Il mito della camorra prevede la sua infallibilità. Alcuni miti però, sono soltanto creati dalle nostre paure: analisi di due concetti importanti per annientare la criminalità organizzata a Napoli.
Ciò che realmente serve per combattere la camorra è ideare programmi funzionali che possano essere realizzati nei territori di riferimento, coinvolgendo il maggior numero di cittadini. Qualsiasi comunità che si confronta con il problema del crimine organizzato, rischia prima di tutto di non essere ascoltata e di non vedere provvedimenti, semplicemente perché è una comunità in cui non vengono proposti mutamenti culturali, una comunità che tace.
Ogni città che tace, ogni comunità che non da voce al proprio disagio, ha probabilmente tra la maggioranza dei suoi componenti tutti coloro che, con omertà, coprono criminali. Sono le stesse persone che non denunciano, non creano idee di sviluppo, non mettono in pratica piccoli gesti per dimostrare quanto la propria terra meriti più rispetto. Da qui si deduce la stretta correlazione tra cittadino e soluzione, cioè che nessuna politica d’intervento può avere successo se la collettività non matura un’idea condivisa di crescita culturale. E’ stato fatto tanto fino ad ora per combattere il crimine organizzato e, proprio grazie a tutto questo lavoro, è possibile analizzare varie soluzioni.
Tra i vari provvedimenti possibili soffermiamoci su due concetti principali: Il primo è che per annientare definitivamente qualsiasi tipo di mafia, bisogna stabilire inchieste precise e mirate che registrino tutti i movimenti e tutti gli interessi, anche solo parziali, che possano collegare i clan camorristici con i dirigenti politici. Una volta dimostrata la contaminazione, bisogna allontanare definitivamente questi attori politici da qualsiasi scenario istituzionale, da qualsiasi posizione governativa. E’ dimostrato, infatti, che è molto più difficile non essere parte dei sistemi camorristici laddove ci sia la latente compartecipazione della dirigenza amministrativa dei comuni.
La collusione di alcuni politici napoletani, regionali o anche nazionali, si potrebbe tradurre in altre parole come quel passaporto informale che autorizza le mobilitazioni economiche degli ingenti capitali mafiosi. Una volta bonificato il territorio dall’ignobile legame tra camorrista e politico, ciò che è fondamentale mettere in pratica è il secondo concetto utile: investire nei bambini. Tra qualche anno i vari delinquenti, usurai, rapinatori, scippatori, tangentisti, politici collusi, e i vari camorristi stessi, non saranno altro che i bambini di oggi, ma se da adesso ci impegnassimo per modificare la loro cultura, così come ci impegnassimo a modificare il loro ambiente, con la giusta attenzione anche al loro contesto familiare, spesso deviante, differiremmo la gratificazione di vivere in un contesto bonificato dalla contaminazione mafiosa.
Per quanti sforzi si possano fare per inculcare nelle menti di noi tutti “adulti” l’idea che la camorra, la collusione e l’omertà siano concetti sbagliati, è impossibile purtroppo non fare i conti con la cultura contemporanea, con l’immaginario collettivo, che, a discapito delle soluzioni apportate da chi combatte il crimine organizzato, inevitabilmente plasma i nostri atteggiamenti. La cultura della paura: la stagnazione dell’idea secondo cui la camorra è invincibile è ormai parte di quel meccanismo d’interiorizzazione presente in ognuno, che conduce, tra simbolismi e ritorsioni, all’aumento del vittimismo. Ciò corrisponde all’autorizzazione per i criminali ad agire indisturbati, poiché tanto "è così che vanno le cose, è così che saranno per sempre".
Investire nei bambini, attraverso aggregazione e sensibilizzazione, significa strutturare politiche serie di inclusione. Se la camorra oggi è il sangue che scorre nelle vene più nascoste della nostra realtà, i bambini e il loro futuro rappresentano quelle necessarie trasfusioni di sangue non infetto, utile a guarire l’organismo sociale. Investire nei bambini, significa creare un programma serio e ben elaborato che possa essere condiviso da tutti i paesi contaminati dal crimine organizzato, ma anche dai paesi che potrebbero esserlo in futuro. Creare nuove strutture cognitive, stili di vita, modificando gli orientamenti di valore. Creare, quindi, specifici orientamenti di valore a favore della crescita, affinché gli stessi attori sociali possano automaticamente modificare la struttura culturale della paura, mutandola nella struttura culturale dell’estraneità.
Estraniarsi dal problema significa non farne parte, significa riconoscere i danni ed evitarli, significa proporre alternative ai servizi offerti dalla camorra. A Quarto, nella provincia napoletana, è nata un’iniziativa che risponde perfettamente alla richiesta del secondo concetto sovresposto: Il progetto dell’Associazione "Nuova Quarto Calcio per la legalità" è uno di quegli investimenti utili per favorire la realizzazione della nuova struttura culturale partenopea. “Nuova” perché la squadra locale è stata sottratta alla gestione di un clan di camorra. Lo statuto dell’Associazione, senza fini di lucro e che ha come Presidente Luigi Cuomo, cita le finalità di questa bella iniziativa che intende allontanare i ragazzi dalla camorra e proteggerli insegnando loro le risorse dello sport:
"L’associazione ha lo scopo di sostenere, in tutte le forme possibili e necessarie, la squadra di calcio del Quarto nel progetto di legalità che ha promosso l’associazione SOS Impresa in collaborazione con Don Vittorio Zecconi e don Gennaro Guardascione. L’Associazione è impegnata anche per favorire la promozione della cultura e della coscienza civile e dedicherà particolare impegno nell’azione di promozione della legalità nelle scuole ed anche attraverso le attività ludico-sportive". Per aderire all’iniziativa e per maggiori informazioni è possibile visitare il sito www.nuovaquartocalcio.it dove, ciò che più colpisce, è la trasparenza con cui sono propagandate le finalità, i movimenti economici e i profili dei dirigenti con tanto di foto.
La lettura del sito e la partecipazione all’idea sono un interessante approccio all’analisi della questione, così com’è straordinario ma troppo poco mediatizzato, notare quanta volontà ci sia, da parte di alcune organizzazioni non governative, nel voler impegnarsi a far sorridere i ragazzi, proponendo loro una Napoli differente. Tutti insieme, in una zona contaminata da cancri sociali, alimentando la coesione, lo spirito di gruppo, il sano agonismo e la partecipazione alle attività sportive. Così facendo aumenta in questi ragazzi il senso di responsabilità attraverso il gioco del calcio, piuttosto che il crudele gioco della camorra. Due giochi decisamente differenti: uno porta a calciare un pallone in una rete, l’altro a calciare la vita con i reati.
(Fonte foto: www.nuovaquartocalcio.it)

