All’alba scatterà, sul varco merci della newco, il primo picchetto unitario. Fim, Fiom e Uilm tornano a protestare insieme contro il pericolo dei licenziamenti alla Ergom. E oggi potrebbero paralizzare il gioiello di Marchionne.
Inizia una delle settimane più difficili per la Fiat di Pomigliano. Tensione alle stelle a partire da questa mattina. All’alba i sindacati, Fiom, Fim e Uilm, per la prima volta uniti da queste parti dopo quattro anni di divisioni, daranno il via al blocco dello scalo merci dell’impianto produttore della nuova Panda.
Al centro di questa protesta c’è la difficile situazione in cui versano i 720 operai cassintegrati della Magneti Marelli ex Ergom di Poggioreale, praticamente inattiva da quasi due anni, da quando a Pomigliano sono cessate le produzioni Alfa Romeo. Si temono scontri. Non si sa fino a che punto la Fiat possa tollerare il picchetto che sarà piazzato in un punto nevralgico del ciclo produttivo della newco Fabbrica Italia Pomigliano, cioè dove transitano i materiali destinati a rifornire la catena di montaggio. Se il blocco dovesse durare tutta la giornata potrebbe profilarsi la prima messa in libertà dei lavoratori della newco, del nuovo impianto creato dal progetto dell’amministratore delegato Sergio Marchionne, il nuovo stabilimento che l’anno scorso ha determinato lo stravolgimento dei rapporti sindacali nel Paese, con l’estromissione della Fiom dall’intero gruppo automobilistico.
La prova di forza di stamane giunge proprio in una fase in cui lo scontro tra i metalmeccanici della Cgil e il Lingotto è ormai al suo acme. Proprio sabato scorso la Fiat ha comunicato alla Fiom che non riconoscerà le otto rsa appena nominate dalla segreteria napoletana del sindacato diretto da Maurizio Landini. “Nessun riconoscimento, nessuna saletta sindacale, nessuna bacheca e nessuna assemblea: lo prevede lo Statuto dei lavoratori, che riconosce solo i sindacati firmatari di contratto aziendale. E la Fiom il contratto non l’ha firmato”, ha sostanzialmente comunicato Torino ai metalmeccanici della sinistra politica e sindacale.
“Per la verità noi fino a venerdì non abbiamo visto nessun comunicato, nessun fax – racconta Maurizio Mascoli, della segreteria regionale Fiom – stamane verificheremo quando andremo al sindacato”. La Fiom è in ogni caso intenzionata ad ottenere ciò che sostiene le spetti di diritto “Visto che c’è un’ordinanza precisa della magistratura e la sentenza del tribunale di Torino”. L’ordinanza della corte d’Appello di Roma del 19 ottobre scorso, con cui è stato deciso il passaggio alla newco di 145 operai iscritti alla Fiom, sta facendo moltiplicare le fibrillazioni nel pianeta Fiat. L’azienda vuole a tutti i costi stipulare un accordo con i sindacati firmatari sulla procedura di mobilità avviata dall’azienda dopo la sentenza della corte d’Appello.
Licenziamenti che la Fiat motiva spiegando che non esiste la possibilità tecnica di inserire questa nuova manodopera nel sistema produttivo della newco. Nel frattempo, proprio stamattina, alle otto, i primi 19 cassintegrati iscritti alla Fiom entreranno nella Fip per la loro prima giornata di lavoro nel nuovo impianto. Ma giovedì prossimo la Fiat si rivedrà con i sindacati firmatari del si a Marchionne per stipulare un’intesa finalizzata alla estromissione di manodopera che dovesse risultare in eccedenza. Non si sa come andrà a finire. Certo è che la situazione è caratterizzata da un muro contro muro dagli esiti imprevedibili. E non è tutto qui: la Fiom vuole comunque tenere due assemblee in fabbrica, giovedì e venerdì.
