La mattina studentesse e il pomeriggio baby-squillo. Le motivazioni che spingono le adolescenti a mercificare e a svendere il proprio corpo.
Sono settimane che non si parla d’altro se non della "vicenda dei Parioli" che vede coinvolte due ragazzine, l’una di 15, l’altra di 16 anni, costrette a prostituirsi il pomeriggio, dopo la scuola. La storia ha fatto rabbrividire tutti per i particolari agghiaccianti che i media con puntualità e minuzia ci hanno reso quotidianamente.
La cosa sconcertante in questa vicenda è che la madre di una delle due ragazzine era a conoscenza della situazione ed era lei stessa a spronarla a prostituirsi per guadagnare soldi. Inusuale ascoltare le conversazioni telefoniche tra le due. Sembrava assistere ad uno scambio di ruoli: la figlia ansiosa di andare impreparata a scuola il giorno successivo a causa degli "impegni pomeridiani" e la madre che manifestava alla figlia la sua preoccupazione non per le ore in meno dedicate allo studio ma per quelle sottratte al "lavoro".
Le variabili psicologiche implicate nella questione sono svariate e bisogna porsi nell’ ottica duplice di chi si prostituisce e di chi si rivolge a loro cioè i "clienti”. Nell’esplorare le motivazioni profonde che inducono uomini di mezza età e in alcuni casi anche anziani a rivolgersi alle baby-prostitute possono essere chiamate in causa molteplici spiegazioni: ad esempio perché essere il cliente di una donna molto più giovane, minorenne, conferisce al cliente un maggior senso di potere e di controllo sino ad arrivare a vere e proprie perversioni nelle quali entrano in gioco tutta una serie di fattori di ordine individuale e legati alla propria storia personale, in virtù dei quali l’età diventa la conditio sine qua non per raggiungere il piacere sessuale.
Dal punto di vista delle baby-prostitute vendere il proprio corpo è il mezzo più remunerativo e meno faticoso attraverso il quale potersi permettere una ricarica, una borsa firmata, l’ultimissimo modello di scarpe. Queste sono le motivazioni più frequenti che le adolescenti adducono nel tentativo di giustificare i loro comportamenti. Insomma per loro il motto è "il fine giustifica i mezzi!". Ma è davvero così semplice la questione? Ebbene no. Sarebbe fin troppo semplicistico e superficiale ragionare in questi termini. È chiaro che dietro la mercificazione del proprio corpo si nascondono tutt’altre ragioni ancor più complesse e articolate quando, come nella vicenda dei Parioli, sono implicate ragazzine poco più che quindicenni.
Bisogna prendere in considerazione in primis l’età di queste ragazze. Abbiamo a che fare con adolescenti e l’adolescenza, si sa, è già di per se una fase delicata del ciclo vitale. Ci troviamo di fronte ragazzine che devono venire a patti con un corpo che cambia, che devono cercare di definire la propria identità , rispondere a importanti domande esistenziali ed è proprio in questo momento che in parte per carenze individuali, in parte per l’influenza del gruppo dei pari si lasciano trascinare in vicende piuttosto pericolose. Anche il sistema familiare, la relazione con entrambi i genitori e la qualità della comunicazione all’interno del contesto familiare è di fondamentale importanza. Come si intuisce le ragioni che spingono ragazzine di ogni età e di ogni fascia sociale a comportamenti del genere non sono ravvisabili in un’unica causa ma chiamano in campo una molteplicità di fattori.
Non è corretto quindi affermare che la colpa è della scuola, piuttosto che della famiglia né tantomeno è giusto condannare a priori queste ragazzine. Questo non vuol dire giustificarle ma comprendere le ragioni della sofferenza che con difficoltà cercano di celare o di esprimere in modi moralmente criticabili. Come intervenire? Ascoltare e osservare con sguardo attento i propri figli in quanto genitori, confidare sulle istituzioni del territorio per la prevenzione, l’individuazione e il recupero delle situazioni a rischio.
(Fonte foto: Rete Internet)






