La riforma sanitaria del presidente degli Stati Uniti è una grande lezione di coerenza per i politici nostrani.
Di Don Aniello Tortora
“Questa non è una riforma radicale ma è una grande riforma. Questo è il vero cambiamento”. Così Barack Obama ha salutato lo storico voto della Camera. Con 219 sì contro 212 no, la Camera ha approvato la sua sofferta riforma sanitaria. É passata una legge di straordinaria portata, che dopo l’approvazione del Senato ha esteso a 32 milioni di americani un’assistenza medica di cui erano finora sprovvisti. É la fine di un incubo, 14 mesi in cui il presidente si era giocato la sua immagine su questo “cantiere progressista”.
Obama ce l’ha fatta su un terreno dove da mezzo secolo tutti i presidenti erano stati sconfitti. Ha affrontato una piaga sociale, che vede l’America molto più indietro degli altri paesi ricchi per la qualità delle cure mediche offerte all’insieme della popolazione. I primi effetti di questa riforma, in vigore da subito, colpiranno gli abusi più odiosi delle assicurazioni. Sarà vietato alle compagnie assicurative rescindere una polizza quando il paziente si ammala, una pratica fin qui tristemente consueta. Sarà illegale rifiutarsi di assicurare un bambino invocando le sue malattie pre-esistenti.
Diventeranno fuorilegge anche i tetti massimi di spesa, usati dalle assicurazioni per rifiutare i rimborsi oltre un certo ammontare (un costume particolarmente deleterio per i pazienti con patologie gravi che richiedono terapie costose, come il cancro). I genitori avranno il diritto di mantenere nella copertura della propria assicurazione sanitaria i figli fino al compimento del 26esimo anno di età, una norma particolarmente attesa in una fase in cui i giovani stentano a trovare un posto di lavoro (e quindi non hanno accesso all’assicurazione che di solito è connessa a un impiego stabile).
Più avanti, entro il 2014, scatteranno gli altri aspetti della riforma, quelli che porteranno 32 milioni di americani ad avere finalmente diritto a un’assistenza. Di questi, la metà circa entreranno sotto la copertura della mutua di Stato per i meno abbienti, il Medicaid. Quest’ultimo garantirà cure gratuite fino alla soglia di 29.000 dollari di reddito annuo lordo, per una famiglia di quattro persone. Altri 16 milioni dovranno invece comprarsi una polizza assicurativa. Ma potranno farlo scegliendo in una nuova Borsa competitiva sorvegliata dallo Stato, e riceveranno sussidi pubblici fino a 6.000 dollari, onde evitare che l’assicurazione gli costi più del 9,5% del loro reddito. Multe salate per le aziende con oltre 50 dipendenti che non offrono l’assicurazione sanitaria ai dipendenti.
Perchè questo resterà comunque anche dopo la riforma il tratto distintivo del sistema sanitario americano, imperniato sulle assicurazioni private, e ben lontano dai servizi sanitari nazionali dei paesi europei.
Manca, nella riforma, quello che all’origine doveva essere l’aspetto più radicalmente innovativo: la cosiddetta opzione pubblica. Di fronte alle accuse di voler imporre un “socialismo medico di tipo cubano” i democratici hanno abbandonato quell’idea, che avrebbe creato un’assicurazione di Stato disponibile a tutti, a costi contenuti, per far concorrenza alle assicurazioni private. In compenso ci sarà una stangata fiscale sulle multinazionali farmaceutiche, per finanziare una parte dei costi della riforma.
Con questa riforma Obama ha dimostrato al mondo intero di essere un vero politico. Mantiene le promesse elettorali, cerca sempre il bene comune, non ha interessi personali da difendere, è attentissimo alle esigenze dei più deboli. É un esempio da imitare anche da parte dei politici nostrani. Anch”io ho un sogno: che nella nostra bella Italia vengano alla luce (perchè ci sono!) tanti Obama, al posto di veline, parenti di:, furfanti, imbroglioni, interessati, arrivisti, arrampicatori sociali.
(Fonte foto: Rete Internet)

