Dopo le interrogazioni parlamentari, il villaggio preistorico nolano è oggetto di un atto indirizzato al Ministro Bray.
Dimenticato dalla terra natale, il villaggio preistorico di Nola in questi giorni è oggetto di interesse dei maggiori organi istituzionali italiani. Risale allo scorso 29 ottobre, infatti, la pubblicazione di un atto di sindacato ispettivo con cui quattro senatori hanno posto all’attenzione del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Massimo Bray, le vicende del sito di via Croce del Papa. Gli onorevoli, Andrea Marcucci, Pasquale Sollo, Vincenzo Cuomo e Valeria Fedeli, hanno riferito della straordinarietà di questa realtà archeologica campana, mettendo al corrente il ministro delle gravi condizioni in cui il sito versa dal 2009, anno in cui la falda acquifera sottostante lo scavo, scoperto solo nel 2001, si è espansa in maniera incontrollabile fino ad allagare totalmente il villaggio.
Il sito archeologico, parte di un agglomerato abitativo più ampio risalente all’età del bronzo, è attualmente oggetto di un intervento conservativo promosso dalla Soprintendenza Archeologica di Napoli, che ha deciso di interrare le strutture calcaree preistoriche nell’eventualità, al momento remota, di poterle successivamente recuperare. Sincerandosi che il Ministro Bray fosse a conoscenza del caso villaggio, i senatori hanno richiesto così una valutazione di questa vicenda da parte del Ministero e una programmazione di interventi urgenti, facendo presente nell’atto inviato tanto il valore culturale e universale del bene, quanto l’opportunità che esso stimoli lo sviluppo turistico dell’area nolana, con i relativi benefici in termini di occupazione e crescita economica per tutta la regione Campania.
Non è la prima volta che il villaggio preistorico di Nola si impone all’attenzione dei rappresentanti politici nazionali. In passato ci sono state diverse interrogazioni parlamentari ad opera di alcuni deputati originari del nolano e non solo, mentre frequente e per un certo periodo costante è stato il confronto con gli interlocutori istituzionali di riferimento, la Soprintendenza e la Regione Campania, proprietaria del sito, che all’incirca un anno fa si dimostrava pronta ad intervenire sul villaggio secondo degli studi appositamente commissionati all’Università Federico II. Soluzioni poi rigettate dalla Soprintendenza.
Ora si spera in Massimo Bray, guida del Ministero dei Beni Culturali dallo scorso mese di aprile, che finora sembra aver dato prova di grande sensibilità verso le emergenze storico-artistiche ed archeologiche italiane, anche fuori dalle mete turistiche conclamate, come è appunto Nola. Al Ministro, a cui dall’area nolana era già giunto qualche mese l’invito a scoprire il patrimonio culturale nolano per conto dell’assessore ai beni culturali di Nola, Cinzia Trinchese, è pervenuto anche l’invito di Salvatore Velardi, responsabile della Cgil Zona Nolana, e già promotore del comitato di recupero del villaggio preistorico nel 2010.
Velardi ha segnalato l’iniziativa avvenuta in senato ringraziandone pubblicamente i fautori, che hanno colto le sue sollecitazioni, e ha lanciato un nuovo appello affinché la vicenda di Nola non cada nel dimenticatoio: "Non ci arrendiamo – ha dichiarato Velardi – rinnoviamo a tutti i membri del Parlamento e del Senato, che intendessero toccare con mano e “de visu” lo stato dei luoghi e le bellezze straordinarie contenute nel Museo Archeologico di Nola, di farci visita: saremo lietissimi di ospitarli e di farli accompagnare nel “tour” da persone altamente qualificate".

