Fiat, i segnali di pace targati Marchionne

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Il superamento della newco segna la fine della procedura di licenziamento puntata sugli operai Fiom. Intanto Torino dà il via alla riorganizzazione di Pomigliano con la versione “light” della Panda.

Tira aria di una pace ritrovata nei rapporti tra la grande impresa e la sinistra politica e sindacale. Lo dimostra in qualche modo il comunicato, diramato ieri, dalla Fiat che conferma la notizia dello scioglimento di Fabbrica Italia Pomigliano, due anni e mezzo dopo la sua creazione, che ha determinato la stesura del nuovo contratto dell’auto, in deroga al contratto nazionale dei metalmeccanici, poi esteso a tutto il gruppo automobilistico, e l’espulsione dagli impianti dei sindacati che non lo condividono, Fiom in primis.

Torino spiega che l’accordo di Pomigliano, con le sue implicazioni organizzative e produttive, è stato esteso all’intero comparto nazionale di Fiat Group Automobiles per cui è ora possibile il superamento della Fip e il ritorno, attraverso un trasferimento di ramo d’azienda, del personale impegnato nelle produzioni Panda sotto l’unica insegna di Fga. Conseguenza principale dell’operazione, che si concluderà il primo marzo prossimo, sarà il prolungamento degli ammortizzatori sociali fino a marzo 2014 per mezzo di una riorganizzazione complessiva, consentita anche dall’avvio di una nuova produzione, di un’ulteriore versione della Panda, più popolare, con un allestimento di base economico in grado di far scendere il prezzo al pubblico.

Il via alla produzione di questa versione è imminente. Panda, dunque, amplia la gamma. Lo conferma il Lingotto. La dismissione della Panda Classic, celebre modello dell’utilitaria sfornato per anni dall’impianto polacco di Tichy, ha lasciato un piccolo vuoto di mercato. Da qui l’intenzione del Lingotto di colmarlo. Altro elemento che fa pensare allo sviluppo: la possibilità di produrre, sempre a Pomigliano, componenti per le vetture Chrysler. “ E non escludo un ritorno dell’ipotesi di un modello aggiuntivo Mazda ”, spiega Roberto Di Maulo, segretario generale della Fismic, che durante un’assemblea del suo sindacato, ad Avellino, organizzato per celebrare l’arrivo di centinaia di iscritti provenienti dalla Fim-Cisl irpina, anticipa le prossime mosse di Pomigliano. Di Maulo però punta i piedi.

“Il passaggio alla Fga ha un senso se è un’operazione puramente industriale – avverte il responsabile Fismic – se invece è un escamotoge per aggirare le sentenze della magistratura non porterà da nessuna parte”. Il riferimento è alla situazione in cui si trovano i 19 operai iscritti alla Fiom, rientrati al lavoro a dicembre con una sentenza antidiscriminatoria del tribunale di Roma. A ogni modo la Fiat nel comunicato che annuncia lo scioglimento della Fip non fa alcun riferimento né alla procedura di mobilità aperta per licenziare 19 addetti newco né al destino riservato agli iscritti Fiom. C’è però la sensazione netta che questa problematica stia per essere rimossa. Il 7 febbraio Fiat e sindacati firmatari di contratto ( Fim, Uilm, Fimsic e Ugl ) si incontreranno a Pomigliano.

Ma l’avvio della cig a rotazione, com’è stato deciso per Melfi, è un’incognita. Roberto Di Maulo e Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic, sono favorevoli a un accordo per la rotazione, che consentirebbe il rientro a turno di tutti i 4515 addetti di Pomigliano, attuali cassintegrati compresi, che non vedono la fabbrica da tempo immemore. In base alla richiesta di prolungamento della cig, inviata dalla Fiat alla Regione Campania, nel cuore delle produzioni ( montaggio, lastratura, verniciatura ) potranno avere accesso solo gli operai che hanno lavorato per almeno sei mesi di seguito. Tutti gli altri, vale a dire anche per gli iscritti Fiom, andranno nei magazzini e nei servizi.

“Mi sembra che il cambio dia ulteriori garanzie occupazionali – dichiara Giuseppe Terracciano, segretario della Fim di Napoli – per quanto riguarda invece la rotazione dovremo discuterne con l’azienda”.

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