È il ricatto la chiave di lettura di una politica trasformatasi in gestione di comitati d”affari, lontani dalle esigenze della gente e del Paese.
Di Amato Lamberti
Le spiagge libere dell”intero litorale campano non sono mai state così affollate come quest”anno. Spiagge libere è naturalmente un eufemismo per indicare luoghi abbandonati, privi di ogni manutenzione, dove i rifiuti si accumulano sulle spiagge, senza acqua, senza servizi igienici, dove il ristoro di una bottiglia d”acqua è assicurato solo da venditori ambulanti abusivi. Quest”affollamento è il segno più vistoso di una crisi economica che attanaglia molte famiglie soprattutto quelle numerose.
Fa impressione vedere una quantità impressionante di bambine e di bambini giocare nell”acqua schiumosa dal colore giallognolo-verdastro o su spiagge invase da detriti di ogni genere. Non ci sono i soldi, continua a ripetere la gente, per utilizzare gli stabilimenti balneari più o meno attrezzati, almeno per quanto riguarda la pulizia delle spiagge: il mare è lo stesso, come testimoniano le bandiere rosse dei divieti di balneazione. Alcuni stabilimenti hanno anche abbassato i prezzi, ma restano desolatamente deserti.
Sulla spiaggia i discorsi sono sempre gli stessi. Non si trova lavoro, le fabbriche chiudono, i fortunati sono quelli che possono godere della cassa integrazione, anche l”edilizia è ferma, i negozi familiari chiudono, non per ferie, ma per cessazione attività . Ma anche i supermercati incontrano difficoltà , qualcuno sta per chiudere, altri hanno già chiuso per fallimento, perfino Ikea a Salerno, da poco aperto, sembra vicino alla chiusura. Per non parlare degli alberghi, anche quelli del litorale; quelli aperti sono vuoti e rimediano con ristorante e discoteca serale, ma la maggior parte sono chiusi e hanno licenziato il personale.
Apri i giornali per cercare qualche speranza e ti accorgi che i problemi della gente non esistono. Parlano solo dei politici e delle loro beghe per acquistare o difendere un potere che è tutto interno ai loro apparati, e lo fanno con un linguaggio che è quello dei reality show, dove si complotta incontrandosi a cena, si preparano dossier falsi sulle abitudini sessuali degli avversari politici, si discute di nuovi scenari di governo, mentre si promuovono alla politica meteorine, escort, amanti e, qualche volta, legittime consorti, figli e nipoti, senz”altro titolo che quello del legame familiare o del potere di ricatto.
Ecco, forse il ricatto è la vera chiave di lettura di una politica trasformatasi in gestione di comitati d”affari che niente hanno a che fare con le esigenze della gente e del Paese. Tutto serve solo a fare affari; anche le innovazioni hanno diritto di cittadinanza solo se producono affari, incarichi, consulenze e tangenti. Il caso dell”eolico in Sardegna è emblematico. Ma i picchi si raggiungeranno con il ponte di Messina e con il ritorno al nucleare. Per non parlare dei termovalorizzatori, dei degassificatori, dei campi solari. Il problema non sono mai i risultati conseguibili e la ricaduta dei benefici sui cittadini, in termini di occupazione e di risparmio, ma gli affari realizzabili e il fieno da mettere in cascina, come dicevano una volta i valligiani del Nord.
Se poi si guarda a cosa succede nelle amministrazioni pubbliche in Campania veramente cadono solo le braccia. In Regione è guerra per bande, prima per conquistare la posizione di comando e poi per gestire i fondi disponibili, pochi o molti che siano. Il fatto che le imprese continuino a chiudere al ritmo di decine al giorno non vale neppure una riunione con gli industriali per capire che cosa stia succedendo. E, intanto, ogni giorno, centinaia di famiglie cadono in disperazione. Le uniche riunioni sono quelle con i disoccupati organizzati, sia perchè mettono sotto assedio i palazzi e sia perchè bisogna saldare i debiti elettorali contratti prima che vengano allo scoperto.
Le Province non meritano nessuna attenzione perchè sembrano impegnate solo nella dimostrazione di una inutilità tesa evidentemente a sostenere la richiesta sempre più pressante di cancellazione. A godere della loro esistenza sono solo assessori, consiglieri, consulenti per via dei compensi accreditati sempre con puntualità . Ad essi vanno aggiunti gli uffici stampa, in alcuni casi faraonici, che non si è capito a cosa possono servire visto che i giornali sembrano ignorare la stessa esistenza delle Province.
Il Comune di Napoli, forte del fatto che, secondo l”Istat, ha il maggior numero di famiglie in condizione sia di povertà estrema che di indigenza (insieme fanno il 30% delle famiglie, circa 300.000 persone), si dedica unicamente alle nomine nelle società partecipate (che a questo punto della legislatura sa tanto di sistemazione dei fedelissimi) e alla organizzazione di Estate a Napoli. Neppure il completamento dei cantieri avviati sembra una priorità , eppure lavorando su tre turni si potrebbe creare molta occupazione e completare i lavori entro settembre.
Due piccioni con una fava, si potrebbe dire. Altrove i lavori stradali si completano d”estate quando gli uffici e le scuole sono chiusi e molta gente è fuori per vacanza; a Napoli, non si lavora d”estate perchè si aspettano le piogge autunnali, il fermo dei lavori per inclemenza del tempo e il prolungamento all”infinito dei lavori, con relativa lievitazione dei costi. Una logica, quella del cantiere interminabile, dura a morire perchè troppi sono i vantaggi “politici” e chi se ne frega degli svantaggi per i cittadini.
(Fonte foto: rete Internet)
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