Di seguito il ricordo di un alunno di Lamberti, oggi giornalista e sociologo dell’ Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali di Brusciano.
Ieri a Salerno, dove è morto il 28 giugno dopo una lunga e implacabile malattia, si è svolta la cerimonia funebre del Professore Amato Lamberti, nato a San Maurizio Canavese, in Piemonte, il 6 aprile 1943. Docente di Sociologia della devianza e della criminalità all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, facoltà di Sociologia; fondatore dell’Osservatorio sulla Camorra della Fondazione Colasanto; maestro ed amico di Giancarlo Siani; fondatore dei Verdi nella regione Campania; Assessore alla Normalità del Comune di Napoli (1993-1995); Presidente della Provincia di Napoli (1995-2004). Un uomo perbene alla cui memoria rivolgo il mio personale omaggio ed alla sua famiglia il fraterno abbraccio di condoglianze.
Al di fuori della dimensione familiare di ognuno, ci sono figure modello lungo il percorso formativo della vita che aiutano uomini e donne a diventare soggetti adulti, maturi e responsabili.
Il primo contesto di riferimento extrafamiliare è la scuola. Per quanto mi riguarda ricordo con simpatia le Suore Domenicane con la “mia” Suor Lorenza dell’Asilo della Madonna della Sanità ; il maestro Antonio Di Sarno della Scuola Elementare; la professoressa Campione insegnante di inglese. Tutti anni felicemente e fruttuosamente vissuti a Mariglianella, dove sono nato, in provincia di Napoli.
La notizia della morte del Professore Amato Lamberti, sociologo e politico, mi ha profondamente commosso, ed ha acceso il ricordo dei momenti principali della mia formazione, dall’asilo agli anni dell’Università Federico II che frequentai come studente lavoratore presso la facoltà di Sociologia a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, terminata una esperienza migratoria fra sud e nord dell’Italia, Germania e ritorno a casa, dopo il terremoto dell’Ottanta, per dare un contributo diretto alla ricostruzione fisica e morale.
L’insegnamento ricevuto dal Professore Amato Lamberti era diretto alla preparazione scientifica per lo studio e la ricerca diretti all’analisi di alcuni peculiari aspetti della realtà sociale: la camorra e la criminalità , il mondo dei giovani e gli stili di vita, la droga e la devianza sociale.
Non si trattava di un freddo trasferimento di conoscenze, nel setting formativo, dal docente alla platea degli studenti. L’allievo percepiva nella docile, ma densa ed intensa lezione di sociologia, il contemporaneo alto senso etico e l’esemplarità intellettuale del docente verso una possibile e praticabile azione di impegno civile dentro una partecipazione costruttiva di crescita comunitaria.
Scrivere oggi nel suo ricordo è anche un momento per rendere al professore Lamberti pubblicamente omaggio e gratitudine, insieme ai tanti che già lo stanno facendo, conservando l’orgoglio per averlo conosciuto, continuando l’azione quotidiana di vita e di lavoro nella piena trasparenza, onestà e forza così come lui ci ha insegnato.
Egli ci ha lasciato tanti scritti, ricerche, studi, progetti realizzati e da realizzare, testimonianze in centinaia di convegni e l’esempio del buon amministratore della cosa pubblica. Volendo rileggerlo, nella immediatezza comunicazionale del rete, si può ricercare la sua personale rubrica “Città al setaccio”, ferma all’ultima pubblicazione del 20 giugno scorso, sul sito www.ilmediano.it , diretto da Luigi F. Pone.
E’ grazie soprattutto al Professore Amato Lamberti, al suo esempio ed al suo insegnamento, di studio e di vita, se oggi riesco a qualificarmi come sociologo e giornalista con il mio nome e cognome, con i miei limiti, ma nella piena trasparenza e nella più totale onestà .
Vola, Prof., col tuo sorriso fra gli angeli del bene. Ci rivedremo un giorno in qualche convegno celeste. Tu a relazionare ed io ad applaudirti.
Antonio Castaldo

