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Il Mediterraneo delle città tra radici comuni e fratture

Le città sono state la chiave dello sviluppo del Mediterraneo. La realtà di oggi è lontana dai fasti, ma le possibilità di sviluppo offerte da una civiltà urbana millenaria sono infinite.

La città e il Mediterraneo sono due “oggetti geografici” inseparabili. Le vicende storiche del bacino hanno dato ai nuclei urbani un ruolo fondamentale e le città, prima ancora che gli stati, gli imperi o le nazioni, sono state le protagoniste per diversi secoli. Dalla sponda asiatica alla polis greca, passando per le coste africane e la Valle del Nilo, la città è stata lo specchio territoriale delle trasformazioni sociali, politiche ed economiche del Mediterraneo.

La prevalenza di funzioni economiche, amministrative o commerciali ha segnato storicamente il tipo di sviluppo delle città nel Mediterraneo, in un processo di crescita che qui più che altrove è stato fortemente guidato dalle condizioni geografiche. Le strette pianure costiere, con alle spalle le montagne oppure il deserto, hanno incanalato lo sviluppo urbano sui litorali, con delle eccezioni “continentali” lungo alcune storiche vie di comunicazione. Il dato comune a tutto il bacino è il continuo aumento del tasso di urbanizzazione e la presenza al vertice delle gerarchie urbane delle città costiere e delle città capitali. Si prevede che, entro il 2030, oltre il 70% della popolazione mediterranea vivrà in un’area metropolitana.

I percorsi di urbanizzazione hanno seguito traiettorie diverse. Nelle città europee, la crescita è stata preceduta e accompagnata dall’industrializzazione; il passaggio alla terziarizzazione dell’economia ha mutato anche le funzioni delle città, sempre più centri di servizi e, negli ultimi 20-30 anni, la popolazione urbana è entrata in una fase di stallo. Le città africane ed asiatiche hanno invece avuto uno sviluppo più confuso e ancora oggi rimangono legate all’attività industriale, con un terziario banale e poco avanzato. Un discorso a parte merita la rete urbana dei Balcani, dove anni di pianificazione hanno convogliato popolazione e attività economiche nelle capitali.

La carta dell’estensione degli agglomerati urbani nel Mediterraneo ci restituisce comunque l’immagine di una regione fortemente squilibrata. L’addensamento delle città sulle fasce costiere è evidente e frutto delle vicende storiche (importanza dei porti) e delle condizioni fisiche (aree interne montuose o desertiche). Con le immigrazioni dalle aree rurali e la progressiva crescita delle città, la pressione antropica sui litorali è diventata poco sostenibile e ha accentuato i divari tra aree costiere e zone interne in tutti i Paesi mediterranei, con pochissime eccezioni (come Egitto e Marocco, che hanno uno sviluppo urbano soprattutto continentale). Anche la crescita del settore turistico ha giocato un ruolo importante in questo processo di concentrazione delle attività e della popolazione lungo i litorali.

Il carico umano ed infrastrutturale sulle coste è una delle principali emergenze nel bacino mediterraneo, sia per questioni ambientali sia per tutti gli aspetti legati alla qualità della vita nelle città, ed è uno dei pochi fenomeni a riguardare tutti i Paesi della regione, sviluppati (pensiamo alla conurbazione napoletana o a quella marsigliese) e non. Poche città mediterranee oggi possono ben figurare nelle classifiche sulla qualità della vita; l’ambiente si presenta ovunque fortemente deteriorato (acqua, inquinamento, sfruttamento del suolo) e negli agglomerati africani ed asiatici la maggior parte della popolazione continua a vivere in situazioni di grande disagio.

Le diverse criticità rendono difficile una soluzione politica comune. Le sfide della programmazione nelle città del Nord riguardano la riqualificazione, il lavoro, la sostenibilità. Le città asiatiche e africane si trovano di fronte a problemi più basilari, come la povertà, la mancanza di abitazioni, lo sfruttamento del suolo. I problemi differenti non devono escludere però la possibilità di una cooperazione euro-mediterranea nel campo delle politiche urbane: la condivisione delle pratiche e dei risultati è uno strumento utile per emergenze sociali ed ambientali che riguardano tutte le aree della regione.

La città resta un elemento fondamentale per gli equilibri della regione mediterranea. In una società globale che si muove verso la rivalutazione delle particolarità locali e delle economie urbane, le città mediterranee hanno la possibilità di attingere a risorse culturali e umane uniche al mondo. Per il momento si tratta di risorse latenti, nascoste sotto un cumulo di problemi economici ed ambientali di difficile soluzione. Le prospettive future non sembrano rosee, almeno a breve termine, ma il “mito” della città mediterranea ha la possibilità di diventare un fattore concreto di competitività e progresso.

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