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L’annus horribilis dell’agricoltura vesuviana

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Mentre ci si lecca ancora le ferite di quest’ennesimo e catastrofico evento naturale, l’agricoltura del Vesuviano tira le somme di quest’altro duro colpo. Il grido d’allarme del Consorzio del pomodorino del piennolo DOP.

Dopo la tromba d’aria dell’altro ieri e la conseguente tempesta che ne è scaturita (chiamiamola come merita, senza fantasiosi ossimori), l’attenzione dei media si è in buona parte incentrata sullo spettacolo mediatico dei filmati amatoriali che mostravano la furia degli elementi e purtroppo le sue devastanti conseguenze.

Ormai siamo nell’era del terziario avanzato e abbiamo dimenticato da dove proviene il cibo che mangiamo e ancora una volta, nella conta dei danni procurati dall’ultima e purtroppo prevedibile tormenta, ci si è dimenticati dell’agricoltura. Qualcuno descrive il lavoro in campagna come un gioco d’azzardo, per quanto sia soggetto ai casi del tempo e della vita; ma non sembra che, tra un tweet e un whatsapp, ci si sia curati di quanto il mondo dei campi sia stato gravemente toccato dall’ultimo evento climatico.

Infatti, secondo la fonte ufficiale del Consorzio del pomodorino del piennolo del Vesuvio DOP, nei comuni di Ercolano, San Sebastiano al Vesuvio, Cercola, Massa di Somma, Pollena Trocchia, Sant’Anastasia, Somma Vesuviana, Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano, si è calcolato, dopo una prima stima, danni alle coltivazioni del Pomodorino del Piennolo che vanno dal 70% al 100% della produzione.

Risulta evidente che tutto ciò, in un’annata, di per sè già provata da una primavera più umida della norma e da una campagna sensazionalistica di un certo tipo stampa, legata a un malinteso fenomeno della Terra dei Fuochi, aveva già ridotto la produzione e le commesse di tale comparto.

Purtroppo, nel computo dei danni causati dalla grandine, vanno inseriti anche quelli alle colture di albicocca e della ricercata uva catalanesca.

Non resta quindi che sperare che la Regione e tutti gli enti preposti, si attivino per riconoscere lo stato di calamità naturale ma, affinchè questo venga riconosciuto e si possa avere accesso a un contributo economico di sostegno agli agricoltori, la condizione è che dalle verifiche risulti irrimediabilmente danneggiato oltre il 30% della produzione lorda vendibile complessiva. Sarebbe quindi opportuno tener presente, nell’eventuale elargizione, solo le aree più danneggiate e non solo quelle lambite dal terribile evento di lunedì.

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