Il regista polacco Lech Majewski prende La Salita al Calvario di Bruguel il Vecchio e prova a spiegarci il senso del quadro con un film che “entra”, letteralmente, nel capolavoro fiammingo.
Nel 1564 Bruegel il Vecchio terminava una delle sue opere più ambiziose, La Salita al Calvario. Il dipinto – oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna – rappresenta un momento della salita di Cristo al Calvario, in un paesaggio misterioso e denso di simboli che ricorda la campagna fiamminga. Oltre 100 personaggi – vestiti con abiti del Cinquecento – animano la tela, lasciando quasi ai margini, sebbene al centro del dipinto, la figura di Cristo. Tra simboli di morte e un teatro umano variegato, l’aspetto che colpisce è l’indifferenza degli uomini al dolore.
Lech Majewski non è nuovo ad operazione sofisticate. Questa volta realizza un film su un quadro, o meglio, dentro il quadro.
Perché I colori della passione non è semplicemente la spiegazione della genesi della Salita al Calvario, ma è soprattutto un tentativo di raccontare il significato di un’opera attraverso la sua drammatizzazione, restituendola al movimento, per poi fermarla nel momento più importante. Bruegel – interpretato da Rutger Hauer – ci introduce sulla scena ai segreti del suo capolavoro.
Il film parte dai dettagli. Assistiamo al risveglio di un villaggio fiammingo del Cinquecento, al tempo della dominazione spagnola. Il grande mulino che domina la scena (e il quadro di Bruegel) si mette in moto lentamente al sorgere del sole. Un uomo e una donna fanno l’amore, poi vanno per strada a vendere il latte. Un gruppetto di ragazzini si sveglia e fa baccano. L’inizio del giorno è avvolto dal silenzio, senza dialoghi, in una scenografia che riprende sullo sfondo il dipinto di Bruegel.
La prima svolta drammatica arriva con la tortura di un uomo protestante da parte delle milizie spagnole. Il terribile supplizio della ruota rompe l’idillio del villaggio e fa irrompere nella narrazione la violenza della storia e delle guerre di religione. Gradualmente si ricompongono tutti gli elementi del quadro, mentre Bruegel si aggira per la scena con le tele in mano e mette a fuoco i dettagli del capolavoro, vivi davanti ai suoi e ai nostri occhi.
Cristo arriva sulla scena. Viene preparata la croce e prelevati i due ladroni. Quasi dal nulla, in un paesaggio nordeuropeo, vediamo inscenata la dolorosa marcia di Cristo verso il Calvario. Bruegel continua a muoversi sullo sfondo. Nel momento di massima sofferenza di Gesù, circondato da una folla rumorosa e poco attenta, il pittore “blocca” la scena. Il capolavoro è realizzato.
Con questo film difficile, Majewski coglie alla perfezione lo spirito della tela del genio fiammingo. Bruguel dichiara che il compito dell’arte è fermare per un attimo la realtà , in modo da portare una testimonianza dei grandi eventi storici che all’uomo comune, indaffarato nelle sue cose, spesso sfuggono.
Il merito del regista polacco è di aver costruito un percorso estetico e narrativo perfetto per ricordarci l’importanza dello sguardo dell’artista (regista-pittore) nel fissare in un’opera gli eventi. Il film è un viaggio che parte dal particolare del risveglio del villaggio, con le piccole attività che fanno girare la vita dei contadini, e arriva allo straordinario momento della crocifissione di Cristo. Grazie a questa struttura, il messaggio arriva in modo limpido, rispettando il lavoro di Bruegel: gli uomini si immergono nelle loro cose, insensibili al dolore altrui e ai grandi passaggi della Storia. L’arte, un quadro, un film, hanno il potere di rendere immortale un attimo e il suo significato.
Oltre ai grandi meriti tecnici (il film è un complesso incastro tra immagini realistiche e sfondi che richiamano la pittura), l’opera di Majewski riesce nell’obiettivo ambizioso di “entrare” in un quadro e restituire allo spettatore non solo il suo fascino ma anche una parte dei motivi della sua genesi. Un film complesso, silenzioso ma ricco di simboli e spunti, che conquista con il suo inno all’importanza dell’arte.
Voto 7,5/10
Regia di Lech Majevski, con Rutger Hauer, Michael York, Charlotte Rampling
Titolo originale: The mill and the cross
Durata: 100 minuti
Uscita nelle sale: 30 marzo 2012

