Quando in aula si confrontano linguaggio narrativo e quello cinematografico nascono originali pensieri e belle riflessioni.
Di Annamaria Franzoni
In una realtà in cui le immagini, prepotenti, sembrano avere l”esclusiva rispetto alla parola scritta, i nostri adolescenti hanno bisogno di spazi in cui possano sperimentare e coltivare l”amore per la lettura e riflettere su quanto essa possa trasformarsi in piacere, così come ci suggerisce Pennac in “Come un romanzo” offrendo anche un simpatico decalogo del buon lettore.
Nell”ambito delle attività curriculari programmata per i miei allievi, particolare interesse ha destato un laboratorio denominato “Un libro:.ad un amico”.
Fin dal primo mese di scuola, ho proposto ai ragazzi di portare a scuola il libro più bello che avessero mai letto, per offrirlo in prestito ad un compagno di classe. Alla scadenza mensile in aula si è svolto, di volta in volta, un confronto, sempre a più voci con l”aumento dei lettori, sul medesimo testo.
Nell”incontro di fine febbraio, quando ormai i lettori di ciascun testo avevano raggiunto un numero tale da trasformare il confronto in una tavola rotonda, si è pensato di variare l”attività , perchè quei libri , in circolazione ormai da sei mesi, non suscitavano più lo stesso interesse e curiosità della prima fase.
Allora ho proposto una rosa di romanzi da cui sono stati tratti dei film più o meno noti: la scelta è caduta su “L”uomo che sussurrava ai cavalli” dello scrittore britannico Nicholas Evans, la cui opera cinematografica è stata diretta e interpretata da un Robert Redford che mostra di amare molto questa storia e questo personaggio complesso.
Grece , la giovane protagonista della storia, lacerata nel corpo e nello spirito, sarà gradualmente guidata a ricostruire se stessa da Tom Booker, il sussurratore di cavalli che si impegnerà con tutto se stesso a ricreare ciò che un terribile incidente aveva distrutto.
Alla fine del film la maggioranza dei ragazzi ha espresso un giudizio fortemente positivo sull”opera cinematografica, anche se tutti hanno condiviso il pensiero che il linguaggio narrativo è quello che ci gratifica maggiormente perchè, attraverso la lettura, ciascuno ha il ruolo di regista costruendo, secondo la propria capacità immaginativa, i personaggi e i luoghi presentati dall”autore.
Nell”ambito del circle time sono emerse significative riflessioni sul dolore che nasce da un grave lutto e la difficoltà di rielaborare vissuti complessi, oppure di affrontare la vita da disabile, sulla costruzione del complesso dialogo tra genitori e figli, sul rapporto tra la frenetica vita di città e la riflessività della vita serena di campagna. Fabrizio, infine,si è soffermato sull”identità di comportamento di Grace e Pilgrim invitandoci a riflettere su quanto sia talvolta superficiale l”uomo a non prendere in giusta considerazione il comportamento degli animali.
Tutti sono stati affascinati da questo libro che, tradotto in 36 lingue, ha fatto il giro del mondo e ha fatto emozionare ed ha coinvolto notevolmente i nostri giovani lettori/spettatori, anche grazie all”interpretazione della quattordicenne Scarlett Johansson, nel cui variegato mondo di esperienze essi hanno visto riflesso una piccola parte di sè.

