È stato presentato in questi giorni il progetto per il restauro e la rifunzionalizzazione di dieci aree, tra giardini ed edifici, del Bosco di Capodimonte. Al via varie iniziative di valorizzazione.
Non si può dire che i giardini settecenteschi non abbiamo il loro fascino. Meta delle passeggiate di re, principi e dame, stimolano oggi la fantasia dei visitatori moderni. Capita spesso, infatti, di finire per immedesimarsi in quei nobili signori che, tra vezzi passatempi, allora governavano indiscussi su quelle terre e su quei boschi. Non stupisce, a tal proposito, il successo che riscuotono ogni anno i grandi giardini d’Italia, tra i quali spiccano il giardino della Reggia di Caserta, quello della Palazzina di caccia di Stupinigi, quello della Villa d’Este a Tivoli e il parco di Villa Borghese a Roma. Tutti siti straordinariamente valorizzati, ben strutturati e con percorsi di visita specifici.
È a questi modelli che si ispirerà il pur celebre Bosco di Capodimonte che, con i suoi 134 ettari di superficie, si adatta ad ospitare, si spera al più presto, le iniziative e gli innovativi percorsi di visita previsti dal nuovo progetto di valorizzazione e risistemazione del Bosco. Sarà così possibile ammirare nel loro splendore, attraverso la Porta di Mezzo, oltre ovviamente alla Reggia (oggi Museo di Capodimonte), la Chiesa di San Gennaro, dell’architetto Ferdinando Sanfelice, il Casino dei Principi, le Scuderie, il Palazzo Palazzotti, la Torre, la Real Fabbrica delle Porcellane e gli altri edifici del Parco; nonché le numerose statue e fontane sparse lungo i più di cento viali e sentieri che si diramano per tutto il Bosco.
Due i progetti che partiranno da subito: “Agri-Cultura nel Bosco di Capodimonte”, che punta alla coltivazione e alla produzione di prodotti tipici all’interno del Parco, e “La porcellana di Capodimonte oggi”, un’iniziativa che si impegna a valorizzare e recuperare l’antico processo di produzione delle famose porcellane locali.
Quello di Capodimonte è un magnifico esempio italiano di “giardino all’inglese”. Così lo volle Ferdinando II di Borbone che, nella prima metà dell’Ottocento, risistemò il “Casino di caccia” (la Reggia di Capodimonte) che il suo avo Carlo III aveva costruito nella prima metà del Settecento. Sostanzialmente il Bosco differisce dai giardini all’italiana e da quelli alla francese, in cui è evidente l’intervento dell’Uomo, per l’assenza di geometrie o prospettive ricavate dalla manipolazione di arbusti e siepi. Molto più semplicemente, lo spettacolo è dato dall’incontro di elementi artificiali (statue, fontane e tempietti), spesso nascosti, con elementi naturali (alberi, ruscelli e cespugli) che conferiscono al giardino un aspetto “selvaggio”.
Passeggiando per il Parco si ha come l’impressione di essere catapultati nel passato e sembra quasi di vedere, dietro un albero o un cespuglio, spettegolare qualche cortigiana o scorgere alcuni nobiluomini vantarsi dei loro trofei di caccia. Qui, immersi nel verde, giochi d’acqua e fuochi d’artificio animavano le sfarzose feste della corte napoletana. In quegli anni solo pochi avrebbero potuto accedere al Real Bosco. Oggi, a più di duecento anni di distanza, il Parco si apre ad un pubblico sempre più vasto. Villani, avrebbe detto Ferdinando, che ora ammirano estasiati gli splendori del suo tempo.
(Fonte foto: Rete Internet)

