Una protesta che è un segno dei tempi. L’azienda non ha ritirato i licenziamenti ma secondo gli operai la fabbrica di Somma Vesuviana è zeppa di lavoro. I titolari, però, smentiscono.
La Dema ha appena annunciato una serie di licenziamenti e ieri ha disposto il sabato di straordinario per centinaia di operai. Ma i lavoratori, indignati, all’alba hanno bloccato con un picchetto l’accesso in fabbrica. Risultato: produzioni paralizzate.
Per tutta la giornata. "Fanno lo straordinario e poi licenziano: assurdo", hanno urlato le tute blu, che si sono disposte lungo la palizzata che porta all’ingresso della sede centrale di via San Sossio, a Somma Vesuviana. Sul posto è sopraggiunta una pattuglia della polizia. “Proprio mentre vogliono estromettere manodopera ordinano gli straordinari: è la dimostrazione che il lavoro c’è ma che c’è qualcos’altro che non va”, hanno aggiunto, tono polemico, gli operai. A ogni modo il picchetto non ha fatto registrare incidenti. E’ la terza volta negli ultimi quattro giorni che gli operai bloccano il cancello dell’impianto. Domani faccia a faccia tra i sindacati e l’azienda, all’Unione Industriali di Napoli.
L’incontro è stato anticipato di due giorni per cui si spera che questo sia il segnale che tutti attendono e cioè che la Dema ritiri la procedura di mobilità per 61 dei circa 510 addetti degli stabilimenti di Somma Vesuviana e di Pomigliano. Il primo incontro sugli esuberi, avvenuto martedì scorso, è risultato interlocutorio. Le produzioni dell’indotto aeronautico Dema in questo momento sono in difficoltà. Si tratta di lavorazioni i cui tempi di realizzazione sono fondamentali per cui, quando si accumulano ritardi sulle consegne, spesso è necessario prolungare il lavoro settimanali. Cosa che viene regolarmente risolta in altri impianti aeronautici, come l’Alenia di Nola, attraverso accordi sindacali finalizzati all’aumento dei turni.
Sono variegate le missioni produttive di quest’azienda vesuviana, nata su iniziativa dell’imprenditore puteolano Vincenzo Starace, agli inizi del 2000. La Dema produce slide box, cioè contenitori portaoggetti, e stabilizzatori per l’Airbus A380, il velivolo commerciale più grande del mondo, travi di coda per l’elicottero Agusta AV139, materiali per Pratt & Whitney, pavimenti e capote per l’abitacolo del Bombardier C Series, gli stabilizzatori per gli Atr in gran parte prodotti dall’Alenia di Pomigliano, le rampe e i portelloni per il C27, la cui fusoliera è realizzata dall’Alenia di Capodichino, e pezzi angolari per la fusoliera del grande velivolo commerciale Boeing 787.
Dal canto suo, però, l’azienda, in un comunicato relativo al piano di ristrutturazione, sostiene che "la decisione della procedura prevista dall’articolo 182 bis è stata presa per fronteggiare una crisi finanziaria resa particolarmente difficile già a partire dal 2008 per ritardi nell’avvio di importanti programmi, nonché per la diminuzione delle marginalità di alcune commesse, per la riduzione delle tariffe riconosciute dai clienti e, non ultime, per le difficoltà della riscossione dei crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione".
C’è un accordo tra le banche e la Dema finalizzato al risanamento finanziario. L’intesa prevede il rispetto di una serie di obblighi da parte dell’impresa. Obblighi che sono contenuti in un piano di ristrutturazione. “La cattiva gestione aziendale – punta però il dito Franco Bruno, della segreteria provinciale Fiom – non deve trovare nei lavoratori il solito capro espiatorio da immolare sull’altare sacrificale”. Punti di vista, dunque, per il momento molto distanti. E mentre l’esito del confronto appare ancora molto incerto resta alta la tensione. Lunedì, infatti, ancora picchetti, cioè proprio poche ore prima dell’inizio della trattativa.
(Fonte foto: Rete Internet)






