Diventa sempre più difficile gestire l’urbanizzazione di animali selvatici, spesso appartenenti a specie protette, ma potenzialmente pericolosi.
Qualche anno fa, Richard Bach scriveva del Gabbiano Jonathan Livingston: « … riesce ad intravedere una nuova via da poter seguire, una via che allontana dalla banalità e dal vuoto del suo precedente stile di vita, e comprende che, oltre che del cibo, un gabbiano vive della luce e del calore del sole, vive del soffio del vento, delle onde spumeggianti del mare e della freschezza dell’aria». Basta solo sostituire le rocce in prossimità del mare con i tetti dei palazzi, il calore del sole col tepore dell’ambiente cittadino, aver a disposizione più ore di luce con l’illuminazione artificiale, e il gioco è fatto. E il gabbiano, protetto dalla legge 157/92, si appropria sempre più dell’habitat urbano, senza alcun afflato romantico.
Già da tempo non era insolito vedere gabbiani vicino ai rifiuti: questi uccelli sono rapaci, ed in natura hanno il ruolo di “spazzini” del mare; in realtà, sono onnivori: mangiano tutto ciò che è commestibile.
Animali intelligenti, riescono ad integrarsi perfettamente nel contesto urbano, osservano i comportamenti umani ed imparano dove procacciarsi il cibo. Nel momento in cui, grazie a Dio, sono diminuiti i cumuli di rifiuti, in città quest’uccello rapace ha preso a cibarsi prevalentemente di ratti, a predare i nidi degli altri uccelli e, in particolare, sta prendendo il sopravvento sulla numerosa popolazione di piccioni. Ad ogni covata, vista l’abbondanza di cibo, i pullus sono sempre di più. Tra le conseguenze dell’aumento dei gabbiani urbanizzati c’è la loro maggiore aggressività: è un animale che difende il suo nido, e, se crede sia minacciato, diventa aggressivo. Se gli ornitologi rassicurano, rimane il fatto che diventano sempre più, sono sempre più a stretto contatto con l’uomo, anche in città come Roma, che vicinissima al mare non è.
I gabbiani appartengono alla fauna selvatica e non possono essere abbattuti. La legge 157/92 consente solo la prevenzione. Allora, ovemai ci si accorgesse in tempo che un gabbiano sta costruendo il proprio nido sul tetto, bisogna impedirgli di costruirlo. Assolutamente, però, l’accumulo di materiale portato dall’uccello deve essere eliminato prima che deponga le uova, altrimenti si scatena la sua aggressività. Aggressività non da poco, visto che il gabbiano reale, la specie che popola le nostre città, ha una lunghezza di 52-58 cm, un peso che va agli 800 ai 1300 g, un’apertura alare di 120-140 cm, becco adunco e molto tagliente. Un uccello di tutto rispetto, con corporatura massiccia, dunque.
La legge 157/92 permette anche la sterilizzazione: le Amministrazioni comunali devono, però, richiedere una moratoria all’Istituto Fauna Selvatica.
Il Comune, trattandosi di specie protetta, può fare poco, praticamente solo indicare norme comportamentali per i cittadini, come l’evitare di cibarli, o far installare “dissuasori d’appoggio” meccanici o ad ultrasuoni, disporre reti antintrusione per impedire la nidificazione.
Il gabbiano, come già detto, è intelligente e si assuefa facilmente o trova altri luoghi. La legge, dal suo canto, tutela gli animali, più che le persone. Gli episodi di attacchi si ripetono; gli animalisti dicono che sono fatti non documentati.
Purtroppo, non sempre gli animali sono piacevoli da incontrare. I gabbiani, simbolo di grande fascinazione, di spirito di libertà, di spazi immensi, trasvolatori fantastici, quando sono in città imbrattano tetti, edifici, monumenti; disturbano e sono rumorosi anche di notte. E, che gli animalisti lo prendano in considerazione o meno, sono predatori, quindi pericolosi: un gabbiano può andar bene, una colonia crea seri problemi.
Intanto, è consigliato l’uso di un caschetto di protezione.
(Fonte foto: Rete Internet)






