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COSӃ LA DESTRA? COSӃ LA SINISTRA?

Nella generale confusione dei ruoli, il post-elezioni ci consegna un”Italia in cui tutti sembrano aver vinto. E sempre più in basso troviamo i valori legati alla democrazia, moralità, partecipazione, trasparenza.

Caro Direttore,
se venti anni fa qualcuno avesse avuto l”ardire di prefigurare uno scenario politico-culturale-sociale-economico simile a quello in cui siamo immersi, gli avremmo dato del provocatore catastrofico, lo avremmo chiamato (se di umore buono) figlio di Cassandra o (se con i coglioni a “quadrigliè”) iettatore, cacasenno, sopracciò.

Dopo venti anni, caro direttore, siamo, purtroppo, nel baratro. Lo confermano i risultati elettorali di domenica scorsa. E non certo per l”avanzata o la sconfitta di uno schieramento politico piuttosto che di un altro. Lo confermano gli innumerevoli profili fra quanti sono stati scelti a rappresentare i cittadini nei piccoli e grandi comuni, nelle province, in Europa. Ci vuole tanto coraggio ed una faccia di piperno, da parte di alcuni impresentabili quanto incredibili candidati, per chiedere un consenso elettorale per la propria lista e per se stessi.

Ma ci vuole molto più coraggio ed una testa usata come spartiacque per le orecchie per votarli quegli incredibili ed impresentabili candidati! In due mesi e più di campagna elettorale si è parlato di tutto tranne che di politica, lavoro, investimenti, progetti realizzabili, risorse da investire senza secondi fini, soluzioni di problemi annosi. Insomma, si è parlato del sesso degli angeli e della solitudine che provoca il potere, tranne che di futuro! Quando, poi, alle scelte consegnate alle urne si è voluta dare un”interpretazione di volontà e di valori, una dichiarazione ideologica, una valutazione e conseguente opzione di appartenenza, allora il sistema di analisi politica è completamente saltato.

Caro direttore, che senso ha più parlare di centrodestra o centrosinistra pensando di parlare di due schieramenti politici, contrapposti ed agli antipodi? Senza parlare di tutti quelli che, a seconda della convenienza e del vantaggio, sono una volta da una parte e la successiva dall”altra, bisognerebbe dire con chiarezza alcune inequivocabili verità. Quelli che votano e/o rappresentano il cosiddetto centrodestra sono elettori e/o eletti di una destra senza centro. Quelli che votano e/o rappresentano il cosiddetto centrosinistra sono elettori e/o eletti di un centro senza la sinistra. Fin quando non si affronta questo paradosso, si resta nella nebbia di una ambiguità, che genera infiniti fraintendimenti.

Volenti o nolenti bisogna accettare che nel centrodestra militano gli epigoni dei fascisti e dei postfascisti (il fascismo in doppiopetto risalente ai tempi di Almirante), gli industriali, i finanzieri, i conservatori, i tradizionalisti, i leghisti, gli inquinatori dell”ambiente, i persecutori degli extracomunitari e degli animali randagi, gli assertori di un credo basato sulla cultura e la filosofia dell”esclusione più che dell”inclusione. E volenti o nolenti bisogna accettare anche che quelli che militano nel centrosinistra, fatte poche eccezioni, non riescono ad essere molto diversi da quelli che militano nell”attuale centrodestra.

Gli epigoni, infatti, della vecchia sinistra sono stati dispersi e, quasi, cancellati dalle scelte di un miope quanto ottuso condottiero, che in un batter d”occhio ha cancellato anni di storia operaia, di rivendicazioni sociali, di riforme attuate a vantaggio dei meno abbienti, di leggi approvate per la comunità e non per la persona. Ed ha mandato, infine, a benedire la politica dell”inclusione più che dell”esclusione.
In questa grande e generale confusione si è tutti un po” più poveri e turlupinati. Chi ha votato (ammesso che la legge elettorale preveda ancora l”espressione di una volontà) il cosiddetto centrodestra (fatte poche e dovute eccezioni) non si è reso conto di aver votato per il regime.

E chi ha votato per il cosiddetto centrosinistra (sempre fatte le poche e dovute eccezioni) non si è reso conto di aver votato per un centro con la calcolata esclusione della sinistra. “I compagni non intercalano più con il vocativo “compagni”, ma è come se quell”appellativo circolasse in incognito nel discorso, si ripresentasse furtivamente a ogni frase, e fosse ricacciato in gola dal parlante, perchè non si usa più, non sta bene, non è più nel galateo aggiornato della sinistra liberale. Se gli scappa, sembra che chiedano scusa, compagni”, (Edmondo Berselli, “Adulti con riserva”, Mondadori, 2007).
Non so, dunque, caro direttore, se tutti quelli che sono andati a votare, per il centrodestra o per il centrosinistra, volevano esprimere la volontà che di fatto hanno espressa! E, come al solito, nella sarabanda del post elezioni, tutti hanno vinto contro tutti, che, ovviamente, non possono che aver perso.

Tutto sommato, molti hanno vinto davvero: gli eletti, i clienti degli eletti, quelli che si sono venduti il voto, quelli che (notizie riportate dalla stampa nazionale) hanno lucrato sui pacchetti di voti o sui certificati elettorali, quelli che hanno stampato i manifesti elettorali e le schede fac simile, quelli che hanno fittato i locali per i meeting elettorali, quelli che hanno percepito ore di straordinario per il lavoro di preparazione negli uffici comunali o per l”allestimento dei seggi elettorali insieme a pochi altri.

Ha perso, caro direttore, solo la dignità, la coerenza, la partecipazione. O, se proprio la si vuole dire tutta, hanno perso unicamente i valori legati a parole mai sature come democrazia, moralità, partecipazione, trasparenza. “Fu così che divenni un naufrago della vita. Un umiliato. Uno straccio:Ora sono vecchio, stanco. Per dormire, ho un giaciglio nel Dormitorio Pubblico. Nella mia terra non mi hanno più voluto, e io ho dimenticato la mia (vera) lingua madre. Anche la lingua napoletana ho dimenticato. Tranne quattro parole, le sole che riesco ancora a biascicare. E che, ora che sto morendo, dico pure a voi, sommessamente, amaramente: -Come state? State bene?” (Luigi Compagnone, “Le rose di Baffone”, Araba Fenice, 1985).

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