Esiste anche una prostituzione della mente e dei sentimenti? Sarebbe giusto,e sarebbe possibile, chiudere coloro che la esercitano in un quartiere riservato? E le luci di questo quartiere di che colore dovrebbero essere?
Secondo uno dei miei Maestri, che non si può dire fosse un credente, la potenza duratura della Chiesa poggia su due cardini. Il primo è che essa offre a buon mercato (chiedo perdono per l’immagine volgaruccia) il set pentimento-perdono, con un bonus di circa 500 peccati (70 volte 7): per salvarsi l’anima alla fine potrebbe bastare anche una “lacrimetta“: lo leggiamo in Dante. Il secondo cardine, diceva il professore, sta nella varietà plurima del clero: c’ è sempre un Fra Cristoforo che compensa mille don Abbondio, e i missionari che sacrificano la vita in “terra infidelium“ fanno dimenticare i corvi, gli sciacalli, le vipere che svolazzano, si appostano e strisciano, oggi come ieri, e come l’altro ieri, nelle stanze della Curia e delle curie. La luce che si irradia da Gesù e da Francesco d’ Assisi rischiara e riscalda la mente e il cuore anche dei non credenti.
Un magistrato non dovrebbe mai entrare in politica: l’ autonomia della magistratura credo che non possa essere disgiunta, in una democrazia perfetta, dalla riservatezza e dal rifiuto netto di ogni forma di pubblicità. Ma il dott. De Magistris è un buon sindaco: infatti è bersaglio quotidiano di intellettuali, di politici di destra e di sinistra, di giornalisti, che non gli perdonano l’audacia scostumata di aver vinto senza di loro, anzi rifiutando apertamente il loro sostegno e perfino la loro presenza accanto a lui. Penso, talvolta, che proprio la guerra che questi signori gli fanno sia, per lui, la migliore pubblicità. Pare che per la testa del dott. De Magistris sia transitata l’idea di creare a Napoli un quartiere a luci rosse.
Una signora, che è segretaria del comitato per i diritti civili delle prostitute, si è dichiarata “assolutamente d’accordo con la scelta“ del sindaco , e ha aggiunto: ”La trovo una scelta coraggiosa, perché il nostro è un Paese di persone bigotte e arretrate che fingono di non considerare il fenomeno.” (la Repubblica, 23 agosto). Giovanni Paolo Ramonda, responsabile della “Comunità Papa Giovanni XXIII“, che da 30 anni si dedica al “recupero delle vittime della prostituzione“, chiama alla crociata contro la “scellerata proposta del sindaco tutte le istituzioni, i politici, il mondo cattolico e le tante persone che ogni giorno spendono la propria vita per la liberazione delle donne schiavizzate”.
Ma il sig. Ramonda, che suppongo sia uno spirito democratico, non può escludere che la proposta sia stata suggerita al dott. De Magistris dai napoletani che lo hanno democraticamente eletto. La comunità del sig. Ramonda ha chiesto mai le dimissioni di quei preti e di quei vescovi che non scagliano l’anatema contro i “vari racket della prostituzione“? Non un anatema contro lo sfruttamento – i nomi astratti, si sa, suonano bene, e non creano i problemi dei nomi concreti- ma contro gli sfruttatori, indicati, concretamente, con cognome e nome, e soprannome? Dirà, il signor Ramonda, che la Chiesa non ha compiti di polizia, che la Chiesa non chiude mai la porta ai peccatori, ai rimorsi, al pentimento. Che misura ha il pentimento di un venditore di carne umana ?
Certi articoli del giornale li leggo, talvolta, come i cartomanti leggono le carte da gioco: li leggo prima uno alla volta, poi ne scelgo alcuni, li metto uno accanto all’altro, e li rileggo nella luce delle corrispondenze: anche il caso ha una sua logica. La predica del sig. Ramonda (pag.V di la Repubblica) l’ho riletta dopo aver gustato il sermone che il sig. Formigoni ha tenuto al pubblico entusiasta del Meeting di Comunione e Liberazione (pag.11). Come sapete, qualcuno accusa il governatore della Lombardia di aver intessuto relazioni pericolose con un faccendiere impegolato in equivoche faccende della Sanità lombarda, e per queste faccende ristretto in cella.
Lo accusano anche di essere stato ospite non pagante sullo yacht del faccendiere poi ristretto in cella, perfino in una vacanza, tutta spesata, ai Caraibi: nome, i Caraibi, che i gaudenti abbinano alle immagini della bellezza esotica in tutte le sue forme, e che ai cattolici ferventi ricorda, invece, le astinenze, i tormenti, i pericoli dei primi missionari. Ognuno ha l’immaginazione che si merita. Nel sermone il sig. Formigoni ha dichiarato: 1) che la vacanza non è stata un regalo, e che lui ha pagato tutto, di tasca sua; 2) che, tuttavia, la vacanza è stata un errore; 3) che “Dio lo invita a purificarsi“; 4) che pregano per lui, per lui Formigoni, in ordine, don Luigi Giussani nell’aldilà: il Papa; tutti i ciellini plaudenti: i quali, secondo “Famiglia Cristiana“, hanno l’abitudine di applaudire i potenti: e mi pare una bella abitudine.
Che senso ha applaudire quelli che non sono potenti? Cattolici praticanti e ferventi, sì, ma non fessi. Quando gli fecero notare che era stato almeno imprudente nella scelta dei collaboratori, il sig. Formigoni replicò, tranquillo, che anche Gesù aveva sbagliato nello scegliere Giuda. E se qualcuno gli ricordasse che Cristo scelse Giuda perché aveva deciso che fosse Giuda a tradirlo e a consegnarlo ai suoi carnefici e alla prova della Crocifissione, oso supporre che il sig. Formigoni risponderebbe: anche io mi sono comportato così. Il sermone riminese è stato un trionfo, per il presidente della Regione Lombardia: un trionfo di applausi e di consensi. Il sig. Ramonda, cattolico, responsabile di una comunità cattolica che ha sede a Rimini, era presente al meeting? Ha applaudito insieme con i plaudenti ciellini? O ha chiesto le dimissioni del sig. Formigoni e il perdono di Dio e del Papa? Su chi ha scagliato l’anatema ?
Ma che sto dicendo. Dimenticavo che il sig. Ramonda si interessa solo del recupero delle vittime della prostituzione intesa alla lettera, cioè come “prestazione sessuale a scopo di lucro“. Dei significati “figurati“ che i vocabolari, gli scrittori e i polemisti attribuiscono alla parola, del mercimonio delle anime e dell’asservimento dei cervelli, si interesserà solo chi non è potente: e dunque ha tempo da perdere. Ha detto il sig. Formigoni al popolo dei ciellini plaudenti: “Ho sempre sentito fisicamente le vostre preghiere“: come il cozzo di un’onda di voci, come l’urto tra due convergenti flussi magnetici. L’urto. La parola mi ricorda un aforisma, o piuttosto un gioco di parole, di Karl Kraus: se la morale non urtasse non verrebbe lesa. No, non c’entra con l’articolo.
(Fonte Immagine: Felice Casorati, Meriggio (part.), 1922)






