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Inceneritore ed ecoballe: l’invettiva del vescovo di Acerra

Nel giorno della ricorrenza dei defunti monsignor di Donna ha lanciato dal cimitero un duro monito alla politica: “Qui l’inquinamento uccide un popolo e i suoi bambini”.

L’anatema del vescovo di Acerra contro l’incenerimento delle ecoballe e contro il termovalorizzatore. Un messaggio davvero forte se si pensa che ieri è stato pronunciato nel cimitero della città insieme ai nomi dei bambini uccisi dal cancro, cioè proprio nel giorno della ricorrenza dei defunti.

Non c’è che dire: monsignor Antonio Di Donna non poteva scegliere momento e luogo più impattanti per ribadire il no del territorio al piano regionale di svuotamento dei siti di stoccaggio provvisorio, in particolare il no alla distruzione nel termovalorizzatore delle 10mila e 700 tonnellate di ecoballe del sito di Coda di Volpe, località del Salernitano ubicata nel comune di Eboli. Sito che è in fase di svuotamento. « Non abituiamoci alla cultura della morte», ha tuonato intanto il prelato durante la messa di commemorazione dei defunti. Il vescovo ha attaccato «i potenti che distruggono il Creato e che vogliono fare di Acerra – sono sempre parole sue – un popolo dello scarto».

Quindi, l’appello esplicito alle istituzioni: «Non bruciate qui le ecoballe di Coda di Volpe». E la richiesta al presidente della giunta regionale, Stefano Caldoro, e al prefetto di Napoli, Francesco Musolino, di «sospendere l’arrivo delle ecoballe da Eboli». Di Donna non ha risparmiato critiche alla politica nazionale. «Il decreto Terra dei fuochi – ha detto – non è stato applicato: si scongiuri il pericolo che l’inceneritore bruci di tutto e di più». Da pelle d’oca per i tanti presenti nel cimitero il frangente nel corso del quale il vescovo ha pronunciato i nomi dei bambini della zona morti di cancro:

«Questo cimitero è il luogo dove riposano i corpi di Tonia, Tina, Nello e di tanti altri, giovani morti a causa dell’inquinamento ambientale: dobbiamo chiedere garanzie in nome loro e del mio popolo contro i signori della distruzione del Creato e della morte». Il massimo esponente della Chiesa locale si è anche rivolto all’amministrazione comunale di Acerra. Al sindaco, Raffaele Lettieri, ha chiesto «un atto di coraggio contro lo smaltimento delle ecoballe, coerentemente con il parere negativo per l’autorizzazione d’impatto ambientale all’inceneritore espresso dallo stesso comune in seno alla conferenza dei servizi regionale del 20 ottobre scorso: fate tutto ciò che è in vostro potere, la gente ve ne sarà grata, fatelo per i nostri morti».

Negli ultimi giorni non c’è stata la minima intesa tra il popolo acerrano che ha protestato e il sindaco. Ma a questo proposito il vescovo ha messo in guardia tutti. «Il sindaco – ha avvertito Di Donna – non è un nemico ma un alleato, perché disuniti non si va da nessuna parte». Appelli e chiarimenti alle istituzioni e a chi manifesta per il diritto alla salute. Ma anche avvertimenti alla politica perché «il dramma ambientale può essere soggetto a strumentalizzazioni da campagna elettorale: ma non mi farò certo tirare da una parte o dall’altra». Intanto ieri sera il sindaco Lettieri ha voluto in qualche modo dare una risposta. Si è recato insieme ad alcuni consiglieri comunali davanti all’ingresso del termovalorizzatore.

Ha osservato direttamente sul posto il varo delle operazioni di controllo delle ecoballe in ingresso nel termovalorizzatore. Controlli avviati dalla polizia municipale e deliberati durante l’ultimo consiglio comunale di venerdì, quando c’è stata l’invasione pacifica del municipio da parte di un migliaio di ambientalisti, mamme coraggio, studenti. Nel frattempo il segnale di una situazione che si sta facendo sempre più incandescente nell’hinterland napoletano è fornito dalle stesse frasi pronunciate dal vescovo.

«Non è normale che nella nostra città muoiano tante persone per tumore, soprattutto in tenera età – afferma con una certa amarezza il prelato – mentre continua l’assurdo di una Regione che è proprietaria e nello stesso tempo ente controllore delle attività del termovalorizzatore. Risultato: i cittadini non si fidano più mentre ogni famiglia di Acerra vive il dramma di un malato di tumore». Di Donna ha invocato una commissione indipendente di controllo dell’inceneritore chiedendosi come mai siano andate deserte le gare per la realizzazione dei termovalorizzatori di Salerno e di Giugliano e se sia in progetto la realizzazione di una quarta linea d’incenerimento proprio in quello di Acerra.

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