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Dema, è caos: picchetti contro il licenziamento di un lavoratore Fiom

Ma quando i metalmeccanici della Cgil hanno piazzato i blocchi, all’alba, la fabbrica era già chiusa. L’azienda aeronautica di Somma Vesuviana: “Grave danno all’immagine”.

Ieri, all’alba, un centinaio di delegati della Fiom provenienti da tutti gli stabilimenti della regione hanno cinto d’assedio la Dema aeronautica per protestare contro il licenziamento di un esponente dei metalmeccanici della Cgil, un impiegato che è stato accusato di aver utilizzato la rete internet aziendale a scopi personali. Ma i metalmeccanici della Cgil sostengono che il dipendente licenziato stia subendo da tempo, insieme ad altri colleghi, “un’inaccettabile discriminazione per essersi distinto nella azioni di contrasto al ridimensionamento degli organici e alla compressione dei diritti”.

Intanto l’azienda, che produce importanti componenti destinati all’aviazione civile, ha revocato la giornata di lavoro straordinario programmata ieri: fabbrica chiusa e lavoratori preventivamente fatti restare a casa (600 addetti con l’impianto omologo di Pomigliano). La situazione è incandescente. Sempre ieri la Dema ha riferito che “c’è un clima sindacale che rende difficile la regolarità delle attività produttive e che mette in pericolo l’attuale assetto industriale con grave nocumento per l’immagine stessa dell’azienda”. La sensazione è che questa storia sia destinata a lasciare il segno.

Per l’azienda il licenziamento “è stato un atto dovuto, scaturito da riscontri oggettivi”. Ma per la Fiom il siluramento di un suo esponente, Cristian Avino, di Casalnuovo, impiegato dell’ufficio acquisti della Dema, laureato in scienze politiche, non è solo “una spudorata discriminazione” ma “è pure un’onta imperdonabile”. L’impresa aeronautica, nella lettera che motiva l’estromissione forzata del 37enne componente del direttivo provinciale dei metalmeccanici della Cgil, sostiene che Avino durante le ore di lavoro abbia utilizzato il computer aziendale entrando in internet a scopo personale. Ma la Fiom non ci crede. “Per poter svolgere il suo lavoro – dichiara Franco Bruno, della segreteria provinciale Fiom – Avino deve usare internet e l’azienda lo sa benissimo.

In realtà la Dema – sostiene il sindacalista – vuole punire in questo modo, con un gesto “esemplare”, un nostro esponente protagonista di più che legittime azioni sindacali di contrasto ai comportamenti illegittimi dell’azienda”. Qualche settimana fa la Fiom aveva indetto un altro sciopero con picchetto al sabato per protestare contro il mancato rientro dalla cassa integrazione di otto dipendenti della Dema, alcuni iscritti alla Fiom, altri ad altri sindacati ed alcuni altri non iscritti a nessuna sigla. Alla fine sono rientrati al lavoro cinque di questi otto dipendenti uno dei quali, Andrea Morisco, rsu Fiom, è stato demansionato da impiegato a operaio. Poi il licenziamento dell’impiegato Avino.

“L’uso di internet – racconta il dipendente licenziato – è implicito nella mia mansione. Se sono andato su un sito che non era di pertinenza lavorativa ciò è avvenuto durante le pause, esattamente come fanno tutti gli altri miei colleghi. Inoltre – aggiunge l’esponente Fiom – l’azienda mi ha contestato l’utilizzo di alcuni siti che in realtà sono di lavoro, ad esempio Libero, che mi serve per vedere quotazioni e previsioni meteo quando facciamo i trasporti internazionali. Lo stesso Facebook ha dei profili aziendali di nostro interesse: tutti nostri fornitori”.

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