Il crollo di Afragola non è un caso. Si sa che nel sottosuolo di Napoli e provincia vi sono numerose cavità, ma manca una ricognizione completa in grado di prevenire i rischi. Non c”è controllo del territorio e sono troppi gli abusi edilizi.
Il crollo improvviso di una palazzina fatiscente, in una notte di tregenda con pioggia battente, vento a raffiche, tuoni e fulmini, ad Afragola, ha causato tre vittime e un salvataggio che ha del miracoloso, ove si pensi che la bambina estratta viva e in discrete condizioni è restata sepolta per quindici lunghissime ore sotto le macerie della casa crollata. Un crollo annunciato hanno titolato i giornali, riprendendo l’opinione dei cittadini, viste le condizioni di fatiscenza della palazzina in un contesto urbano putrescente per l’incuria degli uomini più che per la vetustà degli edifici.
A confermare le opinioni della gente è venuta la scoperta che la casa poggiava su una cavità sotterranea tanto grande da inghiottirla completamente per tutta la sua altezza. Certamente la pioggia battente per ore, la potenza dilavante delle acque, la carenza del sistema di raccolta delle acque reflue, hanno avuto una parte rilevante nel disastro, ma è sulla cavità sotterranea che si addensano le maggiori responsabilità.
Una cavità sotterranea come tante che si nascondono sotto le case dei paesi e delle città della provincia di Napoli per via di un sistema di costruzione che prevedeva, fino agli inizi del Novecento, l’estrazione dei blocchi di tufo al di sotto del piano di costruzione dell’edificio, in modo da realizzare vaste e profonde cantine per la conservazione del vino, la vera ricchezza del nostro territorio, ma anche di olio, salumi, lardo, patate, oltre che del carbone per il riscaldamento invernale. Le cantine erano il valore aggiunto delle abitazioni e si articolavano a più livelli di profondità proprio per consentire molteplici utilizzazioni.
Il problema è che nel tempo si è continuato a costruire attorno e dentro i palazzi originari: sopraelevazioni, aggiunte abusive, superfetazioni per creare nuovi vani, soppalcature interne per sfruttare l’altezza delle stanze d’altri tempi, hanno modificato i palazzi e probabilmente la stessa loro staticità. Nello stesso tempo si sono ignorate le cavità sottostanti e anche il reticolo di scavi che finiva per collegare cavità tra loro distanti e aprirne di nuove magari con il solo scopo di attrezzare depositi. Il risultato è che interi paesi poggiano sul vuoto di cavità sotterranee di molte delle quali si è persa anche memoria.
Per questo, e dopo alcuni crolli che avevano riproposto il problema della conoscenza del sottosuolo di Napoli, come Amministrazione provinciale si avviò nel 2000 la realizzazione della mappa completa del sottosuolo della provincia di Napoli. Il risultato più significativo fu che tutti i centri storici delle città e dei paesi della provincia presentavano le stesse caratteristiche del centro storico di Napoli: numerose cavità, alcune di enormi dimensioni, molte collegate tra di loro con cavità di più ridotte dimensioni e lunghi camminamenti. Anche le zone periferiche di alcune città presentavano numerose cavità, alcune di grande estensione e profondità, che erano servite per estrarre materiale tufaceo da costruzione utilizzato anche a notevole distanza dalla cava.
Sulle cave si era poi negli anni successivi provveduto a costruire anche importanti lottizzazioni senza le pur necessarie opere di messa in sicurezza degli edifici. L’intenzione era quella di mettere a disposizione dei sindaci una mappa aggiornata delle cavità sotterranee della propria città per avviare un lavoro di ricognizione sulla sicurezza degli edifici. Non mi risulta che questo lavoro di ricognizione dello stato del sottosuolo sia stato adeguatamente utilizzato per promuovere verifiche di staticità e interventi di consolidamento. Anche la cavità che ad Afragola ha causato il recente crollo era regolarmente censita, così come la presenza di una condotta fognaria da tenere sotto controllo per evitare possibili e pericolose infiltrazioni. Si può quindi veramente parlare di un crollo annunciato, certamente favorito dalla fatiscenza dell’intera abitazione.
Come per tutti gli altri crolli che, soprattutto nelle stagioni piovose, si sono susseguiti negli ultimi anni, nella città di Napoli e nelle città della provincia, con una cadenza che avrebbe dovuto far riflettere gli amministratori sulla necessità di interventi preventivi sulle abitazioni che presentavano nel sottosuolo la presenza di cavità antiche e più recenti magari dovute alla fatiscenza di condotte idriche e fognarie, oltre che dei canali di scolo delle acque piovane. Questa attenzione non c’è stata e ci si ritrova così, ad ogni disastro, ad invocare una fatalità che invece poteva essere largamente prevista e prevenuta.
(Fonte foto: Rete Internet)

