpreta in forma moderna melodie classiche del territorio di appartenenza, e questa operazione può o non può piacere al pubblico e talvolta, trova la sua collocazione in determinate classi sociali anzichè altre. Affinchè venga superato un determinato stereotipo degradante, è fondamentale mettere in risalto che tutti quei cantanti che agiscono come cassa di risonanza delle attività devianti e camorristiche andrebbero piuttosto definiti provocatoriamente “genere munnezza” così da chiarire una certa dignità etimologica al termine “neomelodico” vittima di un significato ormai largamente riconosciuto dall’immaginario collettivo.
Forse è il caso di restituire il giusto rispetto per tanti musicisti che attraverso questa rivisitazione delle melodie classiche si impegnano muovendo magari i primi passi e lavorano pur dovendo lottare con un’associazione impropria tra cantante che utilizza l’idioma napoletano e cantante che utilizza la cafonaggine napoletana. Nonostante sia necessario fare le giuste distinzioni e tenere sempre la guardia alta, in verità, ciò che è cafone è il tentativo maldestro di utilizzare il termine “neomelodico” per inquadrare l’intero sistema musicale partenopeo esclusivamente associato al malaffare e al crimine organizzato. Come sempre, questo processo rischia di enfatizzare la già eccessivamente contaminata visione che il mondo ha dei napoletani o che addirittura i napoletani hanno di se stessi. Alcune fecce che cantano non andrebbero definiti in modo dispregiativo “neomelodici” perchè non solo sarebbe un errore di definizione ma anche e soprattutto perchè si rischierebbe di inglobarle questi sedicenti artisti nell’intero sistema delle nuove musiche napoletane ben lontane da quello che potremmo con chiarezza e trasparenza definire il “genere munnezza”.
Esiste chi si occupa con professionalità della prosecuzione della musica popolare napoletana e ci sono poi i divi di quartiere che producono il genere munnezza, come specchio di un degrado popolare, come mezzo della celebrazione dell’ignoranza e del narcisismo criminale, con tutte le sue terrificanti allegorie e i suoi precisi richiami ai sistemi del crimine organizzato. Un genere, quest’ultimo, che molto spesso è illegale sia nei messaggi profusi dai testi sia nella distribuzione discografica. Se volessimo rispettare il significato effettivo del termine “neomelodico” dovremmo annoverare tra gli esponenti di questo genere gran parte dei cantanti nazionali contemporanei ma a Napoli, il termine detiene una connotazione del tutto particolare ed è sinonimo di rischio e malaffare.
Il perchè, come sempre, va ricercato nell’infinita letteratura mediatica che da Mario Merola ad oggi impone, talvolta con superficialità, la volontà di evidenziare particolari dimensioni affettive, immagini autorappresentative dal discutibile gusto estetico, un’esclusiva povertà nell’identità di una comunità che vive di stenti, di onori da difendere con compromessi di vario tipo, passioni e tradimenti, così come di latitanti e vaiasse. Ancora oggi, con l’arresto di Marfè, due sono i rischi che si ripresentano: quello di mostrare una “napoletanità” esclusivamente collusa e quello di etichettare con il termine “neomelodico” tutto ciò che unisce musica e illegalità, senza minimamente tenere conto di chi utilizza correttamente il genere neomelodico con impegno e rispetto producendo rivisitazioni musicali attraverso il passaggio da melodie classiche a nuove melodie. Cambiamo definizione! Una cosa sono i Musicisti neomelodici (la M maiuscola non è lì a caso) e un’altra cosa sono le interpretazioni, i contesti e le collusioni che particolareggiano i fragolosi artisti del genere “munnezza”.
(>Fonte foto: Rete internet)

