Durante il regime fascista aumentano i matrimoni per dare vita alla famiglia perfetta. Intanto, si diffonde la moka per il caffè, le donne esibiscono un nuovo look e in giro si veda la Fiat Balilla. Ma nelle case non vi sono le stanze da bagno…
Il censimento del 1931, a fronte di una popolazione di circa 41 milioni, registra una preoccupante situazione igienica: solo il 12% degli appartamenti italiani dispone della stanza da bagno. I bambini sono lavati nelle tinozze, gli adulti si servono, invece, dei bagni pubblici. In molte case, però, sono presenti gli apparecchi radiofonici (240.824 abbonamenti). Continua, intanto, la saga dei matrimoni. I fascisti perfetti, uomini e donne, si sposano per costituire una famiglia modello. Ad incrementare le unioni concorre il regime dell”epoca, che regala ad ogni giovane coppia una polizza assicurativa insieme ad un dono del valore di 500 lire.
Sulle vita matrimoniale, nel 1930, interviene anche Pio XI, che emana l”enciclica “Casti connubii”. Il pontefice, affrontando i problemi della famiglia, sostiene che il fine dell”unione dei coniugi è la procreazione e l”educazione dei figli; non certo il soddisfacimento dei sensi. E, perciò, condanna tutte le indicazioni mediche e sociali, che conducono alla pratica dell”aborto.
Nelle case si acquista familiarità con la macchinetta del caffè espresso, la “Moka Express”, creata e prodotta dai fratelli Bialetti.
Le donne esibiscono un nuovo look. Adesso l”abbronzatura è accettata insieme al trucco discreto delle guance e degli occhi. La gonna sale di un palmo sopra il ginocchio sino a lasciare intravedere, talvolta, una giarrettiera. Le calze costano 10 lire al paio, ma la “vera calza per signora, seta pura, velatissima, tipo finissimo, speciale per passeggio”, sale anche a 22 lire il paio.
La FIAT presenta la Balilla 508 a tre marce, “l”automobile che va finalmente verso il popolo”. La nuova macchina ospita, confortevolmente, quattro persone a bordo, raggiunge la velocità massima di 80 chilometri e costa 10.800 lire. La tassa di circolazione, istituita nel 1930, ammonta, però, a 500 lire annue; un litro di benzina costa circa 2 lire. Ed un operaio specializzato guadagna 450 lire al mese, un bracciante, invece, non guadagna più di 9 lire al giorno! Intanto, 1 litro di latte costa 99 centesimi, con una consistente diminuzione del prezzo del 1926, quando, per la stessa misura di latte bisognava pagare 1 lira e 70 centesimi; 1 chilo di zucchero costa, invece, 7 lire al chilo.
Un chilo di carne costa 9 lire al chilo; il filetto arriva anche 18 lire. Per un chilo di pane necessitano 1 lira e 60 centesimi; una gallina costa 7 lire al chilo ed un coniglio lo si compra a 5 lire al chilo. Chi mangia pesce spende, per il merluzzo secco, 2 lire e mezzo al chilo e 14 lire per il tonno.
Un vestito da balilla, un modello di buona qualità, per un bambino di tre anni, alla Rinascente costa 29 lire; la taglia per un bambino di dieci anni costa, invece, 39 lire. Il fez, in feltro di lana, venduto a parte, costa 5 lire e 90 centesimi. Più costosa è la divisa delle piccole italiane: il prezzo base è di 45 lire, ma può anche lievitare.
Nasce in questo periodo la prima raccolta di figurine; è abbinata ai personaggi di una trasmissione radiofonica, “I quattro moschettieri”. Bisogna completare un album con le figurine di 100 personaggi della trasmissione. Una raccolta dà diritto ad un servizio di tè o ad una radio; 150 raccolte complete danno diritto ad un”automobile FIAT. Con le figurine nasce il mercato dello scambio: il pezzo più raro è quello che raffigura il feroce Saladino.

