Somma Vesuviana si prepara a dare l’ultimo saluto ai ragazzi morti sulla ss 268, strada killer e simbolo della pochezza politica di chi amministra i nostri territori.
Si abbracciano, si salutano baciandosi e scambiandosi parole del tipo “cuore” “ti amo” “fratè”. Si coccolano, si incontrano sulla piazza virtuale, chattano, si inviano messaggini e amano fotografare e pubblicare i momenti belli della loro giornata sul web. Crescono così i nostri figli, le nuove generazioni, si incontrano tra i banchi di scuola, condividono le passioni e le amicizie, fanno gruppo, escono insieme e qualche volta, purtroppo, un triste destino li unisce. Gianni, Aldo, Nando, Enrico, Vincenzo. Cinque giovanissimi, tutti di Somma Vesuviana. Da sempre amici.
Insieme per giocare a pallone, per flirtare con le belle ragazze, per spararsi le “pose” da grandi, sorridenti, atletici, sempre a passo con la moda e con la tecnologia e con una gran voglia di vivere la stagione più bella della loro vita, i loro fantastici diciotto anni. Insieme per un giro sui go-kart , per divertirsi, per trascorrere una domenica tutti i in allegria. Come sempre. E poi quella curva maledetta, il boato, il buio, la morte. Gianni e Aldo non hanno scampo, Nando è in prognosi riservata, Enrico sta lottando per la vita, Vincenzo, forse, è l’unico più fortunato e riuscirà a cavarsela con qualche frattura agli arti inferiori. Una strage di giovani e di sogni.
I sogni e la vita di Gianni Cautiero, 19 anni, e di Aldo Busiello, 18 anni, si sono infranti intorno alle 20,00 di domenica sera sull’asfalto di una strada buia e pericolosa, la 268, a pochi passi da casa. Una notizia che ha scosso un’intera città, che ha gettato nella disperazione parenti e amici, tanti amici, tanti giovani che da ieri notte si sono stretti intorno ai genitori dei due sfortunati ragazzi in via Alaia e in via Costantinopoli e davanti alla sala mortuaria dell’ospedale Cardarelli. Tanti altri giovani sono al capezzale di Nando e, soprattutto, di Enrico che versa in condizioni disperate.
Mentre le istituzioni invocano la chiusura della strada della morte e le autorità preposte cercano di chiarire la dinamica dell’incidente, i nostri figli si scoprono fragili e smarriti di fronte ad una morte così assurda e così violenta, commentando e scrivendo pensieri sulle bacheche di Aldo e di Gianni, da dove, attraverso le foto, si può ricostruire il ritratto della loro giovane vita. Aldo, studente del quinto anno dell’Itis Maiorana, Aldo biondo e occhi azzurri, Aldo che sorride in classe, che brinda con gli amici, che spegne le candeline, che inforca gli occhiali da sole sulla spiaggia, che ascolta la musica , che sogna la vittoria della sua squadra, il Napoli, che abbraccia con amore la sua fidanzatina; Gianni, bruno, magro, sorriso splendente, Gianni che sceglie la strada del lavoro, Gianni sulla riva del mare, Gianni che abbraccia il suo amico del cuore, Gianni alle feste di compleanno, che alza il pollice, che saluta dal pullman, che ride spensierato con i suoi amici di sempre a Palma de Maiorca.
“Non è giusto: perché?” “Non meritavate un così triste destino”. “Perché?” Centinaia di messaggi affollano i profili dei due ragazzi e non mancano quelli di rabbia e indignazione contro l’incuria della 268, che conta una lunghissima lista di vittime e che è nota a tutti ormai come la strada della morte.
Un freddo pungente e insolitamente gelido avvolge da ieri la cittadina vesuviana che, composta e dolorosamente silenziosa, aspetta di poter dare l’ultimo saluto ai suoi giovani figli.
(Foto tratta dal quotidiano Il Mattino)




