Ieri pomeriggio la fabbrica ha riaperto grazie all’ipotesi “ammortizzatori sociali al posto dei licenziamenti”. Intanto avanza la proposta Fiom sui contratti di solidarietà. Ma è ancora tutto da decidere.
Colpo di scena nella vertenza Tiberina: ieri pomeriggio, grazie alla mediazione della Prefettura di Napoli, la fabbrica dell’indotto Fiat ha riaperto i cancelli e ripreso le produzioni. Lunedì mattina gli operai avevano avuto la brutta sorpresa di ritrovarsi davanti allo stabilimento chiuso. Poco dopo l’azienda aveva anche comunicato la cassa integrazione a zero ore per tutti i dipendenti, a tempo indeterminato. Ma ora l’azienda di Umbertide, provincia di Perugia, si è impegnata a valutare “la possibilità di utilizzare ammortizzatori sociali alternativi alla procedura di licenziamento”, appena avviata per 50 dei 91 addetti.
Ammortizzatori sociali che saranno esclusivamente puntati al salvataggio del personale, altrimenti da estromettere in via definitiva. Si parla dell’avvio dei contratti di solidarietà, salari decurtati in base al quoziente di esuberi e in cambio del lavoro per tutti, all’interno della fabbrica. Una soluzione, questa della solidarietà, da tempo caldeggiata dalla Fiom ma che non è particolarmente gradita a determinati ambienti politici, sindacali e imprenditoriali. Al momento, dunque, non si sa quale soluzione possa essere adottata. Quel che è certo è che le parti hanno stabilito un nuovo incontro, fissato al 7 febbraio, stavolta negli uffici dell’azienda di Pomigliano.
“Quella che abbiamo ottenuto in prefettura non è la soluzione del problema – commenta nel frattempo Giuseppe Raso, segretario provinciale della Fismic – però è un primo, importante, passo in avanti che ci consente di far riprendere le produzioni e di sperare che dal prossimo incontro tramonti definitivamente l’idea della Tiberina di licenziare”. A un certo punto era sembrato che la situazione stesse precipitando. Dopo l’avvio della procedura di mobilità e il fallimento del primo confronto sindacale i lavoratori, giovedì sera, si sono barricati nello stabilimento: assemblea permanente e sciopero a oltranza. Sabato però i carabinieri sono riusciti a convincere gli operai a lasciare pacificamente l’impianto, dopo che i militari avevano scoperto un furto nella stanza del direttore e il sabotaggio di due camion, le cui ruote erano state tagliate. Quindi, lunedì, la chiusura della Tiberina. Adesso, invece, la schiarita.


