Secondo alcuni osservatori il rinnovo dei politici nei posti di comando ha portato euforia e fiducia. Sarà. Eppure in giro c”è tanta gente delusa, al punto che non va più neppure a votare.
Di Amato Lamberti
Sono passate le elezioni regionali e oggi abbiamo un nuovo “governatore” che tutti sperano sia molto diverso da quello che l’ha preceduto. In molti Comuni si sono rinnovati Sindaci e Consigli e tutti i cittadini sperano che le promesse fatte in campagna elettorale vengano onorate. C’è comunque in tutta la regione, secondo molti commentatori, se non un’aria di euforia, almeno di fiduciosa attesa. Personalmente non credo, guardandomi attorno, per la strada, che la “cifra” di Napoli, di tanti Comuni piccoli e grandi, dell’intera regione, sia oggi l’euforia o l’attesa fiduciosa, come si legge su alcuni giornali.
Sarò sfortunato, ma incontro solo gente “incazzata” per le ragioni più diverse. Gli imprenditori, piccoli e grandi, non appena mi incontrano, mi scaricano addosso tutta la rabbia che hanno in corpo, perchè Comuni e Regione li stanno portando inesorabilmente al fallimento, perchè non solo non pagano le forniture ricevute da tempo, ma non danno alcuna certezza sui tempi nei quali onoreranno -si fa per dire- i loro debiti.
Tutti sono terrorizzati dal fatto che si possano ripetere le situazioni del 1992, quando il Comune e la Provincia di Napoli, insieme a molti altri Comuni della Campania, dichiararono il dissesto e trascinarono nel loro fallimento migliaia di piccole aziende, con tutte le conseguenze occupazionali e di attività già largamente sofferte dalla gente, ma completamente ignorate da politici e amministratori, allora come oggi.
Ma sono “incazzati” tutti: chi, per le strade sconnesse, chi, per i marciapiedi impraticabili, chi, perchè non trova lavoro, chi, perchè non riesce ad avviare una attività per le troppe pastoie burocratiche, chi, perchè non si sente sicuro per la strada, chi, perchè non si sente sicuro neppure nella propria casa con porta e finestre blindate, chi, perchè è soggetto allo stillicidio continuo del pagamento di tangenti per il solo fatto che tutte le mattine alza la saracinesca del suo negozio o del suo pubblico esercizio, chi, infine, perchè non riesce più a mettere insieme il pranzo e la cena.
Uomini e donne, giovani e anziani, occupati e disoccupati, tutti hanno qualcosa di cui lamentarsi: “governo ladro” è diventata una constatazione più che una imprecazione. Eppure, i politici continuano a parlare, come se nulla fosse, dei loro problemi personali, di alleanze strategiche, di segreterie politiche , di rimpasti nelle amministrazioni, come se questa indignazione non fosse rivolta a chi la politica la fa, da troppi anni, senza essere capace di risolvere anche uno solo dei problemi dei cittadini.
L’indignazione della gente non conta nulla, neppure quando arriva ai fischi e ai pernacchi: continuano a restare chiusi e isolati nei loro palazzi, nelle loro segreterie, nei loro assessorati, convinti di essere intangibili e insostituibili, anche se incapaci di frenare un processo di dissoluzione che insieme ai partiti sta coinvolgendo l’intera regione e, in particolare la città di Napoli.
I richiami, ormai quotidiani, del cardinale Sepe, al recupero della moralità, della legalità e di una attenzione alle sofferenze della città, vengono intesi, paradossalmente, come invito a continuare e non piuttosto a sbaraccare per far posto ad un nuovo modo di fare politica e di amministrare. L’intervento della Magistratura, su amministratori comunali,dirigenti pubblici e imprenditori, le rare volte che avviene, è salutato con ovazioni ed applausi negli uffici comunali, provinciali e regionali, ma anche negli uffici di aziende private, in negozi, in laboratori artigianali, presso le edicole dei giornali, prese d’assalto. In qualche caso si sono tirate fuori le bottiglie di spumante.
Non è stato, come è avvenuto recentemente, un bello spettacolo, ma quando la politica non è in grado di riformare e ripulire se stessa, non si può criticare la gente se si trova ridotta a chiedere l’intervento repressivo delle Forze dell’Ordine e della Magistratura. Comunque, con buona pace di tutti, nè l’intervento della Magistratura, nè la reazione spontanea della gente, hanno mai prodotto alcun risultato: politici e amministratori continuano a star chiusi nelle loro stanze, pensando solo ai loro problemi di sopravvivenza e di carriera, locale, nazionale ed europea, ma dichiarando ai quattro venti che è il lavoro il problema fondamentale, perchè solo il lavoro può creare sviluppo, occupazione, ricchezza.
Ma per gli amministratori locali è un problema di cui si deve occupare il Governo. Per Ministri e Parlamentari è naturalmente un problema delle Regioni e delle amministrazioni locali. Ai cittadini lasciati sempre più soli non resta che tirare su le maniche e darsi da fare: molti cominciano a pensare che la politica non si occupa dei loro problemi e quindi non vale neppure la pena perdere un po” di tempo per andare a votare.
(Fonte foto: Rete Internet)

