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Il clero ottavianese sa – ne siamo certi – che da 350 la processione della Madonna del Carmine è rito di popolo, e che per tradizione i potenti di ogni calibro vi partecipano schierati in fila con i comuni cittadini, senza privilegi:.

Dalla tomba dell’apostolo Andrea sgorga olio che profuma di nettare.
Se sgorga poco olio, il raccolto dei campi sarà scarso.
(Gregorio vescovo di Tours, sec.VI)

Con la religiosità popolare la Chiesa ha avuto ed ha un rapporto difficile. Da una parte tende a far propri i miti e i riti di quella, a partire dai miti e dai riti del paganesimo, che essa purgò e manipolò, ma non tanto da annullare tutti i segni delle origini: ha ragione chi dice che gli dei antichi non sono morti del tutto. Dall’altra capita che un importante monsignore rimproveri pubblicamente i fedeli che, nella chiesa ottajanese del Carmine, dopo aver ricevuto l’ostia, invece di chiudersi in un’assorta meditazione sul più importante dei sacramenti, nel tornare ai banchi salutano con baci, inchini e mormorii di giaculatoria le statue dei santi.

Capita che una suora gentile in pochi minuti tenti di colpirmi al mento con due ganci, ricordandomi – me lo ricordò qualche mese fa anche un lettore che si firmava Pinco Pallo – ricordandomi che i percorsi e le date delle processioni non li decide il sindaco, e chiedendomi – mi auguro di aver capito bene – perchè mi interesso tanto del culto della Madonna del Carmine, visto che dichiaro pubblicamente di non essere un cattolico praticante. Ma sono colpi che riesco ancora a schivare.

Lo ammetto. Il sindaco non stabilisce nè le date, nè i percorsi delle processioni. Ma è lui che approva le date e i percorsi proposti dalle autorità religiose. Insomma, egli ha il diritto di veto. Se poi le processioni sono tra quelle che si configurano anche come un rito civico, allora la cosa cambia aspetto: totalmente, se il sindaco ha gli attributi da sindaco. Ho già raccontato come due sindaci di Ottaviano, Aurelio Trusso e Enrico Iervolino, risolsero il duro contrasto con i vescovi di Nola che tentavano di impedire che durante la processione del patrono San Michele si svolgessero ” i voli degli angeli”. Gli “angeli” volarono.

Concorrono a costituire l’ identità civica di una comunità quei culti e quei riti che la storia di quella comunità ha caricato di significati particolari, di tutti i valori che di solito si riassumono in un termine e in un’immagine, “le radici”: tra questi valori c’è anche la fede religiosa. Anche. Ma non solo. Nessuno si è mai chiesto quale sia la sostanza delle fede dei nolani che “collano ” i Gigli di San Paolino, dei fujenti protagonisti delle molte fasi della festa annuale in onore della Madonna dell’ Arco, dei sommesi che salgono sulla Montagna a onorare la Madonna di Castello. In 350 anni la processione della Madonna del Carmine si è caricata anche dei segni e dei valori della storia di Ottajano: le eruzioni, la fuga, il ritorno, le epidemie, le carestie, le meravigliose vendemmie, gli emigranti, le vicende degli ottajanesi che parteciparono alle guerre del ‘700, dell’800, alle guerre coloniali dell’ Italia unita, alle guerre mondiali, sempre invocando la protezione della Vergine del Carmelo: e intanto le loro donne seguivano scalze e “scapillate” la processione, e “scalze” andavano a pregare la Vergine nella chiesa.

La processione della Madonna del Carmine è stata da sempre, ininterrottamente, una processione di popolo: sindaci, senatori, deputati, alti magistrati e generali gallonati vi parteciparono schierati nelle file dei comuni cittadini, e solo da qualche anno, da quando la Madonna del Carmine è compatrona di Ottaviano, il sindaco accompagna la Vergine indossando la fascia.

Ma la processione resta un rito di popolo. E infatti quest’anno, quando una “voce”, propagata e amplificata dal sistema degli altoparlanti, ha chiesto alla Madonna una protezione particolare per il sindaco, gli assessori e i consiglieri, si sono levati dal gruppo in cui ero schierato commenti irritati: abbiamo “sentito” che in quel momento veniva violato un costume secolare. Mi auguro che non fosse la voce di un parroco. Ovviamente, un parroco è padrone di fare il parroco, durante una processione, nei modi che ritiene opportuni: ma i cittadini hanno il diritto di pretendere, anche da un parroco, che certe tradizioni vengano rispettate.

Anche perchè mi pare che abbiano partecipato alla processione, con il sindaco, un solo assessore, e due, tre consiglieri. Invece, dietro la statua di San Michele c’erano quasi tutti. Chi sa perchè. A proposito di consiglieri. Un grazie meritano i giovani dell’associazione che sta a cuore al consigliere comunale dott. Andrea Nocerino: essi hanno approntato a San Giovanni un posto di ristoro per i devoti stremati dal cammino e dal caldo.

Scrissi qualche anno fa: ” La processione della Madonna del Carmine è un rapido viaggio nella profondità del tempo. E’ un rito che ciascuno celebra nella propria interiorità: per prendere coscienza di sè e per pentirsi di sè, la fede non è necessaria. Basta il coraggio. Come l’acqua di un fiume, la processione raccoglie le storie dalle rive e le fa sue e le porta con sè.”. Durante la processione si avverte dovunque la presenza del “numinoso”, di quel “sacro” che viene prima di ogni religione e parla, con voce uguale, al cuore di tutti coloro che sanno ascoltare.

Protagonisti di questa esperienza sono, nella stessa misura, i devoti che scortano la statua sacra e quelli che fanno ala lungo le strade: vedi tra loro persone che non vedevi da una vita, vedi i forestieri, noti ancora una volta i diversi modi di pregare e di lanciare baci alla Vergine, e poi ci sono i malati che i parenti sorreggono, e che cercano di venire in avanti, e piangono, commossi e commoventi: dai balconi i vecchi chiamano con un filo di voce i conoscenti, per farsi riconoscere, per farsi ricordare, e per salvare almeno qualcuno dei fili che una volta li collegavano al flusso delle vicende quotidiane.

Dal corteo dei devoti si levano senza sosta voci di saluto verso le finestre e i balconi. A Ottaviano un miscredente può essere un devoto della Madonna del Carmine. E’ difficile da spiegare. Ma, per fortuna di tutti, la Chiesa ha anche la voce e la sensibilità di don Franco Iannone, i cui sermoni sono luminose riflessioni sulle verità della vita.
Quest’anno c’era poca gente lungo le strade. Chi non è di Ottaviano non può capire quanto sia nefasto questo segno.

LA CITTA’ INVOLONTARIA