La sfiducia degli adulti nella sicurezza urbana. Se investissimo nei bambini?

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L’ordine civico e il riassetto delle culture locali vanno in conflitto con il senso di sfiducia degli adulti nei provvedimenti politici. Formare bene i bambini forse potrà davvero cambiare le cose.

L’ordine civico e il riassetto delle culture locali vanno in conflitto con il senso di sfiducia degli adulti nei provvedimenti politici. Formare bene i bambini forse potrà davvero cambiare le cose.

Nella nostra regione, le svariate iniziative politiche per contrastare le insicurezze urbane e gli atteggiamenti devianti, tentano maggiormente, e giustamente, di contrastare i disagi con interventi sul campo. Queste iniziative talvolta incentrate sul pattugliamento delle forze dell’ordine, altre volte realizzate favorendo una migliore vivibilità nelle strade dei quartieri, ad esempio con telecamere di videosorveglianza, fanno di sicuro parte di quell’insieme di provvedimenti utili per il miglioramento della qualità della vita. Al di là del successo di queste politiche, probabilmente si tende poco, o non abbastanza, a voler programmare azioni di intervento sul territorio con investimenti a lungo termine.

Investimenti prima di tutto culturali che tendano a differire le gratificazioni, attraverso la creazione di nuove mentalità future più preparate all’ordine civico e al rispetto della collettività. Investire nella formazione dei bambini è forse uno dei passaggi più interessanti che potrebbe raggiungere, seppure in tempi più lunghi, risultati ottimali, in cui gli attori sociali del futuro posseggano tra le loro risorse intellettuali informazioni più complete di quante ne possediamo noi, che attualmente siamo detentori di sfiducia e di disordine civico, percezioni ereditate da contesti disagiati e da un etichettamento deviante diffuso a tal punto nell’immaginario collettivo, da essere parte integrante delle nostre convinzioni.

Andrebbe adottato, con azioni pratiche, il concetto secondo cui sono i bambini il capitale sociale e umano del futuro delle città, operatori del domani, detentori di un risanamento delle fratture addotte dalle illegalità e dai fenomeni rischiosi che si manifestano a Napoli e in gran parte dell’hinterland partenopeo. Prendiamo in esempio l’esperimento realizzato per una ricerca universitaria nel Comune di Portici, più di un mese fa, per poter comprendere appieno il concetto sopradescritto (foto).

Dopo aver personalmente raccolto i temi di 120 bambini di quinta elementare, in cui ogni elaborato rispondeva alla traccia “Ti senti al sicuro? cosa faresti per migliorare la tua città?”, è stato interessante osservare quanto l’assimilazione delle informazioni sulla sicurezza urbana rilasciate ai piccoli era veloce e coinvolgente, grazie anche al contributo di un susseguente incontro con uno spettacolo di guarrattelle napoletane, che avevano lo scopo di tenere viva l’attenzione dei giovani partecipanti, affinché con un linguaggio a tratti ludico e a tratti serio, si potesse interagire con loro, ascoltando le loro richieste scritte e trattando argomenti come ordine civico, sicurezza stradale, raccolta differenziata, capacità di reagire alle illegalità, camorra, importanza della denuncia, ecc.

L’esperimento tentava di creare un confronto verbale con i piccoli, sviluppando la loro capacità di comunicare i disagi e sensibilizzare gli stessi a non temerli, piuttosto ad affrontarli. Un invito all’informazione sui problemi e all’autocontrollo, per spiegare loro che qualsiasi comunità non può da sola essere efficace senza che ognuno faccia la propria parte nel controllare i comportamenti che mettiamo in atto nella vita quotidiana. Questa iniziativa, insieme a precisi programmi di formazione alla sicurezza svolti in qualsiasi contesto che ospiti bambini, potrebbero innescare un procedimento di investimenti culturali ed economici per un futuro più socialmente organizzato e privo della paura dovuta alla mancata conoscenza dei fatti.

É soprattutto nelle scuole che andrebbero provate metodologie più accattivanti per tenere vive le attenzioni dei piccoli sulla questione sicurezza, chiarendo così un nuovo modello consapevole del fatto che i bambini hanno necessità di conoscere, in modo meno noioso possibile, quali sono le alternative possibili all’illegalità. Rassicurare i piccoli senza mai dimenticare anche la camorra, e la conseguente necessità di estraniare i ragazzi da quei contesti, tenendoli ancorati alle risorse proposte nelle scuole. Non è un caso forse che Achille Serra rapportando la scuola con la legalità, riferendosi al rischio della dispersione scolastica, specifica nel suo libro “La legalità raccontata ai ragazzi” quanto segue:

“Ed è proprio la mancanza di scuola e di lavoro a trasformare i ragazzi in facili prede per i boss locali. Ai loro occhi l’organizzazione mafiosa è capace di rassicurare offrendo denaro e certezze. E’ proprio qui che deve invece intervenire la scuola, che è l’unica vera strada da percorrere per costruirsi un futuro concreto, fatto di lavoro e non di un’illusione pagata poi a caro prezzo, con la perdita della libertà e dei propri diritti”.

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