Si apre stamane l’appello su una brutta vicenda che due anni fa è culminata con la condanna in primo grado del sindaco Romano, riconosciuto colpevole di aver chiesto una tangente di mezzo milione per il rilascio di una licenza edilizia.
Oggi, al tribunale di Nola, si apre il processo d’appello che vede alla sbarra il sindaco di Brusciano, Angelo Antonio Romano, condannato nel marzo del 2011, in primo grado, a quattro anni di reclusione e all’interdizione di cinque anni dai pubblici uffici.
Il primo cittadino era stato inchiodato da una registrazione nascosta, voluta e organizzata nel 2004 dai magistrati della procura ed eseguita dai carabinieri. Il registratore era stato attaccato addosso ad Angelo Perrotta, un costruttore di Brusciano proprietario di un noto cementificio dislocato nella vicina Pomigliano. L’imprenditore aveva chiesto al Comune di Brusciano una concessione edilizia per la realizzazione di 70 appartamenti ma aveva denunciato alle forze dell’ordine una serie di richieste di danaro in cambio del rilascio della licenza. A quel punto l’obiettivo degli investigatori era di registrare i colloqui tra Perrotta e il sindaco.
Due di queste conversazioni finirono nella cassetta di un apparecchio piazzato sul corpo del costruttore. I dialoghi, uno dei quali consumato ai tavolini di un noto bar di Marigliano, il Mont Blanc, inchiodarono sia il sindaco che il suo fidato consigliere comunale di maggioranza, Salvatore Papaccio, poi condannato a tre anni di reclusione. L’appello di oggi valuterà anche la sua posizione. In base alle registrazioni il primo cittadino chiese a Perrotta una tangente di 500mila euro. Stamane la prima udienza d’appello sarà aperta dalla quinta sezione penale (presidente Eugenio Giacobini). Spazio dunque alla relazione del sostituto procuratore generale e alle conclusioni del pm Valeria Sico, che aveva chiesto l’appello contro la decisione del primo grado di aver comminato cinque anni di interdizione al sindaco.
Il pubblico ministero punta infatti a ottenere per Romano l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. E dopo la fase dell’accusa la parola spetterà agli avvocati della parte civile, cioè di Angelo Perrotta, e a quelli della difesa. Non si sa però se l’udienza di oggi potrà avere uno svolgimento regolare. Dietro l’angolo si nascondono le insidie dei soliti inghippi burocratici. Un semplice difetto di notifica potrebbe infatti determinare il rinvio di questa prima giornata d’appello. Nessuna previsione, quindi, circa la possibile data della sentenza. A Brusciano si voterà a maggio per il rinnovo di sindaco e consiglio comunale. Nel frattempo il sindaco Romano, che appena tre giorni fa ha fatto approvare in un battibaleno il piano regolatore, è finito al centro di un’altra vicenda scottante. A dicembre i carabinieri hanno arrestato la sua convivente, Lucia Esposito.
L’accusa: associazione di stampo mafioso connessa a una lunga serie di reati compiuti per conto di un criminale di Brusciano che “opera” al nord. La donna si trovava in casa del sindaco quando i militari sono venuti a prelevarla per poi trasferirla in carcere. Ma la storia ha fatto scalpore “grazie” a un’altra circostanza. Mentre la donna era ancora reclusa nella prigione femminile di Pozzuoli Romano le ha voluto giurare eterno amore. Modalità e luogo per mettere in scena il simpatico siparietto: una conferenza stampa organizzata proprio in municipio, cioè nel più importante presidio locale dello Stato. “Lucia: ti amo e non ti abbandonerò”, il romantico messaggio del primo cittadino. Parole che hanno fatto il giro d’Italia. Lucia Esposito è stata rilasciata dopo una settimana di carcere. Ora è di nuovo a casa del suo innamoratissimo sindaco.





