Firmato ieri da Marchionne l’accordo con Veba. Ma restano in Italia i conflitti con la sinistra politica e sindacale. Il segretario di Rifondazione, Ferrero, trascinato in tribunale dalla Fiat.
E’ stato firmato nella notte tra lunedì e martedì, ora di New York, l’accordo definitivo tra la Fiat è il fondo statunitense Veba controllato dal sindacato americano Uaw. Un accordo che sancisce il passaggio del 41,46% di Chrysler alla Fiat e, quindi, l’acquisizione completa del colosso Usa da parte di casa Agnelli, che con questa conquista diventa proprietaria di un gruppo mondiale ormai attestato al settimo posto tra i produttori globali di automobili. “E’ un momento storico”, ha commentato l’amministratore delegato Sergio Marchionne. “Un evento unico che attendevamo dal 2009, da quando siamo stati scelti alla guida di Chrysler”, ha aggiunto il presidente John Elkann.
Ma nel frattempo continuano i conflitti tra la grande azienda e la sinistra politica e sindacale italiana. Stamane, infatti, Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, spedirà i suoi avvocati al tribunale di Nola. Il politico è stato citato in giudizio penale dalla Fiat dopo aver manifestato, nel novembre del 2012, in favore della Fiom davanti ai cancelli della fabbrica di Pomigliano, lo stabilimento gioiello del comparto nazionale. Ferrero è stato querelato dal Lingotto per aver infangato l’immagine dell’azienda, accusata, sono le parole proferite all’epoca dei fatti dal dirigente comunista, di aver assunto “atteggiamenti mafiosi nei riguardi dei lavoratori di Pomigliano, praticamente costretti a non fare sciopero a causa delle pressioni dei capi”. Il pm Barela della procura di Nola ha però chiesto l’archiviazione del caso. Ma la Fiat si è opposta.
Oggi il gip del tribunale, Campoli, deciderà in udienza se accogliere o meno l’opposizione del Lingotto. “Sono il primo segretario di un partito italiano – commenta Ferrero – al quale la Fiat riserva un trattamento del genere”. E la Fiom continua a non essere ricevuta al tavolo del confronto insieme ai sindacati firmatari del contratto specifico aziendale. La conflittualità, dunque, permane in Italia. A ogni modo Marchionne ed Elkann sono concentrati sulla creazione del settimo gruppo automobilistico mondiale. Per l’operazione Veba sono stati complessivamente pagati 3,6 miliardi di dollari: 1,7 da Fiat e 1,9 da Chrysler, in entrambi i casi attraverso l’utilizzo della liquidità disponibile. In base al memorandum sottoscritto saranno versati altri 700 milioni di dollari al fondo Veba in 4 quote.
La prima è stata versata da Chrysler in concomitanza col closing, cioè con la chiusura dell’accordo. Chiusura che era prevista per l’altro ieri, lunedì 20 gennaio, giorno festivo negli Stati Uniti perchè è il Martin Luther King Day, nel corso del quale anche le banche sono chiuse. Poi, alle prime ore del mattino di ieri, ora americana, è stato completato definitivamente il passaggio di Chrysler nelle mani della Fiat. Adesso in Italia si attendono soprattutto i piani di rilancio di Marchionne, che punteranno in particolare sul segmento di lusso e quindi sui marchi storici Alfa Romeo e Maserati. Con la possibilità che le fabbriche italiane tornino a lavorare a pieno ritmo.
(>Fonte foto: Rete internet)

