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Ercolano: dove va a finire il percolato dell’Ammendola Formisano?

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Neanche il tempo di ragionarci su e l’Ammendola Formisano ci regala un altro dei suoi venefici doni. Da giorni, il percolato del sito di stoccaggio tracima dalla cisterna che dovrebbe contenerlo. Cosa fanno le autorità?

Lo scorso 29 novembre salimmo sull’Ammendola Formisano, una vecchia cava, adibita a discarica, almeno da una trentina d’anni (orientativamente dal 1965 al 1995) e a sito di stoccaggio “provvisorio” da nove (dal 2004 a tutt’oggi). Siamo andati sulle Lave Novelle per verificare lo stato di quell’invaso e dei circa 70 metri di collinetta che lo sovrastano; settanta metri di rifiuti, per un piramide azteca che si erge per 300 metri sul livello del mare e questo senza calcolare l’incavo in cui fonda il suo basamento.

Verificammo, lo scorso novembre, che la cisterna che raccoglieva il percolato del sito di stoccaggio del 2008 (giunta Daniele), era piena per circa un quarto della sua capacità e immaginammo che questo significasse, venendo da un periodo di intensa pioggia e per quello che ci avevano detto, che il liquido venisse regolarmente raccolto per essere trattato altrove. Da allora di precipitazioni non ce ne sono state molte e se non erriamo sono almeno tre settimane che queste non dilavano quei rifiuti, per cui, quello che invece abbiamo trovato sabato scorso, nella piccola valle che ospita la discarica, deve essere l’esclusivo frutto del percolamento del suo contenuto e che lì rimane filtrato dalla porosa terra vesuviana.

Infatti, la cisterna che avevamo visto semivuota a fine novembre è ora piena di percolato che traborda da essa, riversandosi nei terreni circostanti (cosa non nuova e già osservata in passato, vedi Video 1). A nord del sito invece, dove l’acquitrino che vedemmo a novembre è adesso una secca fanghiglia, ritroviamo lo stesso tubo che lo collegava all’area della cisterna (ovviamente non stiamo parlando di quello fisso che porta il percolato a tale serbatoio). Il nostro sospetto è che, in base agli elementi riscontrati, il tubo possa esser servito, nei mesi passati, per sversare l’eccedenza di percolato nel terreno circostante o nel pozzo di captazione lì vicino, o forse nei canali di scolo che si trovano a valle del sito di stoccaggio e che finiscono anche in questo caso nella nuda terra.

Incuriositi da tutto ciò abbiamo dato uno sguardo dall’alto, con Google Earth, ed effettivamente si evince dall’immagine aerea, tra l’altro aggiornata al giugno 2013, una traccia di sversamenti proprio in prossimità di quello strano tubo di cui non ne capivamo la funzione.

Risulta chiaro che una discarica o come la si vuol chiamare, in un Parco Nazionale non ha ragione d’esistere ma, a maggior ragione, se questa non risulta essere controllata, rischia di essere un problema tutt’altro che estetico e di sicuro impatto ambientale e di probabile rischio per la salute di chi vive a valle del sito.

 CARRELLATA FOTOGRAFICA

 VIDEO 1

 VIDEO 2

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