Intervista al prete operaio don Peppino Gambardella che stasera darà il via al confronto pubblico tra Francesca Redavid, della Fiom, e Lina Lucci, della Fim: “Perchè l’unità sindacale è il bene prezioso dei lavoratori”.
Un faccia a faccia per dialogare. Don Peppino Gambardella, il prete operaio di Pomigliano, e la sua comunità parrocchiale di San Felice in Pincis hanno voluto conferire questo significato al confronto in corso questa sera, nella rettoria del Carmine (inizio alle 18 e 30), tra Francesca Redavid, della segreteria nazionale Fiom, e Lina Lucci, segretaria regionale della Cisl. Titolo dell’evento: “Una fabbrica targata Pomigliano”.
Perché questo confronto, don Peppino?
“Qui ci sono state tante cose: l’accordo separato, il contratto dell’auto, la newco, l’estromissione della Fiom dalla fabbrica e dall’intero gruppo Fiat”.
Avete voluto due sindacaliste, due donne…
“Perché vorremmo veicolare attraverso di loro, ritenendole maggiormente sensibili all’unità sindacale, l’appello perché si facciano dei passi concreti verso la sospirata unità”.
Come avete organizzato questo evento?
“Ricostruiremo brevemente la storia dell’Alfa, quindi il confronto. Poi consegneremo alle due dirigenti sindacali, affinché lo consegnino ai loro rispettivi segretari generali, un appello scritto da parte della comunità”.
Cosa c’è scritto?
“Che senza unità il movimento operaio è destinato a soccombere nel confronto con i poteri forti dell’economia di mercato. Che solo uniti si possono ottenere traguardi di difesa della dignità dei lavoratori salvaguardandoli da questa crisi tremenda che sta creando disoccupazione”.
Come sta vivendo Pomigliano la divisione sindacale?
“C’è un distacco dei cittadini dalle vicende della fabbrica, verso problemi così grandi. É un effetto della rottura dell’unità sindacale. Un episodio: parlavo con un gruppo di lavoratori della Fiom, miei amici, in chiesa. Si sono incrociati con un gruppo di altri amici miei carissimi, iscritti alla Fim. Solo sguardi ostili, neanche un saluto. È accaduto dopo il referendum. Una cosa molto triste. C’è stato qualcuno più in alto che li ha indotti a dividersi. Ma credo che in Italia ci sia una spinta verso l’unità”.
