C”è sconcerto nel popolo di Dio. La pedofilia nella Chiesa è una vicenda dolorosa e complessa. Ma in fondo un po” di persecuzione ci fa bene come chiesa, ci fa vivere il Vangelo e ci “costringe” alla purificazione.
Di Don Aniello Tortora
È l”argomento del giorno. Se ne parla su tutti i giornali, nelle sacrestie, tra i preti e i fedeli. C”è molto sconcerto nel popolo di Dio.
Per una riflessione su questa dolorosissima, quanto complessa vicenda vorrei partire da un articolo apparso su Famiglia cristiana.
“Il Papa agisce, gli Stati no”. É quanto ha sostenuto Famiglia Cristiana in un editoriale dedicato allo scandalo della pedofilia. “Quale Stato si è mai preoccupato seriamente dell”abuso sessuale dei minori come fenomeno sociale di estrema importanza?” si è chiesto polemicamente il settimanale nell”articolo, in cui sono riassunte tutte le iniziative della Chiesa di Benedetto XVI, “per scovare, denunciare e assumere pubblicamente il problema, portandolo alla luce e perseguendolo esplicitamente”.
“Lo scandalo mediatico scatenato sui preti pedofili in due continenti, Europa e America, sta rivelando un fenomeno di malafede difficilmente immaginabile per qualsiasi altro caso di comportamenti immorali e illegali. È ora di reagire sul piano della realtà e dire le cose come stanno davvero”, si legge nel testo. L”articolo ha ribadito poi che “la pedofilia è per la Chiesa cattolica vergogna e disonore, come ha scritto Benedetto XVI nella Lettera ai cattolici irlandesi, in cui parla di crimini abnormi e di colpo inferto alla Chiesa, a un punto tale cui non erano giunti neppure secoli di persecuzione”.
Di fronte allo scandalo pedofilia anche i vescovi italiani “non si oppongono, ma anzi convergono, con una leale collaborazione con le autorità dello Stato, a cui compete accertare la consistenza dei fatti denunciati”. “Sgomento, senso di tradimento e rimorso per ciò che è stato compiuto da alcuni ministri della Chiesa” è stato espresso, in un documento, dai vescovi italiani. I Vescovi hanno riaffermato, inoltre, la vicinanza alle vittime di abusi e alle loro famiglie, parte vulnerata e offesa della Chiesa stessa”.
A Roma e dintorni molti hanno reagito con fermezza alle critiche rivolte al Papa per il suo silenzio su questi temi in tutti i discorsi pronunciati nella Settimana santa. Perchè, si chiede la stampa vaticana, si è prodotta questa “ignobile operazione diffamatoria” nei confronti della chiesa? Come mai gli attacchi colpiscono un Papa, come Benedetto XVI, che ha fatto della denuncia delle sporcizie nella chiesa un punto qualificante del suo pontificato? Molti in Vaticano denunciano un vento anti-romano che soffia con sempre maggior forza, per ridurre il peso della chiesa cattolica nella società e ammorbidire le sue verità religiose e morali.
Lontano da Roma, a dire il vero, le reazioni di vari uomini di chiesa ad un fenomeno infamante risultano nel complesso meno risentite e più propositive. In Austria, ad esempio, il cardinale Schonborn ha detto nella liturgia della Settimana Santa che “se le vittime parlano, Dio parla a noi”; mentre un suo confratello, il Vescovo di Salisburgo, ha ricordato nella messa di Pasqua che la chiesa è attesa da un “nuovo inizio” e che la risurrezione passa per la via del rimorso, del pentimento, della riconciliazione e della giustizia. Ma forse la riflessione più profonda e attenta sul dramma che la chiesa oggi sta vivendo è contenuta in un ampio articolo del cardinal Karl Lehmann (già arcivescovo di Magonza e per molti anni presidente della Conferenza episcopale tedesca).
L”analisi di Lehmann non manca di prudenza, anche se è improntata al riconoscimento della verità. Anche se si tratta di una scoperta dolorosa e lacerante, si può esprimere sollievo per il fatto che attualmente molti casi vengano allo scoperto.
La chiesa che il prelato tedesco auspica è anzitutto quella che non punta il dito prima sugli altri, dicendo che la pedofilia è un male diffuso e che tocca il clero meno di altre categorie sociali. Oltre a ciò, in questo lavoro di chiarificazione la chiesa è chiamata a cambiare atteggiamento, preoccupandosi più delle vittime degli abusi che degli autori, più dei minori che hanno vissuto uno scandalo che delle sorti dell”istituzione.
A livello personale mi sento di condividere l”analisi del cardinal Lehmann, densa di richiami sull”educazione cattolica, sulla formazione del clero, sulla necessità di collaborare con la giustizia, sugli sforzi che devono fare le chiese locali per seguire le indicazioni del Papa in questo campo. Un manifesto, da cui emerge non soltanto un dramma che la chiesa oggi sta vivendo, ma anche le potenzialità che essa ha per superarlo.
A mio modesto avviso viene alla luce, soprattutto oggi, un”esigenza di un”accurata selezione dei candidati al sacerdozio, vagliandone la maturità umana e affettiva oltre che spirituale e pastorale.
Penso pure che probabilmente se anche la gerarchia cattolica parlasse di meno dell”argomento, si difendesse in misura minore e fosse più attenta alla testimonianza cristiana sarebbe meglio per tutti.
In fondo un po” di persecuzione ci fa bene come chiesa, ci fa vivere il Vangelo e ci “costringe” alla purificazione. Ringraziando Dio nella Chiesa ci sono tantissimi preti, stimati dalla gente, che ogni giorno danno la vita per gli altri e “fanno quello che devono fare”, per essere “servi inutili”, a servizio del Regno.
(Fonte foto: Rete Internet)
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