LINGUA IN LABORATORIO. LA RUBRICA

    37
    0
    CONDIVIDI

    La realtà enigmatica.

    È presente alla conversazione tra i due insigni studiosi il dottorino, allievo affezionato del prof. Carlo A., il quale, dopo aver ascoltato con occhi e orecchie vivi e attenti, chiesta e ottenuta la parola, si permette con educata sicumera di osservare: “Noto una certa differenza tra l”indovinello proposto dal prof. A. e quello a sua volta citato dal prof. Ligio. Il primo presenta due personaggi, uno palese, “lo sciatore Gustavo Theni”, l”altro nascosto, “l”uomo”, ma tutti e due reali. Il secondo, invece, contiene un personaggio da indovinare, “l”uomo”, che è reale, ma l”altro quello che è presentato come palese termine di paragone, “l”animale”, è un essere che non esiste, è irreale e immaginario.”

    “Acuta osservazione! – interviene il prof. Carlo – Quello che dici è esattissimo. Infatti per il quesito della Sfinge non parlerei di un vero e proprio indovinello, bensì di un enigma:”.
    “Debbo convenire che è così. – soggiunge il prof. Ligio – Si tratta di un enigma che, per giunta, ha tutte le caratteristiche dell”enigma classico; questo, come si sa, consisteva in una gara per la sapienza tra due individui, spesso ispirati da un dio (Apollo o Dioniso): l”uno poneva all”altro un quesito con parole oscure, misteriose e gli chiedeva di indovinare la persona o l”oggetto a cui le parole alludevano.

    Si trattava insomma di una vera e propria sfida lanciata da un sapiente ad un altro sapiente che non poteva sottrarsi e che, se non sapeva rispondere, perdeva non solo la faccia e, di conseguenza, la qualifica di sapiente ma rischiava di perdere anche la vita, o perchè veniva ucciso (come nel caso della Sfinge tebana) o perchè moriva autonomamente di vergogna e di dolore, come capitò ad Omero, secondo una certa leggenda. Racconta Aristotele (Sui poeti, fr. 8) che il sommo poeta interrogò il dio per sapere chi fossero i suoi genitori e quale la sua patria; e il dio così rispose:

    “L”isola di Io è patria di tua madre, ed essa ti accoglierà/ morto; ma tu guardati dall”enigma di giovani uomini”. :(Omero) giunse a Io. Qui, seduto su uno scoglio, vide dei pescatori che si avvicinavano alla riva e chiese loro se avevano qualcosa. Quelli, poichè non avevano pescato niente, ma si spidocchiavano, per la mancanza di pesca, così risposero: “Quanto abbiamo preso l”abbiamo lasciato/ quanto non abbiamo preso lo portiamo”, alludendo con un enigma al fatto che i pidocchi che avevano preso li avevano uccisi e lasciati cadere, e quelli che non avevano preso li portavano nelle vesti. Omero, non essendo capace di risolvere l”enigma, morì per lo scoramento”.

    Possiamo notare che anche la risposta del dio è enigmatica, come d”altronde lo erano tutti gli oracoli, quasi che la divinità volesse rispondere in modo che solo le persone intelligenti potessero capire la sua risposta. Gli stupidi o non capivano o fraintendevano, allora peggio per loro. Come per dire a tutti: se volete attingere la verità e magari avere qualche possibilità in più di salvarvi, datevi da fare per diventare sapienti. Su questo messaggio farebbero bene a riflettere gli uomini di oggi:”.
    “Sono d”accordo – ribatte il prof. Carlo – In effetti, questo di esprimersi per enigmi o per metafore e insomma con un linguaggio, diciamo, figurato e quindi enigmatico,è una caratteristica del mondo antico, della Grecia in particolare:”.

    “Proprio così, – dice l”altro prof. – il significato di enigma rimanda al verbo greco ainìssomai = parlare copertamente ed è legato anche all”ainos, che è un racconto, una sentenza, una favola simbolica e velata, come le favole in cui sono protagonisti gli animali (di Esopo, ad esempio): “.
    “Per non parlare – continua il primo con tarlesca pignoleria – del linguaggio che troviamo nel mondo orientale, nella Bibbia ad esempio, un linguaggio sapienziale tra il filosofico e il poetico, molto allusivo, metaforico, simbolico e, nel Nuovo Testamento, si ricordino i discorsi pieni di parabole di Gesù o il linguaggio oscuro dell”Apocalisse. A proposito della Bibbia, non dimentichiamo il famoso enigma di Sansone (Giudici, 14,14):.. “.

    “Vorrei ricordare – interviene il dottorino con occhi ardenti di goduria (sapienziale, s”intende) – anche i tre enigmi che Turandot propone al principe Calaf, nella famosa opera di Puccini, e che hanno in comune con quelli classici i due elementi della gara e della sfida da una parte e del rischio mortale dall”altra:.”.

    “Pienamente d”accordo! – Il prof. Carlo sprizza orgoglio e soddisfazione per il suo allievo intelligente e acculturato – Forse , si chiami esso enigma o indovinello, questo modo di pensare e di esprimersi coperto e ambiguo è una caratteristica costante del pensiero umano, quasi un”esigenza incoercibile in primo luogo di svelare ciò che è nascosto, ciò che è misterioso, esigenza riconducibile, in generale, al desiderio di conoscenza, e quindi di tenere segreto ciò che si è scoperto e perfino a velare una parte di realtà per procurarsi il piacere di lanciare una sfida a gli altri e misurarsi con loro proprio sul piano della sapienza o, se vogliamo, dell”intelligenza, chiedendo appunto di “indovinare”, ossia di svelare ciò che è velato.

    Vorrei citare un ultimo indovinello, stavolta espresso nel nostro dialetto napoletano, interessante perchè contiene un flash sulla nostra civiltà contadina di :qualche anno fa.
    “Scenne ridenno/ Saglie chiagnenno” (Scende ridendo/ sale piangendo).
    La soluzione è “il secchio”, che si calava nel pozzo per attingere acqua e che, quando scendeva, era asciutto e sembrava ridere quasi allegro (essendo vuoto e quindi leggero, veniva calato più rapidamente), quando risaliva invece, era grondante e sembrava piangere”.

    “Se mi permettete, – interviene improvvisamente pensoso il dottorino – vorrei chiedervi aiuto, a voi che io reputo sapienti, per risolvere un indovinello che ho letto tempo fa in un libro di cui non ricordo nè il titolo nè l”autore, e di cui non riesco a venire a capo. Titolo: Maggio Il testo: Ratto trascorse e a noi rose dispensa.”
    “L” indovinello mi è noto:” – dice il prof. Ligio.
    “Anche a me:.- soggiunge il prof. Carlo – perciò potrei tranquillamente darti la soluzione:ma voglio che ti arrovelli ancora un po” a cercarla tu:Non è difficile:Ricordati quello che abbiamo detto sull”ambiguità e :occhio ai bisensi!”
    ( continua)