Il tribunale del Riesame ha bocciato l’appello avanzato dal procuratore aggiunto di Nola, Maria Antonietta Troncone, contro il no all’autorizzazione agli arresti, deciso quasi un anno fa dall’ufficio gip.
Svolta nell’inchiesta sul crac della Pomigliano Ambiente. Stamane il tribunale del Riesame ha dichiarato inammissibile l’appello del pubblico ministero, nonché aggiunto della procura di Nola, Maria Antonietta Troncone, contro la decisione del gip, risalente all’estate scorsa, di respingere le richieste di custodia cautelare a carico di ex politici, ex tecnici, e revisori dei conti della società di raccolta dei rifiuti di Pomigliano, naufragata in un mare di debiti quattro anni fa.
Dunque, il collegio del Riesame ha appena emanato l’ordinanza che boccia di nuovo la volontà dell’accusa di dare il via agli arresti. Una decisione, questa del no all’appello di Troncone, che smorza nettamente l’azione della magistratura inquirente e delle forze dell’ordine che hanno collaborato alla formulazione dei capi d’accusa. Intanto il crac della Pomigliano Ambiente, almeno per il momento, non ha neanche un processo. Finora infatti per nessuno degli indagati è stata inoltrata la richiesta di rinvio a giudizio. E non si sa se il pm Troncone farà ricorso per Cassazione al respingimento appena incassato dal Riesame. L’ordinanza del Tribunale del Riesame è arrivata dopo quasi un anno di proroghe, ormai al quinto rinvio.
Il primo c’era stato l’8 novembre scorso: discussione fissata per l’11 gennaio. Quindi, ancora uno slittamento, fino al 14 marzo. Poi il terzo: udienza spostata al 9 maggio. E il quarto: discussione sulle richieste di arresto il 18 giugno. Infine, il 18 giugno, l’ennesima proroga: udienza fissata a oggi. Infine, l’ordinanza che dichiara inammissibili le richieste d’arresto. Richieste di custodia cautelare che erano state firmate ad agosto dal pm Troncone, appunto. Il gip, però, le aveva respinte. Ma a settembre il pubblico ministero è tornato all’attacco chiedendo il parere del Riesame. Parere che però è tardato a causa di una serie reiterata di difetti di notifica. Al centro dell’inchiesta c’è la sparizione di decine di milioni di euro dell’azienda che gestiva la raccolta dei rifiuti soldi urbani.
Le domande di custodia appena bocciate riguardavano, tra gli altri, l’ex sindaco di Pomigliano, Antonio Della Ratta, del Pd, l’ex segretario provinciale del Pds, Benito Visca, e un ex assessore del centrosinistra, sempre del comune di Pomigliano, Monica Andrè. Per Benito Visca, Antonio De Falco, detto “Ninì”, ingegnere della Pomigliano Ambiente, e Cosimo Basile, ex componente di staff del Comune, la richiesta di custodia cautelare era relativa agli incarichi da dirigente della Pomigliano Ambiente ricoperti nel periodo compreso tra il 2006 e il 2009. L’ex sindaco Della Ratta è invece sotto accusa in quanto ritenuto responsabile delle scelte nella conduzione aziendale della società .
Monica Andrè, ex esponente della giunta di centrosinistra, che ha governato Pomigliano dal 2000 al 2005, è invece sotto inchiesta come componente del collegio sindacale delegato al controllo delle attività finanziarie della società . La richiesta di arresto coinvolgeva anche altri tre componenti del collegio, nel periodo compreso tra il 2005 e il 2009: Gelsomino Pepicelli, Carmelo Galiano e Saverio Barone. Ma nell’inchiesta figurano indagate ancora sei persone. Si tratta di un altro revisore dei conti, Vincenzo Esposito, di Carlo Vitiello, Claudio Pulicati, Fausto Alberto Edoardo Galmarinio e Roberto Borriello, cioè i cinque funzionari di banca coinvolti nelle operazioni di concessione di crediti “pro soluto”, vale a dire di crediti milionari con rischio d’inadempienza da parte del debitore.

