Ercolano. L’eterno problema di contrada Novelle Castelluccio

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Ogni anno si reitera un dolo alle falde del Vesuvio, tra luglio e agosto, probabilmente a seconda della cadenza feriale dei delinquenti in questione, la Contrada Novelle Castelluccio prende fuoco.

Per chi non conoscesse suddetta zona, valga sapere che essa è sita nel Parco Nazionale del Vesuvio, e fin qui nulla di strano, il Parco ha preso più volte fuoco e forse ciò accadrà ancora, come è accaduto di recente e in pieno inverno, ma la contrada, che a prescindere dal suo idilliaco nome, è tutt’altro che un luogo ameno, è un unicum nazionale, soprattutto se si considera la sua ubicazione in piena zona protetta.
Il luogo è a pieno titolo una discarica a cielo aperto nel comune di Ercolano, ma rasenta, molto da vicino, il centro di San Sebastiano al Vesuvio. Purtroppo non sembra che suddetti comuni, con le loro feste della legalità e le loro iniziative pseudo-ambientaliste, si siano accorti di tale scempio o quanto meno pare facciano finta di non sapere che esista e cosa vi accada.

La viuzza che attraversa Novelle Castelluccio, una via vicinale spesso usata dai residenti per ovviare al traffico intenso della Benedetto Cozzolino, è una sorta di Camel Trophy tra buche e monnezza, che sembra però non demotivare chi lì ci va a scaricare tutto quello che si scarta e non si vuol vedere, e facciamo riferimento non solo a sfalci di giardino, pattume ordinario e quei sacchetti che i “civilissimi” sansebastianesi non amano tenere fuori i balconi di casa, ma anche e soprattutto a quei rifiuti speciali come l’eternit, che lì abbonda. Sì, tra il materiale di risulta edilizio che fa da corollario a quel luogo c’è tanto, tantissimo amianto, tra le montagne di copertoni usati, incombe il mesotelioma e purtroppo non solo. C’è addirittura chi sostiene che in quei luoghi sia stata rilevata la presenza di una sensibile radioattività, imputabile alla presenza di un altro pericolosissimo tipo di rifiuto speciale, quello ospedaliero. Come negare queste voci quando giusto alle spalle di Novelle Castelluccio c’è la famigerata Ammendola Formisano, “la collina del disonore”? Il frutto di decenni di sversamenti legali e abusivi, tali da costituire un colle ricolmo di immondizia, ma soprattutto ci si chiede, di quale immondizia?

A fine degli anni settanta, quando la discarica era in piena funzione e quando se parlavi di ecologia e ambiente eri tacciato di vacuità se non addirittura di pederastia, certo non ci si poneva il problema di che tipo di rifiuti andavano a finire lì, perché c’erano “senz’altro cose più importanti da fare”, e quando chi osava sul serio contrastare certi interessi si veniva invece impunemente ammazzati, a quei tempi, cosa arrivava lì, nell’Ammedola Formisano, attraverso Contrada Novelle Castelluccio?
Sta di fatto che ogni anno, in estate, quando il nostro mondo si ferma, non sembra fermarsi quello della delinquenza e tra le tante sue attività c’è quella di dar fuoco alle cataste di copertoni, balle di pezze usate, materassi, frigoriferi e non solo. Servirà quel fuoco a nascondere qualcos’altro? Per il momento, a nascondersi, dietro le loro responsabilità, sono le amministrazioni locali, quelle che sanno e non agiscono, girando intorno all’argomento con iniziative palliative ed esclusivamente di facciata o proto-elettorali.

Addirittura, durante la campagna elettorale delle scorse regionali, l’allora candidato del PD, Vincenzo De Luca, proprio lì, a Novelle Castelluccio, nell’azienda Fiengo, sottolineò quanto i vincoli del Parco stessero penalizzando l’economia locale “La protezione del parco nazionale del Vesuvio non significa mummificazione, bisogna trovare il punto di equilibrio tra la tutela e l’attività economica, che garantisca la vitalità di questi territori.», ma come cavolo c’è arrivato in quel posto, con l’elicottero e bendato? Quale effetto potevano aver avuto in mezzo a tanto disfacimento i vincoli e le “mummificazioni” di un Parco inesistente?

C’è poi chi ha pensato che mettendo finte telecamere e inutili cartelli dissuasivi potesse ottenere qualcosa o per lo meno accontentare e azzittire quei poveretti che vivono lì, nonostante ciò, la monnezza cresce, qualcuno la brucia ma nessuno vede mai niente. La cosa che più colpisce è però proprio questa, l’ormai reiterata pratica dovrebbe spingere chi di dovere a muoversi, a vigilare, magari per prendere qualcuno con le mani nel sacco e risalire poi ad altri, perché è ovvio che la cosa non è solo vincolata a un singolo malfattore ma a tutto un sistema che risale allo smaltimento illegale dei nostri e altrui rifiuti. Ma ripetiamo, sembra chiaro che voler appurare questa cosa non sia nelle corde dei nostri politici, e di conseguenza neanche in quelle delle forze dell’ordine e dell’Ente Parco, che poverino ha già le sue esigue forze ridotte al lumicino.

Forse così come gli anonimi incendiari avranno pensato che l’esodo vacanziero potesse farli agire in maniera indisturbata, così il politico avrà considerato che la maggior parte dell’elettorato attivo fosse altrove, in vacanza, là dove non potesse avvertire l’acre odore della plastica bruciata, il nero fumo dei copertoni e tutti i mortali effluvi che una discarica in fiamme produce. Che importa se poche famiglie hanno dovuto ancora una volta chiudersi dentro casa, in piena estate, per non respirare quei veleni? È la somma che fa il totale no!
(Foto: Angelo Casteltrione-pubblicata sulla pagina Fb “Fra Bellezza e degrado cambiare si può")