Dopo l’arresto, in casa del sindaco, di una donna accusata di mafia, le forze dell’ordine territoriali chiedono al prefetto l’adozione di un provvedimento cautelare.
L’arresto di Lucia Esposito, accusata di mafia, usura ed estorsione, nella casa del sindaco, nonché consigliere provinciale dell’Udc, Angelo Antonio Romano, ha dato nuovo impulso all’azione dell’antimafia nel territorio a est di Napoli. Le forze dell’ordine locali hanno chiesto alla prefettura un provvedimento preventivo a carico degli organi amministrativi del comune di Brusciano. Ora il prefetto Francesco Musolino può scegliere una di queste tre opzioni: rimuovere d’imperio il sindaco ( c’è un precedente in provincia di Napoli, risale al 2005 e riguarda l’ex primo cittadino di Melito ), inviare una commissione d’accesso oppure stare a guardare.
La richiesta di un provvedimento preventivo poggia su una serie di fatti. In primis, ovviamente, la convivenza con Lucia Esposito, ex di Francesco Vallefuoco, bruscianese residente a San Marino, ritenuto dalla Dda di Bologna e dai carabinieri del Ros, che hanno messo a segno il clamoroso arresto dell’altra mattina, punto di riferimento dei clan della camorra nel riciclaggio di danaro attraverso l’usura e le estorsioni. Crimini che sarebbero stati commessi in Emilia Romagna, dove aveva sede la Ises, l’agenzia di recupero crediti di cui era socia, appunto, l’avvenente trentaseienne, originaria di Cicciano, finita in manette mentre soggiornava nell’abitazione del politico Udc. Insieme a Lucia Esposito sono state arrestate dai militari del Ros altre 17 persone, tra le quali Luigi Vallefuoco, fratello di Francesco, titolare di un bar ubicato sul corso principale di Brusciano.
Sia Luigi che l’altro fratello, Ciro, non avrebbero mai avuto problemi con la giustizia. Francesco, però, è da anni sotto il tiro dell’antimafia. Tra gli episodi citati dalle forze dell’ordine territoriali c’è quello relativo al giglio della paranza “Uragano”, l’obelisco religioso esibito durante la festa dei gigli di Brusciano, che si celebra ad agosto. La paranza Uragano è finanziata da sempre dalla famiglia Vallefuoco. Ma si parla anche di contributi pubblici. Quest’anno sull’obelisco è stata piazzata una bandiera di San Marino. “Un chiaro omaggio” – secondo gli inquirenti – “a Francesco Vallefuoco”.
Ecco poi gli altri elementi contenuti nella richiesta di provvedimento antimafia. Sono molti. Il sindaco Romano è stato condannato, in primo grado, nel 2011, a quattro anni di reclusione e cinque di interdizione dai pubblici uffici per tentata estorsione, a causa di una presunta richiesta di tangente a un pezzo grosso del cemento locale, Angelo Perrotta. Con Romano è stato condannato a tre anni anche il consigliere comunale di maggioranza Salvatore Papaccio. Poi, un mese fa, è caduta un’altra tegola sul sindaco. La procura di Nola ha chiesto una condanna ( l’accusa è relativa a un’assunzione in municipio, giudicata illegale ) a 2 anni e 2 mesi per l’esponente Udc sostenitore, alle ultime elezioni regionali, dei consiglieri Pdl Fulvio Martusciello e Paola Raia.
Ma negli ambienti politici della zona Romano è anche ritenuto molto vicino al parlamentare pomiglianese Nunzio Testa e all’assessore regionale Pasquale Sommese, orginario di Cimitile. Amicizie influenti, rovesci giudiziari. E tanti voti. Quasi cinquemila ne ha ottenuti Romano per diventare consigliere provinciale. Un consenso enorme per il sindaco di una cittadina di appena 15mila abitanti. Un appoggio popolare che però non gli ha risparmiato le attenzioni dell’antimafia. Nel 2006, al suo primo mandato, Romano e il consiglio comunale sono stati rimossi con un commissariamento scaturito al termine di un lungo lavoro della commissione d’accesso. Poi però il Consiglio di Stato ha annullato il provvedimento.

