“Il sacerdote ci ha attaccato ancora: ritiriamo i mille euro per i poveri della sua chiesa”, tuona Russo, che lancia accuse al curaro. Il prete degli operai: “Non ho mai offeso nessuno: solo errate trascrizioni da parte della stampa”.
Ancora colpi proibiti nel rapporto difficile tra il berlusconiano sindaco della destra di Pomigliano D’Arco, Raffaele Russo, e don Peppino Gambardella, il sacerdote degli operai, il parroco progressista della chiesa madre di San Felice in Pincis. Stavolta al rifiuto del prete di non voler accettare tutto il contributo comunale destinato alle chiese (7444 euro per ogni parrocchia frutto della rinuncia alle indennità delle cariche amministrative) Russo risponde con una rappresaglia: ha ritirato anche i soli mille euro destinati alla chiesa di don Gambardella. Mille euro che il sacerdote aveva consentito di prendere in forma di “offerta simbolica” ai poveri della sua comunità. “Noi ritiriamo il contributo: siamo indignati dall’ennesimo attacco del parroco” – scrive Russo – “perchè abbiamo letto dalla stampa che il sacerdote ha accettato per pura cortesia”, la puntuta sottolineatura del primo cittadino nel suo comunicato. Primo cittadino che chiosa sprizzando veleno.
“Nella parrocchia di San Felice i sacramenti si praticano con un prezzario che sconfessa la carità cristiana”, l’accusa al curaro del sindaco. Dal canto suo don Peppino, serafico, replica a distanza: “Io non ho nessun prezzario, non ho finalità di lucro. Lo ripeto: non ho accettato il contributo di oltre 7mila euro perchè non rientra nella mia visione solidale. Se io prendo soldi che mi vengono dati e li dono ai poveri non dono niente di mio”. Don Peppino sostiene di non aver mai detto alla stampa di aver accettato solo un piccolo contributo “in segno di cortesia”. Espressione che costituisce ovvia interpretazione giornalistica visto che lo stesso ministro della chiesa aveva fatto capire esplicitamente di non aver respinto in toto tutto il contributo ma di averne accettato soltanto una piccola parte.
Una decisione il cui perchè è spiegabile unicamente in questa chiave: non voler complicare rapporti storicamente incrinati da annose contrapposizioni. Altrimenti perchè accettare “solo un’offerta simbolica dal comune” ? I contrasti tra Russo e don Peppino sono iniziati, quattro anni fa, con l’appoggio esplicito del sacerdote agli operai metalmeccanici della Fiat iscritti alla Fiom, metallurgici della sinistra politica e sindacale che in una memorabile scenetta in municipio il vulcanico Russo aveva “simpaticamente” definito “rovina dell’Italia”.
Il penultimo incidente diplomatico in ordine di tempo risale ad appena un mese fa, quando don Gambardella intima a sindaco e giunta, con una lettera pubblicata nel web, quindi sia pure indirettamente, di non presentarsi al pranzo per i bambini poveri, organizzato in occasione della festa dell’Epifania. ” Non vogliamo passerelle”, l’aut aut del sacerdote. E ora spunta il ritiro da parte del sindaco anche del piccolo contributo simbolico alla chiesa di San Felice. Intanto don Peppino precisa. “Non ho mai detto alla stampa di aver accettato in segno di cortesia”, dice il parroco, “ma come segno di riconoscimento della generosità dell’amministrazione e di stima per la rinuncia generosa dei diversi protagonisti”. “La comunità parrocchiale – aggiunge il sacerdote – non è in conflitto con l’amministrazione comunale perchè, anzi, dichiara la piena disponibilità a collaborare con la giunta in tutti i progetti sociali e solidali da essa proposti”.




