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La ragazza con il libro

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L’accesso all’istruzione è un diritto fondamentale per la parità di genere. Il Nobel a Malala non è una vittoria, ma un riconoscimento importante.

Non c’è che applaudire e gioire per la scelta della commissione per l’assegnazione del Nobel per la pace: per la prima volta il premio più importante al mondo viene dato ad una ragazza di diciassette anni, una ragazza molto speciale, che porta sempre, nella immagine che tutti ne abbiamo, un sorriso e un libro. Malala Yousafzai è la più giovane vincitrice del Nobel per la pace e la sedicesima donna nella storia del premio. Ne siamo tutti felici, ma la notizia, bella, mette il dito su un problema atroce e irrisolto: che le donne che studiano fanno paura, in qualche caso talmente tanta paura che glielo si vieta, che addirittura le si ammazza o perlomeno ci si prova.
Questa è la storia di Malala. Nell’ottobre del 2012 un talebano militante le spara alla testa, ferendo anche altre due sue compagne, attaccando lo scuolabus dove la ragazza si trovava.

Lo fa perchè questa bambina recava offesa grave alla sua religione e alla sua parte politica. Come? Difendendo il diritto allo studio in un diario pubblicato dalla BBC. Il diario aveva catturato l’attenzione dei lettori per la sua immediatezza e perchè rifletteva i timori e le ansie di una giovanetta che vedeva i suoi spazi vitali minacciati e ridotti dall’avanzata del maschilismo oscurantista dei Talebani. Da allora, da quando ha rischiato di morire, è diventata un personaggio popolare in tutto il mondo ed è la testimone della lotta per il diritto allo studio soprattutto delle bambine.

Ma ancora una volta: cosa c’è di tanto terribile in una donna con un libro? Tanto terribile da essere temuta come e più dell’intero esercito americano? Non si può combattere una guerra con il nemico in casa, e una donna che studia è una donna che non sta al suo posto, che mina la loro battaglia dall’interno. Le donne devono rimanere deboli, impotenti, dipendenti, sottomesse, ignare, inconsapevoli, e possibilmente silenziose. Di tutte le libertà la più temuta è quella intellettuale, l’autonomia di pensiero, la capacità di critica. Di tutti i tipi di donna quella più antipatica è l’intelligente. Di una studiosa si dice che è “saccente”, che non si cura della sua femminilità. Anche da “noi”, dove per le donne, almeno sulla carta e a parole, tutte le porte sono aperte, la donna che studia troppo desta sospetti. Anche qui, dopo un secolo di femminismo, l’immagine della donna continua ad essere limitata al suo essere carne, corpo, come se questo fosse incompatibile con l’essere anche mente, spirito, conoscenza. La violenza sulla donna, lo sappiamo, è tutt’altro che scomparsa, e nemmeno si è ridotta. E’ invece diffusa, nascosta, domestica, familiare, letale, sottile. Sconfiggerla è difficile, ma combatterla è possibile.

Difendere il diritto allo studio non è un elemento secondario, perchè quando accedere all’istruzione diventa difficile, le ragazze sono le prime a pagare il prezzo. Se si hanno più figli e non si hanno i soldi per tutti, sono i maschi quelli su cui si punta. Ancora oggi. Il diritto allo studio va difeso ovunque, a partire dalle nostre scuole in Italia, a partire dalle nostre bambine e studentesse.

 CULTURALMENTE

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