L’Agcom ha sanzionato la Rai per non aver ottemperato ad un precedente provvedimento della stessa Agenzia con cui la Tv di Stato era stata richiamata ad informare ed approfondire la situazione della giustizia e delle carceri italiane.
C’è un vero e proprio filone di notizie che corre sul web, instancabilmente, ed in misura minore sulla carta stampata, che sembra vivere di luce propria e non riflessa: informazioni di interesse generale ed a rilevanza nazionale, sulla quale però una tipologia di mass media decide di non indagare affatto, limitando per tal via la diffusione generalizzata di tematiche "scomode".
Emblematica, in tal senso, la mancata diffusione delle problematiche connesse all’emergenza carceraria, in Italia come in Campania, che a parte qualche singolo e sporadico organo di stampa tende, di fatto, a passare sotto silenzio. In carcere si muore, si suicidano detenuti come guardie penitenziarie (l’ultimo pochissimi giorni fa), i diritti umani sono una chimera, ma tutto avviene nell’indifferenza dei mezzi di informazione radiotelevisivi e, salvo qualche rara eccezione, dell’opinione pubblica. La notizia buona, però, c’è ed è di qualche giorno fa: l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) ha sanzionato la Rai, concessionaria del servizio pubblico, per non aver ottemperato ad un precedente provvedimento della medesima, avente ad oggetto un richiamo ad approfondire e segnalare la situazione delle carceri nel nostro Paese.
La questione devoluta all’attenzione del Garante porta la firma dei Radicali, da sempre impegnati nelle battaglie politico-sociali a favore della popolazione carceraria, ma è di fatto scevra da ogni connotazione politica, posto che la mancata diffusione di notizie ha impedito, di fatto, all’opinione pubblica di conoscere la gravità e delicatezza della situazione penitenziaria nel nostro Paese, con gli evidenti riflessi negativi in termini di crescita, anche economica, dello Stato di diritto.
Trascorso un anno dal primo provvedimento emanato dall’AGCOM nell’inottemperanza del servizio pubblico, l’Autorità ha obbligato quest’ultimo a provvedere, nel termine di quattro mesi decorrenti da quello in corso, ad assicurare la trattazione delle iniziative intraprese dai radicali sul sovraffollamento carcerario, purché ciò avvenga in orari e in trasmissioni che consentano la formazione di una sensibilizzazione sul tema, con particolare riferimento a programmi di grande ascolto come "Ballarò", "Che tempo che fa" o "Porta a Porta".
Pesanti le sanzioni per il servizio televisivo nazionale in caso di nuova inottemperanza: si va da una multa di 250mila euro al rischio di sospensione dell’intera attività, ciò comportando che l’intera programmazione televisiva dei prossimi mesi venga rivista, alla luce delle precise direttive dettate dal Garante.
(Fonte foto: Rete Internet)

