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Il cancro: dolore del corpo e sofferenza dell’anima

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Chi riceve una diagnosi di tumore soffre due volte, la prima nel corpo e la seconda nell’anima.

 Incredulità, paura, rabbia. Queste sono solo alcune delle emozioni che si scatenano in una persona quando riceve la triste sentenza: il cancro. Tale patologia genera un duplice male: il dolore e la sofferenza.

Perché se è vero che il corpo, il danno fisico, visibile e concreto produce dolore, d’altro canto il paziente oncologico patisce una sofferenza interiore, ancora più profonda, emotiva che lo lacera dentro. Tali reazioni sono facilmente comprensibili se si pensa che il cancro rappresenta una minaccia esistenziale reale che potrà avere conseguenze sul ruolo lavorativo, sociale e familiare e potrà provocare trasformazioni fisiche importanti. Il modo di reagire alla malattia è naturalmente soggettivo ed è influenzato da numerose variabili.

Tuttavia sembra che il soggetto attraversi cinque fasi in seguito alla notizia della diagnosi di cancro. La prima reazione è quella del rifiuto e dell’isolamento. In tale stato il soggetto prova ansia e incredulità: "Perché è capitato proprio a me?!"; successivamente il soggetto sostituisce la collera e l’isolamento con sentimenti di rabbia, invidia e risentimento; in una fase successiva il paziente cerca di fare "un accordo" che possa rimandare l’inevitabile evento: in genere tale "patto" viene fatto con Dio e generalmente tenuto segreto o menzionato tra le righe.

Quando non può più negare la sua malattia, anche in virtù dei ricoveri interminabili e delle cure strazianti, quando diviene più debole e sempre meno sorridente, sulla persona prevarrà la tristezza e la depressione; infine c’è la fase dell’accettazione in cui il malato di cancro raggiungerà uno stadio per cui non sarà più depresso e arrabbiato per il suo destino ma sperimenterà un sentimento di rassegnazione e accettazione rispetto a ciò che lo attende.

Un evento del genere, quale la diagnosi di cancro, costituisce una situazione estremamente stressante anche per i familiari, gli amici e per tutti coloro che sono a contatto con la persona malata e legati a lei affettivamente. Non è facile accettare l’idea che qualcuno che amiamo si ammali e ciò porta a provare paura, rabbia, tristezza, disperazione e senso di colpa. Ci potrà capitare di reagire al nostro dolore con atteggiamenti di iperprotettività o di rifiuto nei confronti del soggetto colpito dal cancro, come se tentassimo di annullare la consapevolezza di quanto sta accadendo.

La malattia di una persona cara, suscita sentimenti del genere anche perché sollecita meccanismi d’identificazione, attivando le nostre paure di ammalarci e di morire. Per questo motivo, spesso percepiamo la sensazione di non sentirci adeguati, di sentirci fuori luogo qualsiasi cosa diciamo o facciamo. È importante invece sapere che in situazioni del genere non esistono formule magiche, frasi o comportamenti che rappresentano "la cosa giusta" da dire o fare.

È fondamentale mettersi nei panni dell’altro, lasciarlo parlare ascoltando attivamente quello che vuole comunicarci, senza sopraffarlo con le nostre parole o esprimendo giudizi e interpretazioni che non ci vengono richiesti ma tenendo sempre bene a mente che in situazioni così delicate come può essere quella di stare vicino a un paziente oncologico, il silenzio comunica. Il silenzio può voler dire più di mille parole nell’esprimere rispetto, vicinanza emotiva ed affetto.

Da quanto si apprende, la malattia oncologica ha un forte impatto a livello psicologico ed emotivo sulle persone colpite da tumore e sui loro familiari. La psiconcologia è per l’appunto quella disciplina specialistica che si occupa degli aspetti psicologici legati alle patologie neoplastiche. Infatti, negli ultimi anni, presso i reparti oncologici sono previsti dei servizi specifici di supporto psicologico per la gestione del disagio psichico del paziente e dei suoi familiari.
(Fonte foto: Rete Internet)

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