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In giro con Google, da un museo all’altro del mondo

Lanciato nel febbraio 2011, il Google Art Project permette di effettuare il tour virtuale di oltre duecento musei in tutto il mondo, mettendo a disposizione fotografie ad altissima risoluzione che favoriscono la scoperta dei dettagli più inaspettati.

Di chi è l’occhio nella foto e di quale quadro si tratta? Prima di giungere alla risposta, è necessaria una piccola digressione. Leggere un quadro è una delle sfide che il visitatore accetta ogni volta che mette piede in un museo.

Che si tratti di un esperto della materia o di un semplice ammiratore, l’insidia è sempre dietro l’angolo. Per interpretarlo è necessario conoscere l’autore, il suo percorso artistico e le sue inclinazioni. Occorre riflettere sul soggetto, giudicarne le intenzioni e valutarne maniera, stile, tecnica. Senza tirare in ballo la complessità di una lettura iconologica dell’opera, per la quale lo studio analitico del quadro e del suo autore vanno inquadrati in una disamina ad ampio raggio sull’epoca a cui appartengono, è bene ricordare che, anche solo per giovare della bellezza misteriosa della pittura, diventa necessario saper guardare. E, soprattutto, poter guardare in maniera corretta.

Vedere un quadro dal vivo e dalla giusta distanza è la prerogativa essenziale. Solo con la giusta visione saltano all’occhio la gamma di nuances, i colori e i dettagli che, nel complesso, rendono un’opera unica ed indimenticabile. Ma se fosse possibile andare così a fondo da poter seguire ad occhio il percorso veloce della pennellata? E se si potesse pedinare la linea che si snoda lungo il contorno di una figura? Senza eccedere in facili entusiasmi, è chiaro che sarebbe quanto meno un modo alternativo ed interessante di scoprire l’arte.

È proprio questa una delle opportunità che il Google Art Project riserva all’utente. Lanciato dal gigante di Mountain View nel febbraio del 2011, il progetto permette di esplorare i musei più famosi rimanendo comodamente seduti davanti al pc. Con pochi click si possono visitare oltre duecento luoghi espositivi di tutto il mondo. Le funzionalità estremamente intuitive e l’ausilio delle nuove tecnologie rendono il viaggio nell’arte un’esperienza divertente ed affascinante: capita, ad esempio, di poter imboccare i corridoi dell’Hermitage di San Pietroburgo e, girandosi a destra e a sinistra come se vivessimo il tour in prima persona, osservare prima “Il ritorno del figliol prodigo” di Rembrandt (1666) o “Il suonatore di liuto” di Caravaggio (1595-96), entrambi esposti al museo russo, e poi, spostandosi di quasi settemila chilometri, attraversare le sale newyorkesi del MoMa dove sono conservati – solo per fare alcuni nomi – Cèzanne, Gauguin e Van Gogh.

Ma non finisce qui. Oltre alla possibilità di “crearsi” una galleria personale, prelevando – si fa per dire – dai musei le opere che più ci attirano, il colosso Google mette a disposizione le tecnologie fotografiche più avanzate, così da soddisfare anche il virtual-visitor più pignolo: con una risoluzione di 7 gigapixel, sono facilmente distinguibili i milioni di puntini di colore che costituiscono la grande tela “Una domenica pomeriggio all’isola della Grande Jatte” (1884-1886, Art Institute di Chicago), capolavoro divisionista di Georges Seurat, o il grumo pastoso di marrone, blu e rosso con cui Edouard Manet rende l’occhio dell’amico Jules Guillemet “Nella serra” (1879, Berlino, Alte Nationalgalerie).

È evidente che il Google Art Project non potrà mai sostituire o rendere l’emozione della visita reale e del contatto fisico con i capolavori disseminati per il mondo. Ma, se non potete aspettare il prossimo viaggio, avete qualche minuto e una buone connessione, il divertimento e la curiosità saranno appagati. Così si nutre la mente e si diletta lo sguardo. E, una volta allenato il vostro occhio, provate ad indovinare quello nella foto. Ma forse avrete già scoperto di chi si tratta: è quello famoso, languido e sensuale della Venere di Sandro Botticelli (1482-85).
(Fonte foto: Rete Internet)

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