La polizia non aveva fornito i dettagli del tentato suicidio di Marigliano, avvenuto domenica scorsa. Ma in un messaggio scritto lo Slai Cobas afferma che si sia trattato di un cassintegrato della Fiat, del reparto lastratura.
Le veline delle forze dell’ordine avevano scritto di un uomo con disturbi psichici che si era gettato da un ponte riportando varie fratture. Tutto qui. Ma domenica scorsa a gettarsi dal ponte dell’autostrada Napoli-Bari, all’altezza di Marigliano, sarebbe stato un operaio della Fiat di Pomigliano, in cassa integrazione da anni. Un “particolare”, questo, che cambierebbe in modo radicale la sostanza della vicenda. Lo sostiene il sindacato autonomo non firmatario di contratto Slai-Cobas, i cosiddetti “autorganizzati”.
In un comunicato lo Slai afferma che in realtà domenica a tentare di togliersi la vita è stato un lavoratore della fabbrica automobilistica, padre di due figli, disperato a causa della mancanza di lavoro perché da troppo tempo in cassa integrazione. In base ai dettagli forniti da Vittorio Granillo, leader locale dello Slai, l’uomo avrebbe lavorato nel reparto lastratura dello stabilimento produttore della Panda, per poi finire in cig a zero ore.
Quindi l’invettiva del sindacato di base nei riguardi dell’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne: “Questo è stato solo l’ultimo di una serie di tentati suicidi da parte di cassintegrati Fiat. A fronte del disastro industriale, occupazionale e sociale in atto, il suo “piano” è stato un trionfo che ha consentito agli azionisti di guadagnare tra i 6 e gli 8 euro per ogni azione da 50 euro mentre Marchionne, nel solo 2012, ha ricevuto dalla Fiat circa 50 milioni di euro in azioni nonchè un nuovo piano di azioni gratuite da 7 milioni di euro (di cui 1/3 è già maturato nel febbraio 2013). Inoltre ha ricevuto in questi anni opzioni e/o assegnazioni per un valore economico di circa 123 milioni di euro e, sempre nel 2012, il suo stipendio base annuo è aumentato di quasi il 50% passando da 4,5 milioni di euro a 7,4 milioni.
Il fatto è che Marchionne, col suo piano, ha miracolato solo gli Agnelli, gli azionisti e se stesso diventando il “numero uno” nella classifica dei manager più pagati d’Italia parassitando i lauti compensi dagli operai e dallo Stato”.

