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Talvolta capita di dubitare che le parole incidono e che alla lunga, come la goccia, sono capaci di spaccare la dura roccia della realtà. Invece, è proprio così. “La parola mette paura”.

Caro Direttore,
a Pasqua c”erano solo pochi cani con i quali scambiare qualche chiacchiera. Ovviamente, per chi, come me, non era andato in vacanza. A casa mia il detto “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”, a ridosso della settimana santa diventa “Natale con chi vuoi, Pasqua con i tuoi”. Insomma, sempre a casa. Mentre la mia collega di Groppello Cairoli se n”è andata sulle spiagge del Mar Rosso (mi dice sempre che fare il bagno lì è come farlo in un acquario). È partita prima delle elezioni, non ha votato e mi ha comunicato che rientra a fine settimana; quindici giorni di ferie, per staccare dalla monotonia delle giornate tutte uguali e stemperare la stanchezza da lavoro.

Allora, mi sono tuffato nella lettura dei libri, dei settimanali e dei giornali. E leggendo, leggendo (ma non è una notizia che riportano i giornali di regime!), ho appreso che il nostro primo ministro ha un”altra “grande amica” di nome Darina Pavlova. Si tratta della seconda moglie di Ilia Pavlov, un boss bulgaro, ucciso nel 2002, del quale ha ereditato tutte le sostanze finanziarie. In verità, però, non mi ha sorpreso la notizia di questa nuova amicizia del premier. Mi ha sorpreso, invece, sapere che Darina Pavlova, nel 1999, versò un contributo simbolico di 1000 dollari a favore della campagna elettorale della senatrice democratica Illary Clinton.

Ma quel contributo simbolico fu rispedito al mittente, in quanto la provenienza di quel sostegno non era ben chiara. Indubbiamente, bel gesto! Ma dalle nostre parti sarebbe mai potuta accadere una roba simile?

Non oso addentrarmi nell”intrigata matassa dei finanziamenti elettorali. Gli strascichi dell”ultima competizione regionale lasciano ancora scie di sangue e di merda. Si paga per entrare in lista, si paga per la propaganda (manifesti, cene, palchi, macchine, caravan, schede fac simile, locali per incontri, capipopolo, comitati elettorali), si paga per raccattare preferenze, si paga per incoraggiare scelte a vantaggio dei primi non eletti (dimissioni, altri incarichi etc.), si paga per ringraziare gli elettori (tot voti, tot volte grazie!). Ma da dove devono uscire tutti questi soldi? E così nessuno ci fa caso più da quale cielo piovano gli assegni, i bigliettoni e le relative cambiali da pagare, successivamente, ad elezioni concluse.

Caro Direttore, i ricchi di famiglia ormai son rimasti in pochi. E quelli veramente ricchi, difficilmente si lasciano tentare da avventure politiche o pseudo tali; gli arricchiti, invece, si portano sempre appresso il peso delle parole di Balzac: “Dietro ogni grande fortuna c”è un crimine”. Quand”ero giovane non ci credevo, perchè pensavo che la fortuna potesse arrivare da un”eredità, da un terno a lotto, da un biglietto della lotteria ma anche dal lavoro. Poi, con gli anni, ho capito: ma quale lavoro? Col lavoro a stento arrivi alla fine del mese. E non tutti i lavori sono uguali.

Nel senso che lo stesso lavoro dà guadagni diversificati a secondo del comportamento del lavoratore. Gli onesti tagliano il traguardo del 27 del mese già con l”acqua alla gola; quelli disonesti scialacquano, fanno investimenti in borsa, comprano case, barche, auto, moto e vanno in vacanza in luoghi esotici (mica come te, Direttore, che per le tue vacanze estive, sei andato già tre volte a San Marco di Castellabate, per fittare un umido bilocale a tre chilometri dalla spiaggia!).

A un anno dall”inizio della mia collaborazione al Mediano.it, stavo considerando l”ipotesi di ringraziarti per l”ospitalità concessami settimanalmente e salutare, in modo definitivo, coloro che ancora hanno avuto voglia e pazienza di leggere la rubrica “Pensare italiano”. Perchè, a un certo punto, ho pensato, le parole –scritte o parlate che siano- stancano, non incidono più di tanto, rischiano di essere ripetitive e non cambiano la realtà.

Poi, sempre durante le festività pasquali, mi è capitato di leggere: “È proprio la diffusione della parola a mettere paura. Non è lo scrittore, l”autore, non è neanche il libro in sè, nè la parola da sola, che riesce ad accendere riflettori e per questo mettere paura. Quello che realmente spaventa è che si possa venire a conoscenza di determinati eventi e, soprattutto, che si possano finalmente intravedere i meccanismi che li hanno provocati. Quel che spaventa è che qualcuno possa d”improvviso avere la possibilità di capire come vanno le cose. Avere gli strumenti che svelino quel che sta dietro. E soprattutto avere la possibilità di percepire determinate storie come le proprie storie”., (Roberto Saviano, “La parola contro la camorra”, Einaudi, 2010).

Per carità, “omnia non pariter rerum sunt omnibus apta”, non tutto si adatta a tutti! Però, ho capito che, anche nel nostro piccolo, ripetere certe parole, raccontare certe storie, possa essere utile a far percepire la propria realtà non come unica ed esclusiva. In fondo, tutte le vicende umane si assomigliano, perchè sono gli uomini ad essere uguali con i loro vizi e le loro virtù, i loro sentimenti e le loro miserie.

E su queste ultime considerazione, Direttore, ti confesso che mi sono molto soffermato a riflettere sulle parole di un libro presentato, qualche settimana fa, anche dal tuo stesso giornale: “Ora al Palazzo è difficile amministrare, perchè c”è stato un grande arrembaggio, nel corso del quale si sono persi valori, ideologie, idealità. Sembra che gli individualismi e i personalismi debbano sempre prevalere sulla comunità. Ogni tanto, quando qualcosa non fila per il verso giusto, si mandano messaggi subliminali; si inviano larvate minacce; si alza il prezzo del consenso nel consiglio comunale”., (C. Raia, “Il Paese di Asso di bastone”, Guida, 2010).

Com”è vero che le storie dei nostri paesi si assomigliano, come i personaggi che le animano. E com”è vero che il rendere pubbliche queste storie, insieme ai personaggi che le animano, contribuisca a far scoprire una realtà, che sta sotto gli occhi di tutti, della quale tutti, ma proprio tutti, fino a un momento prima, non se ne erano accorti.
(Fonte foto: Rete Internet)

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