Lo stop natalizio sarà discusso stamane durante la prima assemblea operaia organizzata nella newco Fabbrica Italia Pomigliano, senza la Fiom, estromessa due anni fa dopo l’accordo Panda.
La cassa integrazione di Natale targata Fiat. Un “regalo” dal sapore parecchio amaro, una paralisi che interesserà dalla seconda metà di dicembre gli impianti di Mirafiori, Cassino, Melfi e Pomigliano.
Anche nella fabbrica partenopea il provvedimento era annunciato, prevedibile. La cig natalizia fa profilare lo stop più lungo da quando le produzioni nuova Panda non sono andate nel verso sperato, cioè da agosto. In effetti le giornate di cassa integrazione programmate dall’azienda per lo stabilimento di Pomigliano sono per il momento 12 e determineranno, festività comprese, uno stop dal 17 al 31 dicembre. Ieri però il Lingotto ha precisato che “il fermo potrebbe prolungarsi fino al 4 gennaio incluso”. E’ questo il clima che stamane caratterizzerà la prima assemblea operaia organizzata dai sindacati firmatari senza l’estromessa Fiom, la prima adunata di lavoratori all’interno dell’impianto automobilistico partenopeo da quando è stato firmato il fatidico accordo Panda, poi sostanzialmente esteso a tutto il gruppo attraverso il contratto aziendale dell’auto.
Ora il problema che si presenta ai sindacati firmatari è cosa dire ai 2142 addetti della newco Fabbrica Italia Pomigliano, operai partiti con l’entusiasmo di una produzione nuova di zecca, che nelle intenzioni dell’amministratore delegato Sergio Marchionne, pubblicizzate durante il lancio del 14 dicembre 2011, avrebbe dovuto fare sfracelli. Ottimismo che si è quasi subito impantanato nelle enormi difficoltà di un mercato italiano mai così povero. Adesso le preoccupazioni dei lavoratori della Fip si possono captare dal web. I commenti giunti attraverso il social network sono puntati su due interrogativi: “quanto consistente sarà la tredicesima di quest’anno, vista tutta questa valanga di cassa integrazione” e “cosa ne sarà della procedura di licenziamento per 19 colleghi attualmente in attività ” (ma non ancora individuati).
Un provvedimento deciso dalla Fiat per far posto ad altrettanti operai cassintegrati iscritti alla Fiom, il cui passaggio nella newco è stato imposto dalla corte di Appello di Roma, che ha ravvisato un comportamento discriminatorio da parte dell’azienda a danno dei metalmeccanici della Cgil. Secondo quanto stabilito dalla magistratura gli operai della Fiom dovranno essere riassunti in Fabbrica Italia entro mercoledì 28 novembre. Sarebbe un ingresso clamoroso. “La Fiom deve firmare l’accordo Panda: è l’unica condizione per tutelare davvero i lavoratori e questo territorio”, insiste nel frattempo, con un comunicato, diramato ieri, Giuseppe Terracciano, segretario generale della Fim di Napoli.
“Io sono convinto – aggiunge Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – che sia necessario creare un clima più sereno su ogni fronte impegnato in questa vicenda. Sarà doveroso da parte nostra ribadire il nostro no ai licenziamenti ma anche far comprendere che la dismissione entro dicembre della Panda Classic prodotta in Polonia non potrà che migliorare le cose qui da noi”. Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda negli ultimi giorni si è dichiarato anche Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uilm, che ha puntato soprattutto “sull’esigenza di spiegare bene ai lavoratori l’attuale, difficilissima, congiuntura”.
Un impasse proprio quando giunge la notizia dell’ingresso della Panda tra le top ten europee, grazie alle oltre 17mila vetture vendute a ottobre. Il dato però si riferisce a entrambi i modelli in circolazione, quello di produzione polacca e quello made in Pomigliano. Intanto oggi, dopo l’assemblea dei sindacati del si, volantinaggio della Fiom davanti ai cancelli dello stabilimento. “Comunicheremo ai lavoratori – anticipa Franco Percuoco – che abbiamo depositato il nostro ricorso al tribunale di Roma contro la procedura di licenziamento di 19 colleghi della newco”.




