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Alessandro Colletti è il vincitore del Premio Amato Lamberti

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Un evento da non perdere, in cui verrà tenuta viva la voglia di produrre fatti e non retoriche. Una volontà ereditata dal Sociologo Lamberti che ancora agisce attraverso l’impegno dei giovani.

Si chiama Alessandro Colletti, classe ’77, il giovane dottore che ha vinto il primo Premio Amato Lamberti con una tesi dal titolo “Il Sistema di welfare in territori di mafia: egemonia e legittimazione nell’area casertana” (Università degli Studi di Roma Tre Scuola dottorale in pedagogia e servizio sociale Dottorato in servizio sociale).

Secondo la Commissione Scientifica è sua la miglior tesi meritevole di vincere l’autorevole premio. Il tema di quest’anno è “Le Mafie, tra territori ed economie globali” e sono state vari i lavori inviati da diverse città: Roma, Parigi, Trieste, Bergamo e anche da Napoli, ovviamente. Ci siamo domandati chi è dunque il Dott. Colletti, provando prima di tutto a chiedergli che tipo di emozione gli ha suscitato la notizia della vittoria: “Vedere il mio nome così protagonista mi lusinga e mi imbarazza allo stesso tempo in maniera enorme”. Il Premio Amato Lamberti è stato progettato con uno scopo ambizioso: generare opportunità mettendo in risalto l’impegno e la partecipazione dei giovani, esattamente come avrebbe desiderato il compianto Sociologo.

Colletti ha proseguito spiegando: “Ero davvero convinto che fosse uno scherzo architettato da uno dei miei amici. Ma poi ho subito realizzato che non avevo detto quasi a nessuno di aver partecipato al premio”. E’ il profilo di un ragazzo umile quello che si evince da questa prima intervista, un giovane che rispecchia in pieno le finalità per cui è stato strutturato questo evento. Alessandro Colletti rappresenta tanti ragazzi che quotidianamente si impegnano, studiano e lavorano con la sola volontà di mostrare che questa terra necessita della giusta attenzione e che l’osservazione scientifica dei fenomeni può e deve contribuire alla realizzazione di analisi innovative volte alla crescita della collettività.

“Sono onorato di ricevere questo importante riconoscimento. Amato Lamberti è stato uno dei primi autori che hanno influenzato e, in un certo senso, indirizzato i miei interessi: la sua passione civile e politica, unita alla sua attività di studioso, rappresentano per me, da anni, un esempio positivo di vita. Ringrazio la commissione scientifica che ha valutato positivamente il mio lavoro di ricerca che è stato, in alcuni momenti e per certi versi, davvero faticoso. Al di là del premio, spero solo di aver dato un piccolissimo contributo al settore di studi sociali impegnato sul fenomeno mafie: ambito di ricerca necessario a comprendere e contrastare le dinamiche di potere e di diffusione”.

A chi vorrebbe dedicare questo premio? “Dedico questo riconoscimento a tutte le persone che ogni giorno, attraverso un tenace e silenzioso lavoro, lottano in prima linea contro i soprusi, il dominio, l’arroganza, la prevaricazione mafiosa nei territori in cui questa ancora resiste”. Abbiamo provato a conoscere meglio Alessandro Colletti chiedendogli in che modo descriverebbe se stesso: “Mi piace conoscere tante persone e parlare con tutti di tutto e, per questo a volte risulto presuntuoso o, peggio, finisco per trascurare le persone a cui sono più legato. Soffro di scarsa concentrazione dovuta a una eccessiva diffusione di idee: a volte passo da un’attività all’altra o da un pensiero all’altro con troppa facilità. Prendo troppi impegni, tutti insieme… Non so mantenere i segreti e finisco per fare delle enormi figuracce”.

“Non ricordo i compleanni di nessuno, spesso neanche il mio e delle persone più care. Difficilmente ricordo i nomi delle nuove persone che conosco: ma, per fortuna, non dimentico mai un viso. Parlo con un tono di voce troppo basso e con una cadenza campana (che però mi piace tanto). Mi convinco troppo facilmente che nell’arco di una giornata posso riuscire a fare una miriade di cose!”.

Qual è stato il suo percorso di vita?
“Appena diplomato, a diciannove anni, ho deciso di "fuggire" dal casertano per una serie di motivi che lei può immaginare… tra i tanti, ne cito uno: con altri/e ragazzi/e della mia terra e della mia età, volevamo occuparci di rifiuti, studiando e progettando. Dopo un faticoso anno, arrivammo ad elaborare un progetto, poi vagliato (a nostre spese) dall’ENEA. Pensi, nel 1997 avevamo già proposto un valido commercio di materiale riciclabile da rifiuto, incentivando la raccolta differenziata nell’alto casertano. In cinque anni avremmo praticamente azzerato la spesa per la gestione dei rifiuti dei comuni che avrebbero aderito all’iniziativa.

Ovviamente non avevamo fatto i conti con la politica e le camorre. Così, fino ai ventiquattro anni ho continuato a lavorare come cuoco (non mi piace la parole chef: contiene troppa "spocchia") soprattutto per scappare dal casertano. La scomparsa prematura di mio fratello (il mio alter ego) ha però cambiato radicalmente la mia vita. A venticinque anni ho deciso di riprendere gli studi, senza però lasciare il mio settore di lavoro. Ho così iniziato ad insegnare nella scuola pubblica quello che so fare meglio: cucinare. E contemporaneamente ho ri-preso anche a studiare nel settore del mio alter. Un progetto di dieci anni, finito adesso.

Il mio scopo principe è stato il tentativo di unire il mio settore professionale con l’ambito di studi sociali. Il mio sogno/progetto per il prossimo futuro è quello di fondare un ristorante che sia anche un centro di alta formazione per persone svantaggiate in un bene confiscato al crimine organizzato. Ovviamente parte fondante del mio sogno è tornare alla mia terra, il casertano, per viverci. In questo senso ho iniziato l’anno scorso un corso di formazione alla cucina come volontario dell’associazione di volontariato Jerry Essan Masslo (conobbi Renato Natale durante la mia ricerca, e me ne sono innamorato!) per donne immigrate”.

Non ci resta che conoscere di persona il vincitore del premio, vivendo questa giornata di confronto, in cui al centro dell’attenzione ci sarà il ruolo dei giovani in una comunità che intende contrastare con rigore e impegno quell’incessante processo di deterioramento prodotto dalla cultura mafiosa nei confronti della società civile. Tanti gli ospiti previsti, insieme con il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti, Presidente della Commissione Scientifica, composta dall’assessore alla Cultura del Comune di Napoli Nino Daniele, lo storico della camorra Isaia Sales, i docenti della Federico II Enrica Amaturo, Gabriella Gribaudi, Franco Barbagallo, Giuseppe Acocella, Luciano Brancaccio, e il giornalista d’inchiesta Arnaldo Capezzuto.

Il Premio Amato Lamberti è un invito alla riflessione, è un inno all’entusiasmo e alla voglia di partecipazione; non è il ricordo nostalgico del Sociologo Lamberti, è piuttosto la volontà di mettere in pratica di suo messaggio superando le retoriche e provando a incentivare idee fattive. Un pensiero di impegno concreto e crescita diffuso dalla voce dei ragazzi che hanno partecipato inviando i loro lavori e che lunedì 30 giugno a Napoli, presso la sala giunta di Palazzo San Giacomo, ore 11.00, si riuniranno per tenere viva una sola idea: mai arrendersi alla sudditanza nei confronti di una cultura corrotta e priva di etica della responsabilità.

OSSERVATORIO SOCIALE

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