La città partenopea vanta uno dei luoghi più belli al mondo: il suo Golfo, una delle bellezze naturalistiche più decantate della storia, un luogo magico che, dall”antichità, continua ad affascinare i visitatori di tutto il mondo.
Napoli è il suo golfo, è quella splendida veduta che di esso si ha dal quartiere Posillipo (foto), quell’immagine che resta fissa nella mente e che è stampata su migliaia di cartoline, riprodotta in centinaia di quadri. Il Golfo è Napoli, la sua icona, che incarna tutta la bellezza di una città adagiata sul mare, da sempre decantata da poeti, scrittori e cantanti. Napoli è una città magica, che resta impressa nel cuore, il cui golfo, come scrive Guido Piovene, è il più bello della terra.
Un articolo solo non basterebbe a citare tutti quelli che hanno scritto e parlato di Napoli, delle sue bellezze e dei suoi guai, di quell’aria tragicomica che si respira in città e che hanno, in fondo, tutti i cittadini partenopei. Troppi i nomi dei pensatori a cui Partenope, anche solo per un attimo, ha rubato il cuore. Torquato Tasso, Stendhal, Goethe, sono solo alcuni di loro. Per una strana alchimia, di fronte al golfo napoletano, non si può fare a meno di pensare, di riflettere. È un panorama che da secoli toglie il fiato e che da più di duemila anni continua a far sognare.
Lo sapevano gli antichi greci, che per primi colonizzarono le rive napoletane e diedero alla collina a picco sul mare il nome di Posillipo, in greco Pausylipon, letteralmente “che fa cessare il dolore”, convinti che lo spettacolo del Vesuvio e del Golfo placasse ogni male del cuore e aprisse la mente a pensieri più profondi. Lo sapevano i romani, che lungo le coste partenopee e le isole del golfo costruirono suntuose ville e fecero di Neapolis (“la città più greca d’Italia”) un luogo di riposo e villeggiatura.
Per secoli la dominarono i normanni, gli svevi, gli angioini, gli aragonesi, poi gli spagnoli e infine i Borbone. Tutti vollero possedere quel Golfo, quel mare, e governare su quella città indomabile che, tutt’oggi, vive secondo proprie regole e proprie leggi. Una città che, nonostante tutti i suoi mali, conserva l’aspetto di una capitale e quella sua magia, quella dicotomia tra sacro e profano, quella sua superstizione, quel suo modus vivendi incomprensibile al di fuori di Napoli eppure straordinariamente attraente.
Napoli spaventa e intimorisce e tuttavia affascina, incuriosisce. Napoli si odia e si ama. “È lo scontro del fuoco del Vesuvio con l’acqua del Golfo” (Augusto De Luca). È una città dai mille volti, dai mille vicoli e dalle mille leggende. Una città per cui l’America’s Cup non è che un modo per far parlare di sé, per ricordare al mondo e all’Italia la sua storia, troppe volte e troppo spesso dimenticata. Per ricordare, come scrisse Andrea Geremicca, che, “già nello scorcio del Medio Evo, Napoli oltrepassava i 200 mila abitanti, quando Milano non sorpassava che di poco i 50 mila e Torino ne contava 16 mila soltanto; quando Amburgo ne aveva meno di Torino e Londra meno di Milano”.
(Fonte foto: Rete Internet)





