Il pomeriggio scolastico della settimana appena trascorsa, ha visto i ragazzi di “Scuole Aperte” discutere del conflitto arabo-israeliano grazie al film “Il giardino dei limoni”.
Nel quarto giorno dedicato al progetto “Destinazione l”altro”, cambiano gli spazi geografici e i tempi dell”azione, ma non cambia l”escalation di violenze fisiche e psichiche da parte di gruppi di “potenti” a danno di categorie più deboli a cui vengono strappati averi e radici.
Attraverso la delicata storia de “Il giardino dei limoni” i giovani spettatori del liceo Mercalli e della Scuola Media C. Poerio hanno affrontato la questione arabo-palestinese in modo discreto, senza assistere a scene di belligeranza estrema o di feroci rappresaglie che quotidianamente seminano morte e distruzione: Eran Riklis, infatti, racconta la storia di Salma, che vive in Cisgiordania un”esistenza misera, ma dignitosa grazie al sostentamento del suo “giardino di limoni” fino a quando accanto alla sua modesta casa si trasferisce il Ministro della difesa israeliano.
La cruenta spirale di violenza, che ha affossato il processo di pace avviato e poi arrestato negli anni “90, tra la guerra del golfo del “91 e l”affermazione dei fondamentalismi che hanno impedito ogni forma di mediazione, non emerge in modo evidente, ma fa da sfondo a questa storia.
I temi scottanti sono emersi tra le righe delle scene del film e sono stati evidenziati dalla raccolta delle emozioni dei ragazzi attraverso il rituale “circle time” , arricchito in questa circostanza dalla presenza dei ragazzi della III E della S.M.S. C. Poerio , di cui il Liceo Mercalli è partner in questo Progetto.
Alessandra, Simona, Cristiana, Claudia, Riccardo, Rosaria, ben presto si sono sentiti a loro agio , anche per merito dei compagni liceali che hanno creato un favorevole clima di accoglienza ed hanno segnalato sulle loro “foglie” emozioni significative attribuendo ad esse una coerente collocazione storico – politico – sociale.
L”albero delle emozioni si è ben presto arricchito di rabbia, tristezza, , ingiustizia, ma anche di stupore, resistenza, forza di volontà, complicità tra donne appartenenti a schieramenti avversi e soprattutto di speranza che, come si sente dalle parole della stessa protagonista, è l”unica forza che può sostenere l”apertura di un dialogo ed uscire dalla trappola in cui entrambe le parti si sono imprigionate.

