Tre metri sotto la collina dei rifiuti di Acerra, utilizzata dall’ecomafia fino a pochi giorni fa, scorre una diramazione del gasdotto Italia-Algeria. La Snam: “Non c’è nessun pericolo”.
Discarica di Acerra: pericoli e rischi. 300mila metri cubi di schifezze che oltre a inquinare sono anche poggiate su un metanodotto, una diramazione del gasdotto Italia-Algeria, e su un acquedotto, l’acquedotto campano. Tonnellate di scorie che premono su altri potenziali pericoli. Ma il tam tam delle autorità preposte precisa: “il rischio di un’esplosione non c’è, nè sussiste il pericolo di una rottura dell’acquedotto”. No agli allarmismi, dunque. Restano però incredibili i fatti che stanno emergendo dal ritrovamento della grande discarica abusiva ubicata tra le contrade Pagliarone e Parmiano, la collina di scorie utilizzata dall’ecomafia fino a qualche ora prima del sequestro operato, l’altro ieri, dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato.
L’inquinamento delle coltivazioni è ritenuto possibile, ma non è ancora accertato. Ci sono poi un paio di “cosette” da chiarire. La prima: una collina di rifiuti lunga duecento metri, larga trenta e alta fino a sei è stata realizzata nel corso degli ultimi anni, fino a pochi giorni fa, su un metanodotto, una diramazione del grande Transmed, il gasdotto che parte dall’Algeria e che serve tutta la nostra penisola. Il tubo del gas è gestito dalla Snam. Attorno alla discarica abusiva spuntano i paletti con alla punta dei triangoli gialli, i cosiddetti cinesini, che indicano la presenza del metano che scorre sottoterra . La diramazione del Transmed fornisce la zona industriale di Acerra. Quasi inghiottita dalla montagna di rifiuti c’è anche una piccola cabina del metanodotto.
“Com’è possibile che la Snam non abbia visto niente?”, si chiedono però gli ecologisti della zona, i volontari delle Guardie Ambientali che hanno allertato la Forestale. Dalla stazione di Acerra dell’azienda del gas spunta un laconico “no comment”. Poi però, a stretto giro di posta, replica, da Milano, un portavoce dell’impresa nazionale energetica. “Ogni mese i nostri tecnici – spiega – effettuano controlli su tutte le postazioni. Noi avevamo segnalato ai proprietari del terreno di ripristinare lo stato dei luoghi. E per quanto riguarda gli allarmismi relativi a possibili esplosioni – chiarisce il portavoce – si tratta di voci del tutto infondate: il personale ci ha assicurato che non c’è nessun pericolo perchè il metanodotto si trova a una profondità di tre metri dalla superficie e quindi è a distanza di sicurezza”.
Per la Snam nessun pericolo. Impossibile invece, almeno per il momento, chiedere all’Arin cosa possa accadere all’acquedotto, che pure si trova sotto l’ammasso d’immondizie. Nel frattempo la procura di Nola si sta occupando del problema. Ieri sul posto non si sono visti i tecnici dell’Arpac. Gli ambientalisti stanno chiedendo con insistenza la caratterizzazione delle sostanze che sono state sversate tra campi di loti, di ortaggi e i pioppeti di una strada interpoderale senza nome, una traversa non asfaltata di via San Gioacchino, arteria che porta dalle case delle cooperative del rione popolare Madonnelle fino all’incrocio con l’ingresso dell’inceneritore.
Una campagna bellissima ma sfregiata da una trasformazione senza regole, incontrollata. In base alle indagini è composta da vari strati questa che è la più grande discarica abusiva, ancora utilizzata, rinvenuta nel Napoletano, proprio in piena campagna di sensibilizzazione sulla Terra dei Fuochi. Strati compressi dalle ruspe, che hanno trattato le sostanze scaricate dal continuo andirivieni dei camion. Eppure nessuno ha visto. “Se avessimo denunciato ci avrebbero sparato”, la paura dei contadini della zona. “Necessario l’invio dell’esercito”, chiede Michela Rostan, deputata del Pd. E Francesco Emilio Borrelli, Ecorottamatori Verdi, accusa: “Ci sono complicità dello Stato e delle forze dell’ordine”.



