Nello stabilimento della Panda il voto per i delegati si terrà a partire dal prossimo 3 febbraio. Lo hanno deciso i sindacati firmatari del contratto separato dell’auto. Ma c’è grande tensione.
Stamattina i sindacati campani firmatari dell’accordo Panda hanno indetto la prima elezione dei delegati Fiat di Pomigliano nell’era di Marchionne e del nuovo contratto dell’auto, separato dal contratto nazionale. Stessa cosa è avvenuta a Melfi, dove si voterà alla fine del mese. A Pomigliano, dove non si votano i delegati da oltre sette anni, le elezioni sono previste a partire dal 3 febbraio. Nel frattempo scoppia l’ennesima tensione. La Fiom vuole partecipare al voto, ma senza le condizioni imposte dai firmatari. Intanto ha indetto da sola le elezioni per i delegati alla sicurezza sul lavoro, incarichi importanti ma di secondario peso rispetto a quelli conferiti ai delegati di stabilimento.
Dunque, c’è un impasse, una situazione di stallo favorita da una vacatio legis: i metalmeccanici della Cgil vogliono partecipare alle elezioni delle rsa e i sindacati firmatari dei patti con Marchionne vincolano il voto in Fiat alla firma del contratto dell’auto, siglato nel 2010, ma non dalla Fiom. Un accordo contro cui la sinistra politica e sindacale si è battuta strenuamente per anni e combatte tuttora. ” Ed abbiamo avuto ragione – spiega Franco Percuoco, segretario provinciale della Fiom di Napoli – perchè la Corte Costituzionale sancisce il principio che un sindacato deve essere libero di poter dire di si o di no senza che questo precluda l’esercizio delle agibilità sindacali, perchè altrimenti il sindacato sarebbe costretto a dire sempre di si alle aziende che impongono le loro condizioni. Quindi – conclude Percuoco – noi parteciperemo alle elezioni per ristabilire il principio democratico che i lavoratori devono essere liberi di scegliere da chi farsi rappresentare “.
Il riferimento è alla sentenza della Corte Costituzionale, risalente al luglio del 2013. Una decisione clamorosa questa della suprema corte e che ha cancellato di colpo l’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, la legge 300 del 1970, articolo che conferiva le agibilità sindacali e di rappresentanza ai soli sindacati firmatari di contratto aziendale. Poi però è spuntata la doccia fredda per la Fiom, quando cioè Cgil, Cisl e Uil hanno firmato, nel gennaio successivo, il patto interconfederale sulla rappresentanza, documento che ristabilisce i poteri di rappresentatività dei lavoratori ai soli sindacati firmatari di contratto di lavoro. Ma c’è una postilla di non poco conto ed è il fatto che questo patto non obbliga ed è applicabile solo nelle aziende aderenti a Confindustria, da cui la Fiat è fuoriuscita proprio per concretizzare il contratto specifico aziendale, che a differenza di quello nazionale di categoria contiene sanzioni per i sindacati che scioperano. Intanto sabato prossimo, domani, ci sarà il coordinamento nazionale della Fiom. In quella sede il sindacato diretto da Maurizio Landini deciderà come proseguire.
” Ma le elezioni delle rsa – corregge Felice Mercogliano, della segretaria nazionale Fismic – si svolgeranno sulla base dell’allegato 6 del contratto collettivo specifico aziendale, allegato che stabilisce le norme delle votazioni. Le regole sono stabilite dallo stesso contratto: può partecipare alle elezioni chi condivide lo stesso contratto. Del resto – conclude il sindacalista dell’organizzazione autonoma – si deve giocare la partita con le stesse regole “. ” Lo ripetiamo – aggiunge Luigi Mercogliano, segretario nazionale della Fismic – e cioè che non è possibile tenere nello stesso luogo di lavoro sindacati che per salvare fabbriche e investimenti sottoscrivono patti esigibili e sindacati che invece dicono di no, non firmano e quindi si ritengono liberi di fare quello che vogliono in fabbrica “.

