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L’amaro prezzo di un diploma

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Di come si svende la cultura delle future generazioni. Il degrado morale e culturale del nostro paese passa attraverso l’istruzione e la sua decadenza. L’esempio di una storia emblematica.

 In questo paese si è prodighi di critiche nei confronti della scuola statale, da sempre le si fanno le pulci e tutti, ma proprio tutti si ritengono in grado e in diritto di trovarle difetti e inadempienze. Cotanta attenzione nei confronti della scuola di stato è sospetta e distrae spesso lo sguardo sulla scuola privata e in particolar modo su un certo tipo di scuola che si erge a paladina di tutti coloro che cercano scorciatoie per un titolo, un punteggio o un’abilitazione.

Che la scuola statale non fosse priva di difetti è questa cosa nota ma la contingenza e il sottostare anch’essa alle umane vicissitudini l’assolvono almeno in parte, il problema più grave è però quello dell’esistenza, lungo tutto lo stivale, di quei diplomifici che sfornano attestati privi di valore e partoriscono tanta ignoranza farcita di presunzione.

Giorni fa, un’amica, direttrice di una scuola di lingua inglese certificata dalla City & Guilds, mi raccontava un fatto per me emblematico, che sintetizza come funziona l’istruzione privata ma soprattutto come va avanti il nostro paese. Ovviamente non ne facciamo di tutt’erba un fascio ma è chiaro che se viviamo in un paese dove gli odontotecnici divengono odontoiatri e dove un candidato a premier perde in partenza la sua corsa a palazzo Chigi, anche per un master che non aveva, allora, quest’esempio potrà essere utile e realmente istruttivo.

La storia è questa:
«Un personaggio entra in contatto con una mia zia, una persona anziana e semplice e, prospettandole una buona occasione lavorativa per me, le mette fretta per contattarmi. Questo signore, voleva che il nostro centro entrasse a far parte di un circuito dove si rilasciassero delle certificazioni per la lingua straniera, là dove sarebbe intervenuta una commissione esterna a certificare che gli allievi erano comunque idonei, perché gli allievi, sia ben chiaro, non sarebbero dovuti mai venire qua a fare il corso ma sarebbero venuti solo il giorno dell’esame e per questo avremmo guadagnato somme ingenti di denaro e solo chiudendo un occhio. A dire di questo personaggio il tutto sarebbe partito da un importante personalità del provveditorato che si occupava di queste cose e che aveva bisogno, per farle, di una base a San Sebastiano ma gli è andata male, perché noi, queste cose, non le facciamo.»

Quindi questa persona ha provato più volte a convincerti, allettandoti con queste offerte …
«Sì! Con profferte di lavoro e soldi! Cercando di convincermi con la conversione della mia laurea, con il punteggio, ha visto la segretaria sopra e le ha proposto una carriera nella Statale, mi ha proposto di assumere una serie di miei cugini disoccupati, ma poi, viste le mie reticenze, ha incominciato a offendere, chiamandomi morta di fame e mantenuta, visti i nostri magri guadagni…».

E non l’hai chiamato ladro e truffatore?
«Noi siamo fatti così, andiamo incontro a chi non ha grandi possibilità economiche, come gli studenti universitari, offriamo il meglio a un prezzo onesto».

Mi farebbe piacere capire meglio come ti ha avvicinato, anche perché, da come ho capito, assomiglia a quelle pratiche, molto diffuse da queste parti, di avvicinare, attraverso parenti e amici, possibili clienti o persone da truffare.
«Sì, questo si è presentato a mia zia come un amico di famiglia (che non ricordo di avere mai visto!) e l’ha chiamata più volte per cercare di mettersi in contatto con me, finché, avendo avuto dalla zia il mio numero, non ha cominciato a chiamarmi; non ha voluto però spiegarmi il tutto a telefono. Io, che avevo già capito l’antifona, gli ho subito detto che da noi non si vendono i certificati e che spesso abbiamo avuto di queste proposte, da altre scuole e di tutta Italia o da singole persone che volevano comprare la certificazione B2 ma nonostante ciò, questi, rimaneva vago e insisteva ad incontrarmi. Venendo qua si è dichiarato per quello che era.

La sua preoccupazione era quella di offrire soldi, quando ha visto che non cedevo e credendo che la mia preoccupazione fosse legata solo alle conseguenze penali che potessero scaturirne, lui, mi rassicurava, che venendo la commissione esterna, io, non dovevo preoccuparmi, perché avrebbe fatto risultare tutto legale e che inoltre quello era il mio treno! Quello che passa una sola volta nella vita, e che era stata la buonanima di mio padre a condurlo qui! Io gli ho risposto che mio padre, da uomo onesto qual era, è morto in povertà e probabilmente sarà lo stesso anche per me».

E City & Guilds che fine avrebbe fatto?
«E io gli ho detto che il nostro era un circuito a sé, e che non ha niente a che fare con questa gente! Anzi è già un onore appartenervi perché, Filippo di Edimburgo, è il presidente di City & Guilds, che rappresenta un top e una qualità che non tutti i centri hanno, siamo monitorati, ci sono delle ispezioni e questo viene fatto sugli insegnanti, sul nostro lavoro, sugli esami; e lui mi ha detto candidamente che a lui, di tutto questo, non gliene importava proprio niente e nei suoi programmi tutto sarebbe sparito e saremmo diventati una succursale della paritaria. Io gli ho risposto che la nostra è un’associazione, che è nata con grande sforzo e sacrificio, è una creatura alla quale siamo affezionati e che non intendiamo abbandonare».

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